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Vite in ascesa | 22 settembre 2023, 08:00

L'AIGUILLE OUBLIÈ DU VALLONET

A cura di LOdovico Marchisio

L'Aiguille Oublièe du Vallonet

L'Aiguille Oublièe du Vallonet

Archivi storici di vie normali dimenticate che ho percorso tanti anni fa, ma che riprendo con piacere per riportare anche a Voi, oggi che non posso più ripercorrerli, questi itinerari non più descritti da nessuna parte. 

Relazione tecnica:

Altezza Massima raggiungibile: 2931 m

Tempo di salita: 5 h

Tempo Totale (AR): 7 h

Dislivello: 1156 m

Difficoltà: PD- . Via di discesa: EEA

Materiale occorrente: Corda e qualche rinvio per la via di salita. In discesa usare comunque la corda per i più sofferenti di vertigini. Su queste montagne dai sentieri non evidenti è sempre utile portarsi uno spezzone di corda e qualche rinvio in più, che vi traggono d’impaccio da ogni situazione vi veniate a trovare (errore di percorso, tentennamento di uno dei compagni di gita, etc.)

Accesso in auto: Torino, Cuneo, risalire la Valle Stura, Vinadio, Colle Maddalena, Larche, Certamussat, Meyronnes, St. Ours (Gita d’Etape 1775 m), si può salire ancora per 2 Km su una strada sterrata fino ad un ponte (Parcheggio)

Località di partenza: Parcheggio 2 km oltre St. Ours (Gita d’Etape 1775 m)

Località di arrivo: Idem

Descrizione Itinerario: Dal parcheggio sopra St. Ours (strada sterrata per l’ultimo tratto), ci s’immette su una mulattiera (sinistra di chi sale) sino al pianoro del Vallonet (presenza estiva di marmotte). Da qui con ripida traccia si raggiunge la base della Parete Ovest, descritta dal compianto G. Carlo Grassi e da me medesimo nel libro: “90 scalate su guglie e monoliti”, Ed. De Agostini della Serie Gôrlich, Novara, Anno 1987. La via da lui descritta si chiama: “Corvo Nero non avrai il mio scalpo” e solo come notizia per i free-climbers segnaliamo questa parete alta 400 m. La via è stata aperta il 14 agosto 1985 da L. Lenti, A. Parodi e F. Scotto. Difficoltà ED che esorbita dai compiti di questi miei articoli su itinerari non difficilissimi, ma li completa (se li raccogliete tutti per conservarli) nei cenni storici in quanto noi andiamo invece alla ricerca della “Via della scoperta” in salita e della “normale” in discesa che segnaliamo. Queste salite e discese fuori dalle vie per i free-climbers sono da annoverarsi tra le “belle dimenticate”.

Sulla via di salita

Aggirare a sinistra la parete Ovest sino ad immettersi in un faticoso canalone a Nord-Ovest che permette di aggirare tutta l’impressionante parete Sud sino a portarsi verso l’intaglio a monte da cui la medesima è più abbordabile. Qui occorre prestare molta attenzione agli ometti da noi ripristinati (anno 2007) e in mancanza dei medesimi, che potrebbero essere andati distrutti dagli agenti atmosferici (vento, valanghe, nevicate, etc) se qualcuno non ha avuto la nostra stessa idea di rimetterli in piedi, puntare verso un sistema di cenge e canalini abbastanza evidenti che conducono a delle roccette obbligate (II°). Oltre questo passo prestare attenzione ad una cengia che si traversa verso destra su rocce granose oltre l’intaglio in direzione della guglia monolitica (II°), meglio assicurare  a corda i più inesperti per il terreno particolare ed esposto su cui si viaggia. Si giunge alla presenza di due inconfondibili monoliti con un vuoto impressionante sulla destra (verso di salita). Per rocce esposte ma facili si scende quindi sul canale Nord calando i più inesperti con la corda fino al sottostante imbuto (non effettuare questa salita con neve ghiacciata residua, visto il terreno particolarissimo in cui si sale). Si attacca a sinistra per 10 m (III°) fino ad arrivare al canale-diedro che porta all’intaglio della cresta finale molto articolata.. Il vuoto a questo punto giunti è notevole.  Si traversa verso destra su roccia in sfacelo sino a incontrare un’interessante placca esposta di 15 metri (III° inf.) che ci porta finalmente sulla cresta finale vera e propria. Da qui la roccia è più consistente e non oppone altre difficoltà tecniche fino all’aerea e stupenda cima (5 h).

Discesa: (che potrebbe anche essere la via di salita per i curiosi che non amino troppo esporsi su tratti aerei e non protetti). Dalla vetta la via di discesa è comunque più individuabile che dal basso, in quanto salendo in mezzo a rocce e detriti che oscurano la vista della via più abbordabile alla cima, si potrebbe confonderla con cenge più individuabili che conducono sulla” Via della scoperta” e cioè quella della salita. Infatti anche il tempo di discesa, molto più breve rispetto alla salita, è perché  si discende più direttamente senza troppi aggiramenti per evitare i tratti più difficili.

In piena parete

Dall’ometto di vetta scendere per rocce detritiche la larga spalla sottostate la cuspide finale che in continui traversi conduce al canale del versante Nord della montagna. Dalla cengia d’inizio del solco erosivo, per un sistema di cenge che puntano in direzione Nord-Ovest su tratti erbosi ed esposti (assicurare a corda i più inesperti), attraversare un’altra cengia sottostante che in direzione opposta (zig-zag), vi permette di perdere quota sino nei pressi di una cascatella, uscendo così sui macereti facili del canalone basale e di qui per pendii detritici, fuori ormai da ogni esposizione, si scende senza via obbligata e più diretta al punto di partenza (se la via viene subito individuata e non si perde tempo a cercarla), dalla vetta alla base calcolare 2 h.

ascova

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