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CRONACA | 08 maggio 2022, 08:00

Variante Covid

Le lunghe liste di attesa sono un calvario che, tuttavia, denuncia il Codacons, si può evitare se ci si sottopone agli stessi esami ma “a pagamento”

Variante Covid

E’ davvero preoccupante la nuova variante del Covid che dilaga in Valle d’Aosta. Si tratta della variante paravento. Mi spiego. Tutti i disservizi della sanità pubblica dicono sia causa del covid.  E così ai ritardi si sommano ritardi.

No so quali disposizioni abbia dato l’assessore regionale alla Sanità, il medico Roberto Barmasse, ma so se chi deve governare la sanità pubblica valdostana dovrebbe fare l’impossibile per trovare soluzione alle lunghe liste d’attesa per visite mediche. Ma così non sembra visto che per  una semplice ecografia ci si sente dire torni a fine anno. Ma se cacci i soldi e vai in una struttura privata l’ecografia te la fanno in poche ore. E così succede che, come spiega Cittadinanzattiva, un cittadino su dieci rinuncia alle cure mediche.

Le lunghe liste di attesa sono un calvario che, tuttavia, denuncia il Codacons, si può evitare se si sottopone agli stessi esami ma “a pagamento”. Insomma per sopravvivere bisogna pregare e pagare. Così si costringono i pazienti a rivolgersi al privato, alimentando il triste e costoso fenomeno dell’ emigrazione sanitaria.

Eppure ci sono disposizioni di legge che riconosce ai pazienti tempi certi: 30 giorni per visite specialistiche, 60 per esami diagnostici. Qualora i tempi siano superiori, il paziente può pretendere che la stessa prestazione sia fornita dal medico privatamente, in intramoenia, senza costi aggiuntivi rispetto al ticket pagato, ovvero dal privato e avere il diritto al rimborso dall’ Azienda sanitaria. Senza contare che per alcune patologie non dovrebbero esserci lista d’ attesa.

Durante la pandemia abbiamo fatto i conti con una assistenza sanitaria che, depauperata di risorse umane ed economiche, si è dovuta concentrare sull’emergenza, costringendo nel contempo le persone a ‘rinunciare’ a programmi di prevenzione e di accesso alle cure ordinarie.

“Ma ancora oggi – sottolinea Giampiero Marovino, Presidente di Codacons VdA – siamo in forte ritardo quando vi è l’urgenza e necessità di mettere i cittadini di essere messi nella condizione di tornare a curarsi”.

I dati di Cittadinanzattiva sono inequivocabili: le liste d’attesa, già “tallone di Achille” del Sistema Sanitario Nazionale in tempi ordinari, durante l’emergenza hanno rappresentato la principale criticità per i cittadini, in particolare per i più fragili, che di fatto non sono riusciti più ad accedere alle prestazioni. I lunghi tempi di attesa (che rappresentano il 71,2% delle segnalazioni di difficoltà di accesso) sono riferiti nel 53,1% di casi agli interventi chirurgici e agli esami diagnostici, nel 51% alle visite di controllo e nel 46,9% alle prime visite specialistiche. Seguono le liste d’attesa per la riabilitazione (32,7%) per i ricoveri (30,6%) e quelle per attivare le cure domiciliari-ADI (26,5%) e l’assistenza riabilitativa domiciliare (24,4%).

Con la sospensione durante l’emergenza delle cure cosiddette non essenziali e non “salva vita”, si sono allungati a dismisura i tempi di attesa massimi di alcune prestazioni.

Ma c’è un modo per aggirare la lentezza sanitaria. Vi rimando ad un lucido articolo che abbiamo pubblicato a firma di Bruno Albertinelli (per chi vuole saperne di più).

E’ pur vero che l’Usl e le Associazioni dei Consumatori hanno realizzato un pieghevole (per chi vuole saperne di più) per spiegare i diritti dei cittadini che sono poi i doveri dell’Usl, ma il fatto è che di mezzo c’è la burocrazia che si nasconde dietro al paravento della variante covid che colpisce le liste di attesa.

piero.minuzzo@gmail.com

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