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ATTUALITÀ POLITICA | 09 settembre 2026, 09:32

AVS si costituisce in appello contro Testolin: «La questione è il rispetto della legge»

Gli avvocati dei consiglieri regionali di Alleanza Verdi e Sinistra hanno depositato alla Corte d’Appello di Torino l’atto di costituzione contro l’impugnazione presentata dal presidente della Regione Renzo Testolin. L’udienza è fissata per 13 ottobre 2026. Al centro della controversia resta l’applicazione della norma che vieta di far parte della Giunta regionale per quattro legislature consecutive

Chiara Minelli, Eugenio Torrione (ds) e Andrea Campotaro (sn)

Chiara Minelli, Eugenio Torrione (ds) e Andrea Campotaro (sn)

La partita giudiziaria sulla permanenza di Renzo Testolin alla presidenza della Regione Valle d’Aosta entra nella sua seconda fase. Lunedì 7 settembre 2026, gli avvocati dei consiglieri regionali di Alleanza Verdi e Sinistra hanno depositato presso la Corte d’Appello di Torino l’atto di costituzione in giudizio contro l’impugnazione presentata dallo stesso presidente della Regione. Il ricorso in appello era stato notificato l’8 maggio 2026, dopo la sentenza con cui il Tribunale di Aosta, il 2 maggio 2026, aveva dichiarato l’ineleggibilità di Testolin e disposto la sua decadenza dalla carica. La nuova udienza è stata fissata per il 13 ottobre 2026.

Al centro della vicenda c’è l’interpretazione dell’articolo 3, comma 3, della legge regionale n. 21/2007, una disposizione entrata in vigore ormai da quasi vent’anni e pensata, secondo AVS, per evitare una concentrazione eccessiva e prolungata del potere all’interno dell’esecutivo regionale. La norma stabilisce che non sia in ogni caso consentito far parte della Giunta regionale per quattro legislature consecutive. È proprio sull’applicazione di questo limite che si è aperto lo scontro istituzionale e giudiziario.

Testolin era stato eletto presidente della Giunta regionale il 6 novembre 2025. Secondo AVS, quella nomina sarebbe avvenuta in contrasto con la disposizione regionale sul limite dei mandati consecutivi. Il partito sottolinea inoltre che, prima della nuova nomina, erano stati espressi pareri negativi scritti dalle tre dirigenti della Presidenza del Consiglio regionale, elemento che, nella ricostruzione di Alleanza Verdi e Sinistra, avrebbe dovuto indurre la maggioranza a una diversa valutazione. Nonostante ciò, nel novembre 2025 Testolin era stato nuovamente nominato alla guida dell'esecutivo.

Da qui era partito il ricorso promosso da AVS davanti al Tribunale di Aosta, conclusosi con la sentenza del 2 maggio 2026. Per i promotori dell'azione giudiziaria, quella decisione ha confermato un principio preciso: il divieto del quarto mandato consecutivo nella Giunta deve essere applicato anche al presidente della Regione e non soltanto agli altri componenti dell'esecutivo. Una lettura che AVS considera coerente con una norma che, proprio attraverso la limitazione della permanenza nel governo regionale, mira a tutelare l'alternanza e a contenere la personalizzazione del potere politico.

La difesa di Testolin ha scelto però di impugnare la sentenza, riproponendo anche alcune eccezioni preliminari che erano già state esaminate e respinte in primo grado. Secondo AVS, nell'atto di appello vengono inoltre sostenute interpretazioni della normativa regionale che il movimento definisce «creative», perché finalizzate a evitare l'applicazione della disposizione sul limite dei mandati.

La risposta di Alleanza Verdi e Sinistra è ora affidata a un atto di costituzione di 50 pagine, nel quale gli avvocati dei consiglieri regionali sviluppano le proprie argomentazioni contro l'impugnazione. Il giudizio di AVS sull'appello è netto: viene definito «infondato e pretestuoso». Sarà naturalmente la Corte d’Appello di Torino a stabilire se le argomentazioni delle parti siano fondate e quale interpretazione debba essere data alla norma regionale.

Ma la vicenda, per AVS, non è soltanto una controversia di natura giuridica. Nel comunicato diffuso ad Aosta il 9 settembre 2026, il movimento sposta il piano della discussione sul terreno politico e istituzionale, contestando non solo la posizione assunta dalla maggioranza a sostegno di Testolin, ma anche il comportamento delle forze di opposizione. «Riteniamo sconcertante il tentativo, da parte della massima autorità regionale, di aggirare e violare una legge approvata dal Consiglio», afferma AVS, che considera altrettanto significativo il sostegno della maggioranza al presidente e quello che definisce «inerte silenzio dei gruppi di opposizione in Consiglio regionale».

È un passaggio che allarga inevitabilmente la questione oltre la figura di Testolin. In gioco c'è infatti il rapporto tra maggioranza politica, minoranze consiliari e regole che disciplinano l'accesso e la permanenza nelle istituzioni. Se una norma approvata dal Consiglio regionale può essere interpretata in maniera diversa a seconda delle convenienze politiche del momento, osserva in sostanza AVS, il problema non riguarda più soltanto la legittimità di una singola nomina, ma la credibilità complessiva del sistema istituzionale.

C'è poi un secondo elemento, questa volta di natura economica e politica, sollevato da Alleanza Verdi e Sinistra: i costi sostenuti per portare la questione davanti alla magistratura. Il movimento rivendica di essersi fatto carico degli «oneri, non indifferenti, di un'azione legale» per ottenere l'applicazione di una legge regionale, lamentando che le altre forze politiche, comprese quelle di opposizione, abbiano scelto di non partecipare alle iniziative giudiziarie e di non condividere i relativi costi.

AVS collega infine il caso Testolin a una riflessione più generale sulla qualità della politica valdostana. Nella lettura del movimento, il limite ai mandati non rappresenta soltanto una questione tecnica o procedurale, ma uno strumento per evitare una eccessiva concentrazione del potere e favorire il ricambio istituzionale. Da questo punto di vista, il contenzioso assume un significato che va oltre la singola legislatura e investe il modo stesso in cui l'autonomia regionale viene esercitata.

La Corte d’Appello di Torino sarà quindi chiamata a pronunciarsi su una controversia che mette insieme diritto, politica e funzionamento delle istituzioni valdostane. L'udienza del 13 ottobre 2026 rappresenterà il prossimo passaggio di una vicenda destinata comunque a lasciare una traccia nel dibattito regionale. «È bene che tutti i dati di questa incresciosa vicenda siano noti», sostiene AVS, indicando nella vicenda la necessità di una «svolta nella politica valdostana», a partire proprio dal «rispetto della legalità».

Al di là dell'esito del giudizio, la questione pone dunque una domanda più ampia sul significato dell'autonomia: quanto più ampi sono i poteri attribuiti a un'istituzione autonoma, tanto più forte dovrebbe essere il vincolo al rispetto delle regole che quella stessa istituzione si è data. Ed è su questo terreno che la vicenda Testolin potrebbe trasformarsi da semplice contenzioso sulla composizione della Giunta in un passaggio significativo della discussione sul futuro della politica valdostana, sulla necessità dell'alternanza e sull'equilibrio tra stabilità del governo e ricambio democratico.

j-p. sa.

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