C’è un silenzio che non è vuoto, ma assomiglia a una sedia lasciata libera attorno a un tavolo. Nella sanità valdostana, dopo il rinnovo del contratto nazionale, quella sedia – spiegano alcune sigle – non può essere occupata.
Il tema è il CCNL Comparto Sanità 2022-2024. CISL FP, Nursind, Nursing Up e Savt Santé hanno diffuso una nota in cui ricordano che FP CGIL e UIL FPL, non avendo “condiviso né firmato” il rinnovo contrattuale nazionale, sono oggi in una posizione che le rende di fatto “obbligate” al silenzio nei tavoli di contrattazione integrativa aziendale.
Un passaggio tecnico, ma dalle ricadute concrete. Dal 28 ottobre 2025, data di entrata in vigore del nuovo contratto, alla contrattazione integrativa – secondo la normativa di settore e i pareri dell’ARAN – Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni – possono partecipare soltanto le organizzazioni firmatarie del CCNL. In Valle d’Aosta, dunque, CISL FP, Nursind, Nursing Up, la RSU e il Savt, in quanto sindacato delle minoranze linguistiche maggiormente rappresentativo sul territorio regionale.
Le quattro sigle spiegano di aver avviato il confronto regionale già il 20 gennaio con l’Assessorato alla Sanità e con l’Azienda USL della Valle d’Aosta. Il 13 febbraio è stata poi formalizzata una richiesta unitaria di apertura della contrattazione integrativa aziendale di secondo livello, all’interno della quale rientra anche la discussione sulla pausa mensa.
Proprio la questione della pausa pranzo aveva acceso il dibattito nelle settimane precedenti. Il 19 gennaio le organizzazioni sindacali firmatarie avevano organizzato un’assemblea alla Direzione Strategica dell’USL, alla quale hanno partecipato oltre sessanta lavoratori. “Il mandato dell’Assemblea non prevedeva lo stato di agitazione”, precisano, ma la richiesta di affrontare il problema e trovare soluzioni nel confronto già calendarizzato per il 27 gennaio.
In quell’incontro – sottolineano – sarebbero state condivise con l’Azienda alcune soluzioni, successivamente comunicate ai dipendenti. Le stesse soluzioni, però, sarebbero poi state presentate da FP CGIL e UIL FPL alla stampa come esito di uno stato di agitazione. Da qui la “perplessità sui toni autocelebrativi” espressa dalle sigle firmatarie, che ricordano come alla riunione del 27 gennaio i rappresentanti di FP CGIL e UIL FPL fossero presenti “solo come uditori”, in quanto non convocati formalmente al tavolo.
Il nodo resta giuridico prima ancora che politico: chi non ha firmato il contratto nazionale può sedere ai tavoli integrativi? La risposta, per le organizzazioni firmatarie, è negativa. E da questa interpretazione discende l’impossibilità per FP CGIL e UIL FPL di occuparsi, nei tavoli aziendali, anche della questione mensa.
Il clima, tuttavia, sembra destinato a rimanere prudente. Nella parte conclusiva della nota, CISL FP, Nursind, Nursing Up e Savt Santé parlano di “senso di responsabilità e sincero rispetto verso i lavoratori”, assicurando l’impegno ad ascoltare e raccogliere le istanze di tutti: progressioni di fascia, aumenti stipendiali, orario di lavoro ridotto, pausa pranzo, age management.
Resta l’immagine iniziale: un tavolo dove qualcuno parla e qualcun altro ascolta soltanto. In una fase delicata per la sanità valdostana, tra carichi di lavoro e attese crescenti, il confronto sindacale continua. Ma con un equilibrio nuovo, segnato da firme apposte – o non apposte – in calce a un contratto nazionale.













