Era indubbiamente il pilastro portante più autorevole della nostra borgata Chianavasso. Un vicino di casa prezioso: discreto, generoso, paziente, capace di rispetto e ascolto. Il perno, la memoria storica di un piccolo grande mondo.
L’amicizia tra le nostre famiglie ha radici antiche.
I miei ricordi risalgono a quando ero una bambina che cresceva in quel grappolo sperduto di case: non esistevano ancora staccionate per delimitare le proprietà e ogni sera la mamma di Carlo, Vittoria Nevache (Magno Vittoria per noi), attraversava gli orti per chiacchierare con mia nonna Ester Barus. Lunghe conversazioni senza fretta, davanti a una tazza di tisana fumante, accanto alla stufa.
Magno Vittoria era una donna attiva, forte, rassicurante e allegra. Ogni domenica raggiungeva a piedi il mercato di Perosa Argentina, rientrando tutta fiera dei suoi acquisti e dell’amato, immancabile, coloratissimo “Grand Hotel”.
Era una cuoca eccezionale: ha cucinato in occasione del matrimonio dei miei genitori, Ilda e Giorgio, e del mio battesimo.
Con il suo coraggioso sorriso aveva dato alla luce e curato sei figli (due morti in tenera età) e cresciuto con immenso amore una nipote rimasta orfana troppo presto, lavorando contemporaneamente in casa e al cotonificio. Rammento anche Giulio, suo marito, Barbo Sulle in dialetto patois, sempre affaccendato in campagna.
Quando ero piccola, Carlo era un giovanotto che lavorava in fabbrica. Un lavoro impegnativo, che probabilmente gli causò in parte la perdita dell’udito.
Poi Carlo si è sposato con Alina Clot, che ha arricchito Chianavasso con il suo sorriso. Ed è nato Enrico.
Gli anni sono trascorsi. I miei genitori, conclusa la loro attività, si sono stabiliti a Chianavasso di Inverso Pinasca in maniera definitiva. Carlo è diventato anziano riv.
Era fiero di offrirci belle verdure. Gli orti erano ormai delimitati dalle staccionate, ma si chiacchierava lo stesso volentieri. La sua era una presenza solida, onesta, su cui si poteva contare. Un uomo taciturno, educato, buono, intelligente, capace di gesti significativi e solidali.
Ha lottato con grande dignità contro una malattia temibile.
Voglio ringraziare qui sia lui sia i suoi familiari. Enrico è una presenza importante per noi: un giovane sportivo, disponibile in ogni frangente, pronto a spalare la neve, ad arrampicarsi sui tetti quando le tegole fanno i capricci, a soccorrere chi si trova in difficoltà, a tagliare l’erba. Si prodiga in molte forme di volontariato con entusiasmo. Pratica la solidarietà senza far rumore.
Grazie, cari amici e vicini, a tutti voi: a Magno Vittoria e Barbo Sulle; a Carlo, Enrico, Alina e a Brik, che fa sempre le feste.
Arrivederci, Carlo, in un mondo migliore.
«Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve lo avrei detto; io vado a prepararvi un posto. E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi. Voi sapete dove io vado e conoscete anche la via»
(Giovanni 14, 2-4).












