Non un semplice appuntamento liturgico, ma una vera festa di comunità: la Messa di Lo Rèi de l’Univer, durante la quale fede, lingua francese, patois e tradizione valdostana si sono intrecciati in maniera naturale e potentissima. Le foto dell’evento raccontano meglio di qualsiasi parola la partecipazione e il calore di una chiesa affollata in ogni ordine di posti.
La celebrazione, officiata in lingua francese dall’Abbé Ferdinand Nindorera, ha unito generazioni diverse: anziani che custodiscono memoria e giovani che la ricevono, creando quel passaggio di testimone culturale che è il vero cuore dell’autonomia valdostana. Le parole del sacerdote e i canti in lingua hanno restituito il senso profondo di una tradizione che non è folclore, ma identità viva.
Protagonista musicale della mattinata è stato il Coro Polifonico di Sant’Orso, diretto da Angelo Filippini, che ha animato la liturgia con intensità e misura. L’organo, suonato dal maestro Flavio Desandré, ha riempito la chiesa di sonorità profonde, trasformando la celebrazione in un momento corale, quasi sospeso nel tempo. I brani in patois della Messa di Lo Rèi de l’Univer, composti dal maestro Mauro Zuccante, hanno confermato il loro valore non solo liturgico ma culturale: musica come atto di resistenza e custodia della memoria.
La partecipazione straordinaria ha mostrato chiaramente che la Messa in francese delle 9.30 a Saint-Martin-de-Corléans non è una nicchia per “appassionati di lingua”, ma uno spazio comunitario riconosciuto. Oggi più che mai si è visto come la liturgia in francese – affiancata dai canti in patois – continui a essere uno dei luoghi privilegiati dove la Valle d’Aosta riconosce se stessa.
Chi era in chiesa ha percepito una cosa semplice ma decisiva: la tradizione valdostana non è un ricordo museale, è vita vissuta. Nelle voci del coro, nelle risposte dei fedeli, nella folla che riempiva le navate, c’era l’orgoglio quieto di una comunità che non vuole dimenticare le proprie radici linguistiche e culturali, ma anzi le rilancia.
Una mattinata di fede, bellezza e identità condivisa. E le immagini della chiesa gremita lo dicono chiaramente: Lo Rèi de l’Univer non è solo una celebrazione religiosa, è un abbraccio collettivo della Valle alla propria storia.
La Valle canta in patois e dice: noi esistiamo, con la nostra storia, con le nostre scelte, con la nostra autonomia. E a chi governa dovrebbe arrivare forte e chiaro questo messaggio: non c’è unità senza rispetto delle differenze, e non c’è forza nazionale senza cura per le autonomie.
“Si le gouvernement veut vraiment comprendre l’Italie, qu’il commence par écouter ses langues, ses vallées et ses chansons. Sinon, il n’entendra que son propre écho.”















