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ATTUALITÀ POLITICA | 12 agosto 2025, 06:02

Tre preferenze, due schieramenti e un settembre da resa dei conti

Con il 52,14% di Sì, i valdostani confermano la legge elettorale a tre preferenze e rappresentanza di genere. Affluenza minima e scarto ridotto: la riforma entra in vigore, ma il vero verdetto arriverà alle urne del 28 settembre

Tre preferenze, due schieramenti e un settembre da resa dei conti

Il referendum confermativo di domenica ha chiuso una partita legislativa, ma ne ha aperta una politica. Con il 52,14% di Sì, pari a 8.655 voti, i valdostani hanno confermato la legge approvata dal Consiglio regionale a fine febbraio, che reintroduce le tre preferenze e impone la rappresentanza di genere. Il No si è fermato al 47,86% (7.944 voti), con appena 711 voti di differenza. Schede bianche 97, nulle 157.

L’affluenza è stata il vero dato politico: 16,04% dei 105.054 aventi diritto. Un numero che dice molto più di quanto possa sembrare: il tema ha infiammato il Palazzo, ma non le piazze. Nella vigilia, persino alcuni promotori del no ammettevano che sarebbe stato “un voto per addetti ai lavori”. E così è stato.

Il risultato è un equilibrio instabile: la maggioranza regionale può rivendicare la legittimazione popolare della riforma, ma l’opposizione — da progressisti a civici — potrà dire di aver intercettato quasi metà dei votanti, nonostante la macchina organizzativa meno strutturata. Il margine minimo e la scarsa partecipazione aprono un terreno fertile per chi, in campagna elettorale, vorrà trasformare il referendum in un processo politico alla Giunta.

Dietro le quinte, il voto di ieri è stato anche un test di disciplina interna e di capacità di mobilitazione politica. La Lega, con i suoi consiglieri regionali si è confermata protagonista assoluta nel promuovere il referendum, riuscendo a mettere insieme una coalizione trasversale che ha coinvolto anche alcuni voltagabbana interni al Consiglio regionale. È stata proprio questa alleanza, più che una campagna pubblica su larga scala, a spingere il Sì oltre la soglia di conferma.

Nonostante ciò, in alcuni partiti della maggioranza si sono registrati malumori per il ruolo “decisivo ma controverso” della Lega, percepita da alcuni come troppo incline a strumentalizzare la riforma per scopi elettorali personali e di gruppo. Dall’altra parte, il fronte del No ha puntato molto su una mobilitazione più diffusa dal basso, ma meno organizzata, lasciando sul terreno un margine ridotto che potrebbe rivelarsi strategico in vista delle regionali.

Ora la legge, dopo la promulgazione e la pubblicazione sul Bollettino ufficiale, entrerà in vigore e scandirà le regole del voto del 28 settembre. Le tre preferenze, già note al sistema valdostano, riapriranno il gioco delle cordate interne, mentre la rappresentanza di genere imporrà ai partiti di costruire liste equilibrate e competitive. Il vero banco di prova sarà la capacità di tradurre la norma in consenso.

Settembre, a questo punto, non sarà solo la fine della legislatura regionale e del mandato nei comuni al voto: sarà il giudizio finale su una riforma che, per molti, è stata un’arma a doppio taglio. Chi oggi brinda per la vittoria del Sì sa che tra poche settimane il calice potrebbe essere amaro.

Con il 52,14% di Sì, i valdostani confermano la legge elettorale a tre preferenze e rappresentanza di genere. Affluenza minima e scarto ridotto: la riforma entra in vigore, ma il vero verdetto arriverà alle urne del 28 settembre.

Infatti, il referendum confermativo di domenica ha chiuso una partita legislativa, ma ne ha aperta una politica. Con il 52,14% di Sì, pari a 8.655 voti, i valdostani hanno confermato la legge approvata dal Consiglio regionale a fine febbraio, che reintroduce le tre preferenze e impone la rappresentanza di genere. Il No si è fermato al 47,86% (7.944 voti), con appena 711 voti di differenza. Schede bianche 97, nulle 157.

L’affluenza è stata il vero dato politico: 16,04% dei 105.054 aventi diritto. Un numero che dice molto più di quanto possa sembrare: il tema ha infiammato il Palazzo, ma non le piazze. Nella vigilia, persino alcuni promotori del Sì ammettevano che sarebbe stato “un voto per addetti ai lavori”. E così è stato.

Il risultato è un equilibrio instabile: la maggioranza regionale può rivendicare la legittimazione popolare della riforma, ma l’opposizione — da progressisti a civici — potrà dire di aver intercettato quasi metà dei votanti, nonostante la macchina organizzativa meno strutturata. Il margine minimo e la scarsa partecipazione aprono un terreno fertile per chi, in campagna elettorale, vorrà trasformare il referendum in un processo politico alla Giunta.

Dietro le quinte, il voto di domenica è stato anche un test di disciplina interna. In alcuni partiti di maggioranza non sono mancati malumori: consiglieri schierati per il Sì si sono lamentati di compagni di lista “poco convinti” e, in certi casi, “assenti sul territorio”. Sul fronte opposto, invece, il No ha beneficiato di un coordinamento più informale, fatto di passaparola e di contatti diretti, senza grandi comizi né investimenti.

Se guardiamo ai leader politici, il sistema delle tre preferenze tende a favorire chi ha una base territoriale solida e capacità di costruire alleanze trasversali. I grandi nomi dell’Union Valdôtaine, ad esempio, potranno contare su un elettorato consolidato ma saranno messi alla prova dalla necessità di equilibrare le liste tra uomini e donne, oltre a gestire il rischio di dispersione del voto.

Per i candidati delle forze più piccole o emergenti, la possibilità di esprimere più preferenze è un’opportunità per inserirsi nelle dinamiche di coalizione, ma richiede una campagna più mirata e radicata sul territorio, per intercettare quel 16% che ieri ha deciso di votare.

Infine, per il centrosinistra e i civici, che hanno animato il fronte del No, la sfida sarà trasformare il consenso quasi pari di ieri in un progetto politico credibile e unitario per settembre, evitando le vecchie divisioni che troppo spesso hanno frantumato il fronte progressista.

Settembre non sarà dunque solo una scadenza elettorale, ma il vero banco di prova della riforma e del sistema politico valdostano. Una resa dei conti che rischia di ribaltare equilibri e alleanze. Il referendum ha tracciato una linea, ma chi si presenta più preparato a varcare quel confine saprà davvero guidare la Valle nei prossimi cinque anni.

pi.mi.

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