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ATTUALITÀ POLITICA | 16 agosto 2026, 12:00

Il patriarcato tornerà anche sulle nostre montagne?

Ieri, dopo una grigliata in compagnia, tra chi smaltiva l'abbiocco sul divano e chi, spaparanzato in poltrona, ho fatto quello che facciamo tutti e che nessuno ammette volentieri: ho tirato fuori il telefono e mi sono messo a scorrere Facebook

Il patriarcato tornerà anche sulle nostre montagne?

Male, lo so. Ma eravamo tutti lì, tranquilli, e lo sguardo mi è caduto su alcuni post di un certo generale. E soprattutto sui commenti sotto quei post.

Perché è lì, nei commenti, che si vede davvero come la pensa la gente. E quello che ho letto mi ha fatto passare l'abbiocco di colpo.

C'era chi invocava la remigrazione come fosse una ricetta di cucina. Chi trattava gay e lesbiche come un'anomalia da tollerare al massimo, mai da riconoscere come normalità.

Chi ce l'aveva con "i negri" senza nemmeno sapere bene il perché, chi detestava gli immigrati per partito preso. E poi, in mezzo a questi personaggi che definirei fantozziani, se non fosse una cosa seria, uno che scriveva, serio, che la donna è nata per servire l'uomo, che deve stare a casa ad accudire i figli, che deve eseguire gli ordini del marito.

Il Medioevo, in pieno 2026.

E il generale in questione, va detto, non è che aiuti a smontare quel clima.

Nel programma del suo partito, Futuro Nazionale, presentato l'11 agosto, si parla apertamente di un "patriarcato mediterraneo" da proteggere: l'idea di uomini capaci di dominare le proprie emozioni per poi "proteggere" le donne.

Peccato che proteggere, in italiano, sia un verbo che di solito si usa per le cose: si protegge un raccolto, una casa, un patrimonio. Applicato a una persona, diventa un altro modo per dire "possiedo".

Lo stesso programma, tra l'altro, mette in discussione l'esistenza stessa del termine femminicidio, sostenendo che non andrebbe distinto dagli altri omicidi.

Non è la prima uscita del genere. Nel suo libro più discusso, l'autore se la prendeva con il movimento femminista, accusandolo di volersi opporre alla figura della donna come madre, e parlava genericamente di un "lavaggio del cervello" che spingerebbe a cancellare ogni differenza tra uomo e donna.

In un'intervista successiva è arrivato persino a sostenere che le donne vittime del patriarcato lo sarebbero per colpa degli uomini deboli, capovolgendo la responsabilità con una logica tutta sua.

Se questo è il maschio del 2026, non invidio le donne.

Ma soprattutto mi fanno pena certi uomini, quelli che hanno bisogno di sentirsi "capi" per sentirsi qualcosa. Quelli che scambiano il comando per la virilità e l'obbedienza altrui per amore.

Io, dal canto mio, ieri sera ho chiuso Facebook con un certo sollievo. Sono sceso, ho versato un amaretto a mia moglie e gliel'ho portato fuori, in terrazza.

Perché la vita tra un uomo e una donna, almeno per come la vivo io, è questo: stare alla pari, essere utili l'uno all'altra, senza gerarchie da difendere.

Aiuto mia moglie e me ne vanto, altro che padrone di casa.

E allora la domanda del titolo, in fondo, ha già la sua risposta. Il patriarcato può anche provarci, a tornare sulle nostre montagne. Ma se lo fa, sappia che qui, tra grigliate e amaretti versati con affetto, troverà meno terreno fertile di quanto pensi.

Alle donne valdostane, e a chi le rispetta davvero, auguro di non incontrare mai sulla propria strada un piccolo Vannacci di paese convinto di essere il padre eterno che salva la Valle.

Vittore Lume-Rezoli

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