«Continuiamo a pregare per la pace. Le strategie di potenza economica e militare – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli». È un messaggio netto, senza ambiguità, quello che Papa Leone XIV affida ai fedeli al termine della preghiera dell’Angelus, dalla finestra del Palazzo Apostolico, davanti a una Piazza San Pietro attenta e partecipe. Un invito che va oltre la dimensione spirituale e interpella direttamente la politica, le relazioni internazionali e le scelte che oggi pesano sul domani delle nuove generazioni.
Il Papa richiama la storia come maestra severa, capace di mostrare quanto le logiche di potenza, economica o militare, abbiano prodotto distruzione più che futuro. In un mondo segnato da conflitti che continuano a uccidere e a generare instabilità, la preghiera diventa per Leone XIV un vero antidoto alla guerra, non come fuga dalla realtà, ma come atto di responsabilità e di conversione dello sguardo. Prima ancora delle strategie, è la comunione con Cristo – sottolinea il Pontefice – a rendere i credenti luce di pace per il mondo.
Nel suo pensiero trovano spazio le ferite più acute dell’attualità. Il Papa esprime dolore e preoccupazione per le violenze riesplose in Nigeria, teatro in questi giorni di sanguinosi scontri intercomunitari. Negli Stati di Benue e Kaduna, due attacchi hanno provocato la morte di almeno trenta persone e il rapimento di oltre cinquanta civili, colpendo villaggi già segnati da una fragile convivenza. «Ho appreso con dolore dei recenti attacchi contro varie comunità», afferma Leone XIV, assicurando la sua vicinanza orante alle vittime della violenza e del terrorismo e auspicando che le autorità competenti continuino ad adoperarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino.
Accanto ai conflitti, il Papa allarga lo sguardo anche alle emergenze ambientali e sociali. Parole di solidarietà arrivano per le popolazioni colpite da inondazioni e frane in Portogallo, Marocco, Spagna e Italia. Un pensiero particolare va a Grazalema, in Andalusia, e all’Italia meridionale, dove le conseguenze delle piogge insistenti hanno messo in ginocchio intere comunità. A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, una frana di grandi dimensioni, causata dal terreno argilloso e dalle precipitazioni continue, sta interessando l’area a ridosso del centro abitato, costringendo oltre 1.500 persone a lasciare le proprie case. «Incoraggio le comunità a rimanere unite e solidali», afferma il Papa, affidandole alla materna protezione della Vergine Maria.
Nel suo messaggio Leone XIV ricorda anche la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, che quest’anno porta un titolo eloquente: “La pace comincia con la dignità”. Una giornata che cade nella memoria di Santa Giuseppina Bakhita, simbolo di riscatto dalla schiavitù, e che richiama un dramma spesso invisibile. Secondo i dati delle Nazioni Unite, sono circa 27 milioni le persone vittime della tratta, in prevalenza donne, minori, migranti e persone costrette alla fuga a causa di guerre, crisi climatiche e povertà. «Ringrazio le religiose e tutti coloro che si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù», afferma il Pontefice, ribadendo con forza che senza il rispetto della dignità umana non può esserci vera pace.
Dalla denuncia della tratta, il Papa passa poi a indicare un esempio concreto di fedeltà quotidiana e carità vissuta: la beatificazione di don Salvatore Valera Parra, avvenuta il 7 febbraio a Juércal-Overa, vicino ad Almería, in Spagna. Leone XIV lo ricorda come un parroco pienamente dedito al suo popolo, umile e premuroso nella carità pastorale, indicando il suo stile di vita semplice e austero come stimolo per i sacerdoti di oggi, chiamati a essere fedeli all’essenziale nella vita di ogni giorno.
A chiudere, il saluto ai pellegrini giunti da diverse parti del mondo e ai giovani collegati da tre oratori della diocesi di Brescia. Un gesto che riporta il messaggio del Papa alla sua dimensione più concreta: comunità, volti, relazioni. In un tempo attraversato da guerre, disastri e sfruttamento, Leone XIV ribadisce che il futuro dell’umanità non si costruisce con la forza, ma con la fraternità. E che la pace, prima di essere una strategia, resta una scelta quotidiana.










