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Zona Franca | 29 giugno 2026, 16:00

L'OPINIONE DI UN LETTORE INCAROGNITO DALLE CODE

Viabilità in crisi: non bastano le polemiche, serve finalmente una regia

ph. repertorio

ph. repertorio

Anche questo fine settimana ha riproposto un copione ormai fin troppo conosciuto. Chilometri di code al rientro, traffico paralizzato lungo la strada statale e pesanti rallentamenti in autostrada, dove i lavori per un cambio di carreggiata hanno ulteriormente ridotto la capacità della rete.

Non siamo di fronte a un episodio eccezionale. È il sintomo di una fragilità ormai strutturale del sistema della mobilità valdostana.

La Valle d’Aosta vive di turismo, di pendolarismo e di collegamenti internazionali, ma continua ad affrontare i picchi di traffico senza una strategia condivisa. Il rischio è evidente: un territorio difficile da raggiungere diventa meno competitivo, e le ore trascorse in coda si trasformano in un danno d’immagine con ricadute economiche.

Non basta registrare i disagi o scaricare le responsabilità. Serve cambiare metodo, partendo da una pianificazione che preceda l’emergenza e da un coordinamento stabile tra i soggetti coinvolti. I tavoli tra Regione, concessionaria autostradale, ANAS e Protezione civile esistono, ma devono essere attivati con continuità e soprattutto prima dei momenti critici.

Ogni manifestazione, cantiere o previsione di forte afflusso turistico dovrebbe essere analizzata preventivamente attraverso un confronto tecnico condiviso. In questo quadro è fondamentale recuperare un rapporto istituzionale costruttivo con la SAV, superando contrapposizioni e dichiarazioni pubbliche che non producono soluzioni.

Autostrada e strada statale devono essere considerate come un unico sistema: quando una si blocca, l’altra entra inevitabilmente in crisi.

La politica regionale deve assumere pienamente il proprio ruolo, promuovendo incontri periodici e garantendo la condivisione di dati e programmazione tra tutti gli attori.

La Valle d’Aosta sta affrontando una fase infrastrutturale complessa, tra cantieri, criticità sulla rete e grandi eventi. In questo contesto va letta con favore la notizia dell’imminente affidamento dello studio di fattibilità per la seconda canna del Monte Bianco: un lavoro portato avanti con discrezione da Emily Rini, con il sostegno del ministro Tajani, e annunciato ad Antibes durante il vertice Italia-Francia alla presenza di Macron e Meloni. Un segnale concreto che dimostra come, accanto alle criticità, esistano anche percorsi istituzionali seri per rafforzare le infrastrutture strategiche.

Le code non sono soltanto un fastidio per gli automobilisti: sono un indicatore della qualità del sistema territoriale. Quando diventano la normalità, rischiano di trasformarsi in un freno allo sviluppo turistico, economico e sociale della regione.

La soluzione non passa dalle polemiche, ma da una programmazione seria e condivisa. Perché la mobilità, in una regione alpina come la nostra, è una condizione essenziale per vivere, lavorare e investire in Valle d’Aosta.

ro.sve.

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