Riconfermata alla guida del Circolo Valdostano della Stampa, Maria Grazia Vacchina ripercorre la storia dell’associazione, ne rivendica il ruolo culturale e civile e guarda al futuro con fiducia, tra pluralismo, amicizia e responsabilità democratica. Nata a Borgolavezzaro (Novara) nel 1943, vive in Valle d’Aosta dal 1950. Perfettamente bilingue italiano-francese, ha una solida formazione umanistica e giuridica: laureata con lode in Lettere classiche e in Giurisprudenza, ha dedicato gran parte della sua vita allo studio, all’insegnamento e alla tutela dei diritti. Dopo una lunga esperienza nei licei valdostani, è stata Sovraintendente agli Studi e poi Difensore civico della Valle d’Aosta, ruolo che ha ricoperto anche a livello nazionale e internazionale, diventando una delle figure di riferimento della difesa civica in ambito francofono ed europeo. Giornalista, saggista e instancabile animatrice culturale, è impegnata da decenni nel volontariato sociale, nella promozione dei diritti umani e delle pari opportunità, con un’intensa attività pubblicistica e organizzativa che le è valsa numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero. Recentemente è stata riconfermata alla guida del Circolo Valdostano della Stampa.
Il Circolo Valdostano della Stampa ha una storia lunga e ricca dal 1982. Qual è, a suo avviso, il tratto identitario che ne ha caratterizzato le origini?
“Il carisma specifico del Circolo valdostano della stampa va cercato nelle sue radici: il servizio alla comunità, inteso come luogo di idee e di confronto costruttivo tra persone e sensibilità diverse. Non un service club nel senso tradizionale del termine, ma una realtà pensata per mettere l’informazione al centro della vita democratica.”
In che modo questa identità si è tradotta concretamente nell’azione del Circolo nei suoi primi anni di vita?
“Penso a quel gruppo di giornalisti che andò a cercare una figura esemplare come Giulio Dolchi, giornalista e politico, impegnato in un convegno sull’autonomia con giuristi di fama, per farne – come Presidente – una bandiera di speranza e di impegno. Senza steccati né moralismi, con tutte le parti orientate al bene comune e alla sinergia del bene: una vera e propria lobby virtuosa.”
“Una lobby che ha concepito senza sconti il diritto-dovere all’informazione come indispensabile per garantire la partecipazione democratica responsabile, con ‘esclusive finalità di solidarietà sociale’. Lo afferma chiaramente anche l’articolo 3 dello Statuto, che richiama la collaborazione con tutti i soggetti del tessuto democratico regionale.”
Quali persone e quali passaggi considera decisivi nel consolidamento del Circolo e nella sua storia successiva?
“Merita ricordare innanzitutto i fondatori dell’Associazione, comparsi davanti al notaio Guido Marcoz il 22 maggio 1982: Minuzzo Piero, Dolchi Giulio, Godio Renato, Pollicini Angelo, Lucca Giuseppe, Buonvicini Italo, Guarisco Giuseppe, Faval Renato.”
“E non posso non citare, anche solo accennandolo, il momento in cui Giulio Dolchi scelse cocciutamente me come sua erede. Io ero disponibile ad aiutarlo comunque, ma quella scelta, poi confermata all’unanimità, nasceva dalla sua convinzione che non avrei mai tradito le sue idee, nonostante le differenze personali, che diventano irrilevanti quando l’interesse individuale non precede il bene comune.”
È stata confermata alla guida del Circolo. Come descriverebbe oggi il ruolo del Circolo nel panorama giornalistico e culturale valdostano?
“Premesso che ho sempre cercato, con la mia personalità e alla luce del presente, di restare fedele alle origini e al carisma del Presidente fondatore, direi che il ruolo del Circolo è buono e costruttivo. Con alcuni settori culturali e giornalistici è addirittura ottimo. Io provengo dal mondo culturale, ma sono entrata anche nella famiglia dell’Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta.”
Quanti soci compongono attualmente il Circolo e quale equilibrio trovate tra giornalisti, professionisti e simpatizzanti? Ci sono tendenze particolari nella partecipazione?
“Attualmente il Circolo conta una quarantina di soci. Le serate sono aperte e registrano una complementarietà sinergica tra categorie ed esperienze diverse, che credo sia utile anche – e soprattutto – al mondo dell’informazione valdostana.”
Quali sono i progetti e gli incontri più rilevanti in programma per i prossimi mesi e quale obiettivo intendete raggiungere con essi?
“Fatto salvo il gusto della sorpresa, le serate conviviali continueranno a essere sia di specifico interesse giornalistico sia di valenza socio-culturale. Ruoteranno attorno alla valorizzazione del patrimonio valdostano e all’apertura al confronto esterno, con particolare attenzione alla buona notizia e a quelle notizie, o prospettive di notizia, meno divulgate.”
Quali sono le principali sfide che il Circolo deve affrontare oggi, tra evoluzione del giornalismo, tecnologia e comunità locale?
“Ci proponiamo prima di tutto di essere amici che stanno bene insieme e si rispettano, anche quando hanno colori diversi. Contano gli obiettivi comuni: le strade possono e devono essere diverse, proprio in vista del bene comune. L’unità presuppone la diversità, altrimenti si scivola nella sterile uniformità.”
Come immagina il Circolo nei prossimi anni? Ci sono nuove direzioni o collaborazioni che vorrebbe esplorare per rafforzarne il ruolo nella società valdostana?
“Non immagino il futuro del Circolo: lo aspetto con fiducia e lo coltivo con cura insieme agli altri soci. È una creatura prediletta, che ha fatto del bene e che saprà ancora sorprenderci.”
Merci e buon proseguimento nell'impegno culturale e sociale










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