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Vite in ascesa | 22 dicembre 2023, 10:30

GUGLIA DEANOZ (o “Tête des Faces)

di Lodovico Marchisio

La Guglia DEanoz

La Guglia DEanoz

Una montagna inviolata salita per la prima volta il 27 ottobre 1984 dalla guida Alpina Beppe Deanoz e dal sottoscritto e dedicata alla guida in oggetto perché proprio in questa zona Deanoz perse la vita, trascinato a valle da una slavina.

RELAZIONE TECNICA:

Altezza Massima raggiungibile: 2683 m

Tempo di salita: 3,30 h

Tempo Totale (AR): 5 h

Dislivello: 1087 m

Difficoltà: AD (su roccia molto precaria)

Materiale occorrente: Chiodi, nut, fettucce, imbragatura, casco, corda 50 metri

Accesso in auto: Aosta, Strada del Valico del Gran San Bernardo, Gignod, Etroubles, strada sterrata sulla sinistra di chi sale per L’Alpe Etallay, Frazione Bosses (quota 1596 m)

Località di partenza: Alpe Etallay - Bosses

Località di arrivo: Idem (Bosses)

Descrizione Itinerario: Ardita torre rocciosa che s’innalza isolata sul fianco Nord Est, ben visibile dalla frazione di Bosses (Vedi Guida ai Monti d’Italia) Alpi Pennine volume 1° di Gino Buscaini edito dal TCI e CAI nel 1971, che dichiara per l’appunto l’inespugnabilità sino ad allora di tale cima, salita ben 13 anni più tardi. Scoperta dalla guida Alpina Beppe Deanoz in gita con il sottoscritto, venne da noi salita per la prima volta il 27 ottobre 1984. Insieme trovammo quella che è oggi la via più facile per accedere alla cima. A seguito della scomparsa di Beppe Deanoz sotto una slavina per fatalità del caso poco lontano da questa vetta in una gita sci-alpinistica al Col Serena, sopra la Comba di Planavalle, la Tête des Faces venne dedicata alla Guida Alpina e ribattezzata: Guglia o Cima Deanoz.

Le guide alpine Valdostane, gli amici del CAI Torino e Valdostano, con il sottoscritto ripercorremmo tale via il 16 giugno 1985 lasciando sulla vetta una Croce in ferro forgiata dalle Guide ed una lapide in bronzo a ricordo della guida scomparsa (Vedi “La Stampa Sera” del 17 giugno 1985 qui allegata a firma del nostro direttore editoriale Pero Minuzzo). Descrivo tale salita perché è un itinerario davvero insolito. Dalla borgata di partenza, si sale zigzagando a destra di chi sale (sinistra orografica) per tracce ripide che nella parte alta diventano prative (nevose nella prima salita visto il mese in cui è stata espugnata per la prima volta). Su pendii molto ripidi e non tracciati se non dalle capre e da qualche ungulato di passaggio, si arriva alla base del colletto Nord Est (il più elevato). Per una sottile lama (III grado) si raggiunge la cresta: 3 chiodi piantati da Beppe Deanoz che conduceva la nostra cordata, proteggendosi non tanto per le difficoltà tecniche ma per la precarietà della roccia, motivo per cui questa montagna (si presume) è stata per tanti anni dimenticata e mai salita prima.

Quando la cresta si trasforma in uno spigolo dritto ed affilato, contornarlo a destra (verso di salita) lasciando l’espostissimo crinale per un’evidente placca (III+) salendo diritti per 40 m e facendo estrema attenzione a non far cadere pietre (IV delicato protetto con 2 chiodi). Si raggiunge così una facile placchetta finale di 6 metri di roccia in sfacelo, ripulita sommariamente dalle guide durante la seconda salita prima di far scendere tutti gli altri alpinisti per non scaricare pietre durante le manovre di corda doppia. La discesa si effettua con 2 “calate” da 30 metri (lasciate le soste in loco) e poi per il ripido canale si torna ai prati sottostanti e al punto di partenza (1,30 h).

ascova

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