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CRONACA | 03 marzo 2026, 10:00

L’ora legale: quando le lancette decidono di correre

Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo 2026 torniamo a spostare le lancette in avanti. Un’ora di sonno in meno, ma giornate più lunghe fino a fine ottobre. Storia, curiosità e piccoli effetti collaterali di un rito che puntualmente divide gli italiani

L’ora legale: quando le lancette decidono di correre

Prepariamoci psicologicamente: nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 (alle 2.00) le lancette salteranno direttamente alle 3.00. Un’ora in meno sotto le coperte, ma in cambio avremo serate più luminose. L’ora legale resterà in vigore fino a domenica 25 ottobre 2026, quando torneremo all’ora solare e ci “riprenderemo” quell’ora perduta.

È uno di quei piccoli riti collettivi che scandiscono l’anno quasi più delle stagioni. C’è chi lo vive come un furto di sonno e chi invece lo aspetta come il primo vero segnale della primavera.

L’idea di sfruttare meglio la luce naturale viene attribuita a Benjamin Franklin, che nel Settecento scrisse una lettera ironica proponendo ai parigini di svegliarsi prima per risparmiare candele. L’applicazione concreta, però, arrivò molto più tardi, durante la Prima guerra mondiale, per risparmiare carbone.

In Italia l’ora legale fu adottata stabilmente nel 1966. E da allora, due volte l’anno, viviamo questo piccolo “jet lag domestico” senza nemmeno prendere l’aereo.

Ogni anno si riaccende il dibattito: serve davvero? Secondo i dati di Terna, lo spostamento delle lancette comporta ancora un risparmio energetico grazie al minor uso di illuminazione artificiale nelle ore serali. Non parliamo di rivoluzioni epocali, ma di milioni di kilowattora risparmiati e qualche tonnellata di CO₂ in meno.

Poi c’è l’effetto psicologico: più luce la sera significa più gente a passeggio, più sport all’aperto, più aperitivi. Insomma, un piccolo stimolo anche per l’economia locale.

C’è chi giura che nei giorni successivi aumentino gli sbadigli in ufficio e le dimenticanze. Alcuni studi hanno persino osservato un leggero aumento di incidenti stradali il lunedì successivo al cambio d’ora, proprio per via del sonno ridotto.

E poi c’è l’aneddoto tecnologico: una volta ci si dimenticava di cambiare l’orologio della cucina o quello in macchina. Oggi fanno tutto smartphone e dispositivi elettronici. Ma puntualmente resta almeno un forno con l’ora sbagliata fino a novembre.

Negli ultimi anni si è parlato spesso di abolizione del cambio d’ora. Il Parlamento europeo aveva votato per lasciare libertà ai singoli Stati, ma la riforma è rimasta congelata. Risultato: per ora continuiamo con il doppio cambio stagionale.

Perdere un’ora di sonno è fastidioso, ma guadagnare luce la sera cambia l’umore collettivo. E dopo un inverno lungo, un po’ di sole in più alle 19 vale quasi quanto un viaggio.

Prepariamoci quindi: tra fine marzo e fine ottobre vivremo con il sole che tramonta più tardi. E come ogni anno, ci lamenteremo… salvo poi goderci quella luce in più senza nemmeno farci troppo caso.

je.fe.

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