“Anziani?”. Certo, sulla carta d’identità si leggono numeri che leggeri proprio non sono, ma i componenti del gruppo che hanno deciso di festeggiare in Liguria gli ultimi giorni del 2025 hanno una vitalità e una gran voglia di ridere e divertirsi da fare invidia! “Diversamente anziani”? Il Presidente del C.T.A., Alfredo Massai, non ha dubbi: “Avevamo scelto Loano per la mitezza del clima e per la possibilità di esplorare alcuni tra i borghi più affascinanti e autentici di questa terra, ma soprattutto si era deciso di privilegiare una struttura come la Casa del Sacro Cuore delle Suore di Loreto per dare ai nostri ospiti la possibilità di festeggiare il Capodanno in un’atmosfera più rilassata, meno oppressi dall’esigenza di celebrare in maniera rumorosa”.

Roberto Massai e Suor Pierangela
Così, tra una visita ai borghi di Pietra Ligure, Finale, Cervo, Alassio, Varigotti, c’è stato il tempo di godere e apprezzare il clima piacevole e familiare di questa struttura, adagiata all’ombra di maestosi pini marittimi, condotti quasi per mano dalla simpatia di suor Pierangela, che ha messo tutti a proprio agio sin dai primi momenti dell’accoglienza. Quiete e serenità hanno rivitalizzato tutta la comitiva degli oltre cinquanta partecipanti, che ogni giorno accoglievano con rinnovate energie e curiosità le visite alla bellezza del mare e alla scoperta dei sapori genuini di terre aspre e incontaminate.
Nei cuori di tutti, tanta dolcezza, in modo particolare per Lino Brunazzetto, 95 anni, e Graziella Perrin, 86 anni, sposi felici dal 1963. Una storia delicata: due vite che si sono intrecciate al suono della musica di una sala da ballo a Nus, dove Graziella vide per la prima volta Lino: “Mi è piaciuto subito perché sapeva ballare bene!”. Lino era giunto in Valle d’Aosta negli anni ’30 con la famiglia, originaria di un paese vicino a Padova. Il papà Umberto aveva trovato casa nei pressi del Ponte di Pietra e Lino, da giovane, faceva il panettiere. “Ricordo che, quando andavo a lavorare in bicicletta, c’era il coprifuoco dei fascisti sul ponte del Buthier. Avevo sempre un po’ di paura ed ogni volta che mi fermavano dicevo ad alta voce: ‘Sono Brunazzetto, il panettiere!’”.
“Avevo la passione del lavoro meccanico e sognavo di aprire una torneria tutta mia. Imparato il mestiere a 18 anni nella Torneria Siggia, sono poi riuscito ad aprire un laboratorio in via Challand con il socio Franceschi. Avevo 28 anni e sapevo che questa sarebbe stata la mia strada. Così, anni dopo – Graziella ed io eravamo già sposati – sono andato a Torino e, firmando una montagna di cambiali, ho comprato macchinari all’avanguardia e ho costruito l’azienda a Sarre, in frazione Poinsod, dove oggi ho consegnato il testimone a mio figlio Paolo”.

Suor Pierangela e Piero
Graziella Perrin era nata ad Aosta: papà di Torgnon, mamma di Antey; una gioventù tra i campi e le vigne di Chambave, poi l’iscrizione alla Scuola Alberghiera di Etroubles. L’incontro con il compagno della vita a Nus, in uno dei rari momenti di divertimento che ci si poteva concedere a quei tempi, quindi il matrimonio a fine agosto del 1963. Nascono due figli, Paolo e Laura, che li rendono nonni e, per quattro volte, bisnonni! Graziella, stimolata dai figli, riprese a studiare e si diplomò in Ragioneria frequentando le scuole serali. “Tenevo i conti della nostra azienda ma non ho mai messo piede in officina. Mio marito non voleva!”. Accanto a lei Lino sorride e le stringe la mano con amore.
Si avvicina la mezzanotte ed è il momento di ballare. Anche suor Pierangela si lascia trasportare dall’allegria festosa del gruppo e con Piero danza felice, dispensando simpatia. La sobrietà dell’ambiente, per una sera, si arrende alla chiassosa celebrazione del Capodanno e i nostri “diversamente anziani” fanno a gara per ritrovare movimenti e fiato con i quali, tanti anni fa, avevano movimentato le balere.
Prima del rientro in Valle, un ultimo sogno da realizzare. Un ricordo custodito da tempo, quasi con geloso pudore, un’immagine che non sbiadisce: davanti al Teatro Ariston di Sanremo, palcoscenico mondiale della canzone italiana, con il cuore che improvvisamente ritrova linfa giovanile, tutti con le braccia alzate al cielo a ricordare e cantare “Volare”, disegnando un blu dipinto di blu nel quale continuare ad alimentare i sogni di una gioventù alla quale, in fondo, ci si era affezionati.
Carlo Gobbo













