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ATTUALITÀ POLITICA | 21 febbraio 2026, 10:06

Meno personale, meno cura: Adu VdA attacca sul taglio alla pianta organica al JB Festaz

Con una nuova deliberazione del Consiglio di amministrazione, la pianta organica scende a 116 unità. Il movimento Adu VdA denuncia: “Non è una scelta tecnica, ma politica. A pagare sono ospiti e lavoratori”.

Meno personale, meno cura: Adu VdA attacca sul taglio alla pianta organica al JB Festaz

Una nuova deliberazione del Consiglio di amministrazione del JB Festaz riduce ulteriormente la pianta organica, che scende a 116 unità.

Un numero che, letto così, può sembrare neutro. Ma dietro quella cifra, secondo il movimento Adu VdA, c’è una realtà ben diversa: meno operatori accanto agli ospiti, meno personale nei reparti, meno tempo dedicato alla cura.

La presa di posizione è netta. E il tono è tutt’altro che burocratico.

“Ancora meno operatori accanto agli ospiti. Ancora meno personale nei reparti”, denuncia il movimento, sottolineando come la riduzione dell’organico non sia un fatto isolato ma l’ennesimo passo in una direzione preoccupante.

Nel frattempo, viene evidenziato un clima lavorativo sempre più pesante: straordinari non pagati tempestivamente, riposi e ferie richiesti ma non concessi, carichi di lavoro in costante aumento. Un quadro che, secondo Adu VdA, mette sotto pressione chi ogni giorno garantisce assistenza in una struttura socio-assistenziale dove la fragilità è la regola, non l’eccezione.

Le conseguenze, si legge nella nota, sarebbero già evidenti: meno tempo per ogni ospite, con il rischio di cure frettolose; un abbassamento inevitabile della qualità del servizio; una riduzione della sicurezza complessiva, sia per gli utenti sia per il personale.

Il punto politico è chiaro. “Ridurre il personale in una struttura socio-assistenziale non è una scelta tecnica. È una scelta politica”, afferma il movimento. Una frase che sposta il dibattito dal piano amministrativo a quello delle responsabilità.

Per Adu VdA, la fragilità non può essere trattata come una voce di bilancio e la cura non può essere considerata un costo da tagliare. Dietro ogni numero ci sono persone: ospiti che necessitano di assistenza continua e lavoratori che operano in condizioni sempre più difficili.

La richiesta è altrettanto esplicita: chi governa si assuma la responsabilità di queste decisioni. E l’avvertimento finale non lascia spazio a interpretazioni: il movimento non resterà in silenzio.

La partita, dunque, non è solo organizzativa. È una questione di priorità politiche e di modello di assistenza che si vuole garantire in un territorio che, per caratteristiche demografiche e sociali, non può permettersi di abbassare la guardia proprio sul fronte della cura.

je.fe.

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