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ATTUALITÀ POLITICA | 28 agosto 2026, 14:46

Aosta, centro città senza più freni: dopo anni di denunce la sicurezza non può essere ancora minimizzata

Vetrina del Caffè Deorsola distrutta, sangue sull’asfalto, una rissa scoppiata dopo le 4.30 sotto i portici del Palazzo regionale e una nuova denuncia politica di Forza Italia: il capoluogo torna a interrogarsi sul degrado e sulla sicurezza nelle ore notturne. Il centro di Aosta non può diventare una zona franca dove vandalismi, schiamazzi, comportamenti pericolosi e violenza vengono considerati quasi inevitabili

Paolo Laurencet e REnato Favre

Paolo Laurencet e REnato Favre

Non è soltanto una vetrina infranta. È l'immagine di una città che, soprattutto nelle ore notturne, sembra faticare sempre di più a garantire ordine, tranquillità e rispetto delle regole. La notte scorsa, nel pieno centro di Aosta, una rissa ha lasciato dietro di sé una vetrina distrutta, tracce di sangue e una nuova coda di interrogativi sulla sicurezza di una zona che da tempo è al centro delle segnalazioni di residenti e commercianti.

I fatti sono avvenuti dopo le 4.30 di oggi, davanti al palazzo della Regione. Le telecamere di sicurezza hanno ripreso la sequenza dell'accaduto: durante la colluttazione sarebbe stata utilizzata una sedia prelevata dagli spazi esterni del Caffè Deorsola, la cui vetrina è stata infranta. Sul pavimento esterno sono rimaste anche tracce di sangue. Le indagini sono affidate ai Carabinieri, chiamati a ricostruire l'esatta dinamica e le responsabilità.

Ma il dato che rende l'episodio particolarmente preoccupante è il contesto. Non si tratta infatti, secondo quanto viene denunciato dagli stessi operatori della zona, di un fatto completamente scollegato da una situazione che si trascina da tempo. Il titolare del locale, Maurizio Tagliaferro, fotografa così il clima vissuto nella zona: «Ormai siamo quasi abituati a una situazione di caos che da un po' di tempo regna in questa zona». Una frase che, più della vetrina infranta, restituisce la sensazione di una progressiva assuefazione al degrado.

Ed è proprio contro questa assuefazione che torna a puntare il dito Forza Italia Valle d'Aosta, con una presa di posizione che chiede di smettere di minimizzare. La Segreteria regionale del partito sostiene che quanto accaduto non possa essere archiviato come l'ennesimo episodio isolato né ricondotto alla sola «percezione» dei cittadini.

La sequenza denunciata è pesante: auto lanciate a velocità elevata in via Festaz, schiamazzi e urla durante la notte, interventi delle Forze dell'Ordine e infine una rissa sotto i portici del Palazzo regionale, con arredi utilizzati durante lo scontro e la vetrina del Caffè Deorsola sfondata. Sono fatti che, al di là delle valutazioni politiche, hanno conseguenze concrete per chi vive e lavora nel centro cittadino.

Forza Italia ricorda di avere sollevato il problema già nella precedente legislatura comunale attraverso gli interventi dei consiglieri Renato Favre e Paolo Laurencet, chiedendo maggiore controllo del territorio, attenzione al degrado urbano, videosorveglianza e una presenza più incisiva a tutela della cittadinanza. La contestazione politica è quindi precisa: secondo il partito, le segnalazioni si sono susseguite nel tempo senza produrre una risposta adeguata.

Ed è qui che la questione della sicurezza diventa inevitabilmente anche una questione politica. Perché se in una determinata area del capoluogo si ripetono episodi di vandalismo, schiamazzi, guida pericolosa e violenza, il problema non riguarda soltanto chi materialmente commette questi atti. Riguarda anche la capacità delle istituzioni di prevenire, controllare e intervenire. Comune, Regione e autorità di pubblica sicurezza hanno competenze differenti, ma il cittadino non vive la pubblica amministrazione per compartimenti stagni: pretende che le istituzioni collaborino e che il territorio sia presidiato.

Aosta, soprattutto nelle ore notturne, non può trasformarsi in una zona franca per maleducazione, vandalismo e violenza. Non perché ogni episodio debba essere gonfiato o utilizzato per alimentare paure ingiustificate, ma per il motivo opposto: proprio perché una città ordinata e vivibile deve avere la capacità di distinguere la normalità dall'emergenza e di intervenire prima che l'eccezione diventi abitudine.

Il rischio più grave, infatti, è proprio quello dell'assuefazione. Quando un commerciante arriva a dire che ci si è «quasi abituati» al caos, significa che qualcosa si è incrinato nel rapporto tra cittadini, territorio e istituzioni. Una vetrina può essere riparata. Un arredo può essere sostituito. Il vetro può essere raccolto. Molto più difficile è ricostruire la percezione di una città nella quale le regole valgono sempre e per tutti.

Forza Italia esprime solidarietà al titolare e ai lavoratori del Caffè Deorsola, ai residenti e a tutti coloro che devono convivere con situazioni di questo genere. E, nello stesso tempo, riconosce il lavoro delle Forze dell'Ordine, che anche in questa occasione sono chiamate a intervenire e a ricostruire quanto accaduto. Ma proprio il ringraziamento agli operatori di sicurezza rende ancora più evidente una questione: la politica deve creare le condizioni perché il loro lavoro sia efficace, garantendo strumenti, coordinamento e un adeguato controllo del territorio.

Le richieste avanzate dal partito sono altrettanto nette: più controlli nelle ore serali e notturne, videosorveglianza realmente utilizzata in modo efficace, presidi mirati nelle aree più problematiche, maggiore coordinamento tra Comune, Regione e autorità di pubblica sicurezza, oltre a una linea rigorosa nei confronti di vandalismi e comportamenti violenti.

E Forza Italia sceglie anche di alzare ulteriormente il livello dello scontro politico, sostenendo che la maggioranza che governa Aosta dovrebbe «pensare meno ai Pride e alle battaglie ideologiche e dedicare più tempo, risorse ed energie alla sicurezza». È una posizione volutamente provocatoria, destinata a far discutere, ma il punto politico sottostante è chiaro: secondo il partito, le priorità dell'amministrazione cittadina devono essere rimesse in ordine e la sicurezza deve tornare in cima all'agenda.

La questione, però, non dovrebbe essere ridotta alla contrapposizione tra destra e sinistra. La sicurezza non è una bandiera ideologica. È una condizione essenziale della libertà quotidiana: poter chiudere un bar senza paura, dormire senza essere svegliati dalle urla, attraversare il centro di notte, non trovare al mattino vetri rotti davanti alla propria attività.

Per questo la politica farebbe bene ad ascoltare il segnale che arriva dal centro di Aosta senza rifugiarsi né nell'allarmismo né nella minimizzazione. Dopo anni di segnalazioni, se le stesse zone continuano a essere teatro di episodi problematici, non bastano più le rassicurazioni. Servono controlli, prevenzione, presenza e soprattutto una responsabilità politica riconoscibile.

La vetrina del Caffè Deorsola è stata distrutta in pochi minuti. La fiducia dei cittadini nelle istituzioni, invece, si consuma molto più lentamente. Ed è proprio questo il punto sul quale Aosta dovrebbe interrogarsi: una città autonoma, capoluogo regionale e cuore amministrativo della Valle d'Aosta, non può accettare che il degrado notturno diventi una consuetudine. La sicurezza non significa militarizzare la città: significa far rispettare le regole prima che la normalità venga sostituita dall'abitudine al caos.

pi.mi.

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