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CRONACA | 09 gennaio 2026, 11:48

Violenza contro le donne, un segnale che preoccupa: a ruolo numerosi processi al Tribunale di Aosta

Dal 13 al 15 gennaio, al Tribunale di Aosta, sono iscritti a ruolo diversi procedimenti per reati che vanno dalle minacce ai maltrattamenti familiari, fino alla violenza sessuale. Colpisce, in particolare, il numero di imputazioni legate a condotte di violenza di genere. Un quadro che conferma la crescita dei reati contro le donne e che richiama alla responsabilità di istituzioni, comunità e singoli cittadini

Violenza contro le donne, un segnale che preoccupa: a ruolo numerosi processi al Tribunale di Aosta

Dal 13 al 15 gennaio, al Tribunale di Aosta, sono calendarizzati numerosi processi che offrono uno spaccato significativo della realtà giudiziaria locale. Tra gli imputati figurano soggetti rinviati a giudizio per vari reati previsti dal Codice penale: minaccia (art. 612), furto (art. 624), maltrattamenti in famiglia (art. 572), reati di natura sessuale (art. 609), aggravanti del furto (art. 625), ricettazione (art. 648), nonché lesioni personali (artt. 588 e 590), insolvenza fraudolenta (art. 641), maltrattamento di animali (art. 727) e resistenza a pubblico ufficiale (art. 337).

Dietro i numeri, però, emerge un dato che preoccupa più di altri: i procedimenti che riguardano la violenza di ogni genere nei confronti delle donne. Tra le contestazioni figurano minacce, maltrattamenti in famiglia e reati di natura sessuale, fattispecie che raccontano una realtà fatta non solo di aggressioni fisiche, ma anche di pressioni psicologiche, vessazioni, controllo e paura dentro le mura domestiche o in relazioni affettive logorate dalla violenza.

I procedimenti per maltrattamenti in famiglia (art. 572) assumono un valore particolare in questa prospettiva: dietro la formula giuridica si celano storie di vita segnate da umiliazioni, percosse, isolamento e dipendenza. Anche le minacce (art. 612), spesso sottovalutate perché “senza sangue”, rappresentano un campanello d’allarme serio: sono il terreno su cui attecchiscono comportamenti che possono sfociare in aggressioni più gravi. A questo si aggiungono i procedimenti relativi ai reati sessuali previsti dall’articolo 609, che toccano il nucleo più intimo della dignità e dell’integrità della persona.

Il quadro che emerge conferma un trend noto agli operatori del settore: i reati contro le donne non diminuiscono, anzi, aumentano e si manifestano con modalità diverse. La giustizia penale arriva spesso dopo: quando la violenza è già esplosa, quando la vittima ha trovato la forza di denunciare o quando qualcuno, finalmente, ha visto e ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.

Questi processi non sono soltanto un appuntamento giudiziario: sono uno specchio sociale. Parlano di relazioni che si trasformano in dominio, di fragilità che diventano ricatto, di stereotipi culturali ancora radicati. Parlano anche del coraggio di chi denuncia, della professionalità di chi accoglie le vittime e del lavoro quotidiano di magistrati, avvocati e forze dell’ordine.

La cronaca giudiziaria, in questo caso, diventa anche una chiamata alla responsabilità collettiva: riconoscere i segnali della violenza, non giustificarla, non banalizzarla, sostenere chi chiede aiuto. Perché la repressione penale è necessaria, ma da sola non basta: servono prevenzione, educazione al rispetto e una rete di protezione capace di intervenire prima che le minacce diventino lesioni e i silenzi diventino tragedie.

j-p.sa.

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