Ci sono giornate che non si limitano a scorrere sul calendario. Restano. Si attaccano addosso come un profumo familiare, come una voce conosciuta che ritorna. A Pollein, il 25 aprile è stato esattamente questo: non solo una festa, ma un momento in cui il paese si è guardato negli occhi e si è riconosciuto comunità.
La celebrazione di San Giorgio, patrono del Comune, ha riportato al centro ciò che davvero conta: le persone, le relazioni, il senso profondo dell’appartenenza. Non è un caso che, nonostante la ricorrenza liturgica cada il 23 aprile, si sia scelto di festeggiare insieme, nel cuore di un programma più ampio, quello di “Pollein eun Fita”, capace di tenere insieme generazioni e sensibilità diverse.
La giornata si è aperta con la Santa Messa delle 10.30, un momento carico di significato. Non una semplice funzione, ma un’occasione per fermarsi, per ricordare, per dire grazie. Gli anniversari di matrimonio “a cifra tonda” celebrati durante la liturgia hanno raccontato storie di vita vissuta, di promesse mantenute nel tempo. E poi la benedizione del nuovo gonfalone dei Vigili del Fuoco Volontari: un simbolo forte, concreto, che parla di servizio silenzioso e di presenza costante per tutta la comunità.
Fuori dalla chiesa, il buffet offerto dalla Pro Loco ha trasformato il sagrato in un luogo di incontro, di strette di mano, di sorrisi che si ritrovano. È lì che si percepisce davvero il battito di un paese.
E poi il pranzo, alla Grand Place. Circa 200 persone, sedute allo stesso tavolo ideale. Non è solo un numero: è la misura di un legame che resiste, che si rinnova, che trova nella condivisione il suo linguaggio più autentico. Nel pomeriggio, la musica di Lady Barbara ha accompagnato il tempo leggero della festa, tra balli e risate, come succede nelle comunità che sanno ancora stare insieme.
“È stata una bella giornata di festa, capace di rafforzare il senso di convivialità e di unione della popolazione”, hanno sottolineato il sindaco Angelo Filippini e il vicesindaco Maurizio Borbey. Parole semplici, ma piene, che raccontano bene quello che si è respirato.
La festa non si è fermata lì. Domenica, la Bataille de Reines ha riportato in scena una delle tradizioni più radicate della Valle d’Aosta, un rito che non è solo spettacolo ma memoria collettiva. E in serata, la musica di Marco e Simon ha chiuso un altro capitolo di questo lungo fine settimana.
Ma Pollein non ha ancora finito di raccontarsi. Il programma prosegue il 1° e 2 maggio, con la Paletou, la cena degli agricoltori e la serata conclusiva con “Erik e le Poudzo Valdoten”. Eventi diversi, certo, ma uniti dallo stesso filo: mettere al centro il paese, in tutte le sue sfumature.
Perché in fondo è questo il senso più profondo di giornate come queste. Non solo celebrare una ricorrenza, ma ritrovarsi. Ricordarsi chi si è, da dove si viene, e soprattutto con chi si cammina.
A Pollein, per un giorno – e forse anche per qualcosa di più – il paese non è stato solo un luogo. È diventato casa.


















