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Piemonte NordOvest | 20 febbraio 2026, 06:20

Cime svizzere troppo “addomesticate” per i turisti e altre valide alternative

Sulle tracce di montagne e ghiacciai, tra panorami da sogno e percorsi turistici accessibili, esploriamo Glacier 3000 e il “Peak Walk” senza dimenticare qualche riflessione sulla fruizione del paesaggio e l’ambiente

Funivia del Diablerets (ph. Lodovico Marchisio)

Funivia del Diablerets (ph. Lodovico Marchisio)

Ci sono montagne e cime, vie ferrate, mete per turisti camminatori e non, perché tutto fa parte, senza voler sollevare critiche, di quel gioco triste o gioioso che è la vita, ove ci dovrebbe essere spazio per tutti, se gli uni non prevaricano gli altri.

In questo breve viaggio durato cinque giorni vi condurremo in una Svizzera da sognare o da osservare con occhi critici, spaziando da una giornata di puro relax a qualche cima che non richieda troppo impegno, ma appaghi in compenso la vista. Sarà anche occasione per alcune considerazioni sul tema ambientale e non solo.

Il primo giorno si percorre l’autostrada Torino – Aosta, continuando per il traforo del Gran San Bernardo (traforo in inverno e solamente 14 km in più in estate, se si vuole evitare il traforo: 7 km per salire al Colle e altrettanti per scendere dal versante svizzero sino all’uscita del traforo a pagamento). Qualunque soluzione si scelga, si prosegue verso Martigny, Aigle, Les Diablerets, Col du Pillon, e si prendono i due tronchi di funivia che conducono fino al Glacier 3000.

Immaginate ora uno scenario di pietre, neve e ghiacci perenni, che in estate coprono solo le vette, mentre d’inverno ammantano e circondano ogni cosa. Questo è lo scenario di Glacier 3000, stazione di arrivo della funivia che parte da Les Diablerets (poco sopra la rinomata località di Gstaad), realizzata dall’architetto Mario Botta, noto per il restauro del teatro alla Scala di Milano.

Tutto questo a sole due ore da Torino, un’ora da Aosta e poco più di tre da Milano. Ma è tutto oro ciò che luccica? Le inserzioni promuovono il “Peak Walk”, primo ponte sospeso che collega le vette di due montagne: la prima non è che un’anticima senza nome quotata 2965 m, accessibile con una scalinata; la seconda, pur non toccando i 3000 metri per soli 29 m, è la vera cima dello Scex Rouge.

Questa cima è sempre stata un punto trigonometrico per antonomasia, prima non facilmente raggiungibile dalle masse di turisti. All’arrivo della stazione funiviaria è stato costruito l’Alpin Coaster, un bob estivo per far divertire non solo i ragazzini a queste ragguardevoli quote. Che le due realtà si sposino o meno, lo lascio intuire a chi ci legge.

Il Ponte Peak Walk

Scheda tecnica senza commenti:

Difficoltà: Turistica in quota

Dislivello: dall’arrivo della stazione alla vetta 70 metri

Ore salita: 0,30 h

Discesa: 0,20 h

Totale: 0,50 h

Descrizione itinerario: Dall’arrivo del secondo troncone della funivia, uscire dalla terrazza panoramica usufruendo di una scalinata metallica, più una seconda in muratura che conduce sulla Cima del Belvedere a 2965 m, da cui inizia il ponte sospeso che in 10 minuti conduce sulla cima dello Scex Rouge (2971 m).

Discesa: Stesso itinerario turistico che in 20 minuti riporta all’arrivo della funivia e ai suoi divertimenti “non montani”. Giunti alla Seggiovia ICE EXPRESS, se si vuole “scarpinare”, si può scendere con essa sul sottostante ghiacciaio, ben battuto dai gatti delle nevi, che permette al turista in scarpe da ginnastica di raggiungere la base dell’Ouille du Diable (curioso monolito con annesso piccolo rifugio sempre aperto: “L’Espace”) e la vicina Tour de St. Martin. (Continua nella seconda parte la prossima settimana.)

Lodovico Marchisio

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