C'è una soglia invisibile che divide la Valle d'Aosta in due. Da un lato chi sta sotto: accede alle cure odontoiatriche gratuite, ai bonus regionali, agli aiuti per l'affitto, alle agevolazioni sui trasporti. Dall'altro chi sta sopra: non ottiene nulla di tutto questo, anche se guadagna un solo euro in più. Un centesimo oltre il limite ISEE stabilito dalla normativa regionale e si cade nel vuoto — come se fosse uguale avere diecimila euro o cinquantamila.
Questa è l'ingiustizia che il Consiglio regionale ha scelto, di fatto, di mantenere. Lo ha fatto in modo quasi silenzioso, bocciando lo scorso 25 febbraio una mozione che non chiedeva nemmeno una riforma immediata. Chiedeva soltanto uno studio. Un’analisi. Sei mesi di lavoro dell’Osservatorio economico regionale per capire quante famiglie valdostane si trovano appena sopra la soglia, quante vengono escluse da ogni beneficio pur essendo in concreta difficoltà. Niente da fare: 14 astensioni, 5 voti contrari e soli 15 favorevoli. La mozione degli Autonomisti di Centro è morta così, in un pomeriggio di ordinaria politica.
Non era nemmeno la prima volta. Già nel settembre 2024 il Rassemblement Valdôtain aveva depositato una mozione per introdurre almeno una fascia ISEE aggiuntiva nelle prestazioni odontoiatriche del Servizio sanitario regionale. Stessa sorte: archivio.
Immaginate due famiglie valdostane. La prima ha un ISEE di 8.000 euro: accede alle cure dentali gratuite, ottiene lo sconto sull'affitto, può beneficiare degli aiuti regionali.
La seconda ha un ISEE di 8.001 euro: non ha diritto a nulla di tutto questo. Eppure la differenza tra le due famiglie, nella realtà quotidiana, è di un euro l'anno. Forse meno.
Questo si chiama, in economia, “effetto scogliera”: il beneficio non cala gradualmente con il crescere del reddito, ma precipita all’improvviso — e chi è appena oltre il bordo cade. Non è una metafora: è la condizione in cui vivono centinaia di famiglie valdostane, intrappolate in una terra di mezzo in cui non sono abbastanza povere per ricevere aiuto, ma non sono abbastanza ricche per poterselo permettere da sole.
Il problema non è teorico. In Valle d'Aosta l’ISEE è la chiave d’accesso a una lunga lista di misure regionali: prestazioni odontoiatriche, contributi per la residenzialità, agevolazioni sul trasporto pubblico, bonus energia, sussidi per le famiglie con figli. Una soglia secca le governa tutte. E ogni anno famiglie che magari hanno appena trovato un secondo lavoro part-time, o che hanno ricevuto una piccola eredità, si ritrovano a perdere contemporaneamente una serie di benefici il cui valore complessivo supera di gran lunga quell’aumento di reddito. Paradossalmente, per alcune di loro, guadagnare di più peggiora la situazione.
Non si tratta di un’utopia: il sistema a scaglioni esiste già e funziona. L’Emilia-Romagna lo applica dal 2005 alle cure odontoiatriche, con quattro fasce progressive in cui il contributo del cittadino cresce proporzionalmente al reddito. Chi ha meno non paga nulla. Chi ha di più paga di più, ma non viene escluso. In Toscana tre fasce garantiscono che nessuno cada nel vuoto per via di un euro in più. In Lombardia i minori di 14 anni sono esenti a prescindere dal reddito familiare: nessun effetto scogliera, nessuna ingiustizia.
Il principio è lo stesso dell’IRPEF: non si applica un’aliquota piatta su tutto il reddito, ma percentuali crescenti sulle diverse fasce. È un principio di civiltà che gli italiani conoscono bene — eppure in Valle d’Aosta non si riesce nemmeno ad avviare uno studio esplorativo sull’argomento.
La bocciatura di martedì non è stata una votazione marginale: ha coinvolto l’intera aula. E la dinamica del voto dice molto. I 14 astenuti — tra cui i gruppi di Fratelli d’Italia e del PD — hanno di fatto contribuito all’affossamento della mozione quanto i 5 contrari. Astenersi su una proposta che chiedeva soltanto uno studio, senza impegnare la Regione a spendere un centesimo, è una scelta politica precisa. Significa ritenere che la situazione attuale non meriti nemmeno di essere analizzata.
Ma la situazione attuale colpisce persone reali. Colpisce l’artigiano che ha lavorato bene un anno e si è ritrovato con un ISEE di poco superiore alla soglia, perdendo il diritto alle cure dentali per sé e per i figli. Colpisce la donna anziana che, per via di un piccolo lascito del marito scomparso, non rientra più nelle agevolazioni regionali. Colpisce il giovane lavoratore che ha trovato un impiego part-time e ora non è più abbastanza povero per ricevere aiuto, ma non guadagna abbastanza per cavarsela.
L’obiezione ricorrente è quella del costo: allargare la platea dei beneficiari significa aumentare la spesa. È vero. Ma è anche un argomento che può essere usato per giustificare qualsiasi inazione. La mozione bocciata non chiedeva di spendere: chiedeva di sapere. Sapere quante famiglie si trovano in quella zona grigia, capire di quanto la spesa aumenterebbe, valutare se esistono margini di redistribuzione interna. Informazione prima di tutto. Analisi prima di tutto.
E poi c’è un altro costo che nessuno contabilizza: quello di chi rinuncia alle cure odontoiatriche per ragioni economiche e finisce per affrontare problemi di salute molto più seri — e molto più costosi per il sistema sanitario — qualche anno dopo. Quello di chi, scoraggiato da un sistema che lo esclude per un euro, smette di tentare. Quello sociale di una regione che dice di prendersi cura dei suoi cittadini, ma si ferma a una soglia arbitraria e inamovibile.
La Valle d’Aosta è una delle regioni più ricche d’Italia per PIL pro capite. Ha un bilancio regionale che, grazie allo Statuto speciale, le garantisce risorse proporzionalmente maggiori di quasi ogni altra realtà italiana. Non è una regione che non può permettersi di essere più giusta: è una regione che, in questo momento, ha scelto di non provarci nemmeno.
La riforma non deve essere rivoluzionaria. Bastano tre o quattro fasce ISEE, come già fanno Emilia-Romagna e Toscana. Bastano soglie progressive che non puniscano chi guadagna un euro in più, ma che distribuiscano il beneficio in modo proporzionale. Basterebbe, per cominciare, uno studio serio e onesto sul problema — quello che la maggioranza regionale ha rifiutato di commissionare.













