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Vite in ascesa | 24 novembre 2023, 10:30

ROCCA CLARÌ

di Lodovico Marchisio

Ferrata Punta Clarì

Ferrata Punta Clarì

Una delle più belle “Vie Ferrate” della Val di Susa, intitolata a Perona – Saglia, è la “Rocca Clarì”salita anni fa più volte e rimastami nel cuore perché racchiude tutte le prerogative che deve avere una via ferrata: giusta esposizione, con difficoltà non estrema come si usa fare adesso sulle nuove ferrate per accontentare i nuovi “Rambo” che cercano la soddisfazione solo in passaggi che mettono in seria difficoltà gli alpinisti normali e per finire questa ferrata ti regala tanta adrenalina assicurata. 

RELAZIONE TECNICA:

Altezza Massima raggiungibile: 2050 m

Tempo di salita: 3 h

Tempo Totale (AR): 4,30 h

Dislivello: 500 m – sviluppo circa 700 m

Difficoltà: Ferrata abbastanza difficile, molto esposta che si sviluppa in un ambiente prettamente alpino, ma senza passaggi troppo atletici.

Materiale occorrente: Kit da ferrata

Accesso in auto: Da Torino, Oulx, Cesana Torinese (val di Susa) continuando sulla statale che conduce a Claviere fino al primo curvone ove sono stati allestiti cartelli indicatori (Ponte sulla Piccola Dora). Piazzale di parcheggio. Qui si snoda il sentiero attrezzato con passerelle di legno, accessibile a tutti, Superate le prime falesie di arrampicata, il sentiero si presenta con alcune passerelle che fiancheggiano la Dora nei punti più stretti (destra idrografica). A un certo punto si nota ben evidente a sinistra, verso di salita, (destra idrografica) l’attacco della “Via Ferrata” (cartello e inizio dei cavi).

Località di partenza: Cesana (Ponte sulla Piccola Dora)

Località di arrivo: La stessa

A circa metà ferrata

Descrizione Itinerario: La partenza molto verticale sfrutta gli appigli e appoggi naturali della parete rocciosa. La via ferrata è caratterizzata da 15 targhette che indicano i tratti più belli della medesima. S’incontra come prima targhetta “La lama” (1), caratteristica roccia staccata che risale ben 2 monoliti equidistanti con un traverso tra il primo e il secondo denominato “Far West Crossing” (2) che conduce per l’appunto all’attacco del “Fungo Magico” (3) monolito che si risale fino in punta in piena esposizione e con il solo ausilio del cavo. Gli scalini riappaiono nel tratto finale. Poco dopo si arriva al Canale della Bomba (4) 1 h di salita dall’attacco.

A seguire vi è un sentiero di trasferimento a sinistra (senso di salita) che rappresenta anche l’unica scappatoia di questa ferrata che prosegue poi con la “Vira dei Camosci” (6) e poco più sopra al “Pian della Birra” (6). All’attacco del secondo tratto vi sono “Le taniche”(7), ve ne è una attaccata al cavo. Poi inizia la vera parete del secondo tratto intervallata dalla “Cengia Super Calcarea” (8) che conduce al “Costone della pineta” (9) fino a “El paso doble” (10) e quindi alla “Terrazza del generatore” (11). Tutta questa parte è su roccia intervallata da terrazzini.

Da qui invece inizia il tratto più adrenalinico dell’intera ferrata che inizia dal “Gran Pilastro” (12), consistente in un salto di 50 metri, verticale ma mai strapiombante. Gli appigli naturali sono molti e la salita di conseguenza è molto appagante. Subito dopo vi è “La crepa” (13), enorme fenditura nella roccia, che è di preludio al tratto più emozionante dell’intera salita. “La scala bionica” (14), lastra rocciosa interamente sospesa su un vuoto impressionante che termina alla “Terrazza del cippo” (15).

Il tratto finale

Questa ferrata (da me percorsa la prima volta il giorno del’inaugurazione 26 ottobre 2008 e ripetuta il 7 agosto 2009 e il 21 giugno 2015 all’età di 68 anni), è senza alcun dubbio la più bella ed emozionante ferrata della Valle di Susa sinora esistente.

I tempi di percorrenza variano dalle 2,30 alle 4 h, lo sviluppo è di 700 m, il dislivello come indicato all’inizio è di 500 m e i gradini applicati sono in totale 300, la roccia è tipicamente dolomitica. La discesa si effettua in un’ora attraverso la pista invernale di sci che scende a Claviere deviando poi per le Gole di San Gervasio e percorrendo tutto l’interno spettacolare delle gorge.

Tale discesa è elementare e turistica con passerelle in legno che a volte (in inverni particolarmente rigidi) vengono distrutte dalle valanghe e ricostruite ogni anno. Percorso appassionante molto seguito da turisti ed escursionisti di ritorno da alcune gite in zona.

Rientro per le gole di San Gervasio

ascova

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