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CRONACA | 26 giugno 2023, 20:46

L'OPINIONE DI UNA LETTRICE: Le croci sulle vette restino al loro posto e si faccia la manutenzione

Occupiamoci delle colonie feline e canine, frutto degli abbandoni: animali lasciati a se stessi che è facile incontrare affamati nei boschi

Il Cristo di Mario Stuffer a Pila

Il Cristo di Mario Stuffer a Pila

In questo periodo infuria la polemica tra chi vorrebbe rimuovere le croci in vetta che contraddistinguono innumerevoli cime e chi intende invece conservarle al loro posto, nei luoghi dove si innalzano rassicuranti da secoli, testimoni silenziose e dignitose della fede popolare.

Esprimo il mio parere, senza pretendere di essere nel giusto. Mi scuso con chi si sentisse urtato.

Sono valdese, figlia di una coppia interconfessionale: vedere la croce non mi ha mai dato il benché minimo fastidio in nessun luogo. Nella mia lontana giovinezza, durante belle gite ad alta quota, sono stata felice di farmi fotografare accanto a questo simbolo della religione di mio padre.  E come non commuoversi ascoltando i dialoghi tra il Crocifisso e Don Camillo e\o tra Gesù e Marcellino?

Rammento ancora le vivaci polemiche che rattristavano Don Dino Barale, amato parroco di Bobbio Pellice, quando voleva edificare una cappella nella suggestiva Conca del Pra, in alta  Val Pellice e veniva contrastato. Non è certo la croce il problema delle nostre care montagne: pensiamo piuttosto alle troppe borgate che cadono nell'abbandono. Alle località in cui scarseggiano acqua potabile in casa e corrente elettrica.

Pensiamo alle strade di montagna senza protezioni laterali e con seri problemi di sicurezza. Riflettiamo sullo spopolamento, sulle zone non servite da mezzi pubblici (vorremmo riportare i pulmini a Pra Del Torno di Angrogna) né dalla connessione internet.

Occupiamoci delle colonie feline e canine, frutto degli abbandoni: animali lasciati a se stessi che è facile incontrare affamati nei boschi. Questi sono, a mio avviso, i veri problemi della montagna, le questioni serie da discutere e da risolvere con buona volontà.

Non deve turbarci il crocifisso in tribunale: preoccupiamoci piuttosto delle possibili lacune della giustizia terrena. Non ci rattristi il crocifisso in ospedale: pensiamo piuttosto a come risolvere le questioni legate alla  sanità. Sosteniamo i familiari dei morenti che magari devono bisticciare per garantire ai propri cari l'idratazione e l'alimentazione base: garantiamo a chiunque una vita e una morte dignitosa (non devono spegnersi affamati e sfiniti dalla sofferenza).

Se c'è un provvedimento da prendere è quello di curare le croci in vetta e qualsiasi altra espressione di fede: edicole sacre, statue, crocifissi rappresentano una forma preziosa di arte e di spiritualità, che merita cura, tutela e rispetto.

Edi Morini

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