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Vite in ascesa | 29 aprile 2022, 08:00

ITINERARI PERDUTI: Il MONTE ROTHORN IN VAL D'AYAS

A cura di Lodovico Marchisio

Il Rothorn

Il Rothorn

Ci sono percorsi dimenticati o lasciati appositamente selvaggi e privi di segnaletica che permettono di rivivere in piccolo le avventure dei pionieri dell’alpinismo, ove tutto era nuovo e il desiderio dell’esplorazione primeggiava alla grande. Per tentare il piacere di questa emozionale scoperta ci vogliono due ingredienti speciali: individuare l’itinerario e trovare il compagno giusto individuato in Alberto Rossignoli.

Trovati entrambi non resta che provare tale percorso e segnalarlo ai lettori. La montagna in esame questa volta è il Rothorn, prima importante e significativa elevazione lungo la cresta spartiacque che staccandosi dal Massiccio del Monte Rosa divide la Valle Ayas dalla Valle di Gressoney. Quest’affascinante massiccio è composto da due cime gemelle e da una terza minore ad ovest.

Il complesso dei Rothorn è situato sulla dorsale di confine Ayas-Valle del Lys, in una zona aspra e poco frequentata. Più a est sorge il Klein Rothorn (Piccolo Rothorn), la cui tondeggiante sommità color ocra, da cui origina il nome, è alta 3025 metri. Questo gruppo montuoso rappresenta un piccolo universo a sé, perché la cima principale si eleva isolata e solitaria, con imponenti pareti che a occidente precipitano dirupate, inaccessibili, mentre ad oriente sebbene appaia a tratti addolcita da ampi pianori, una rocciosa cresta la unisce al Bec Forcù, ricordando la sua natura selvaggia ed impervia anche da questo lato.

L´itinerario proposto, che sale da Ovest sfrutta l´unico punto debole di questa frastagliata muraglia, il Colle Nord (3004 m), aperto fra il Bec Forcù e il più settentrionale dei due grandi gendarmi che concludono l´impressionante cresta Nord della Testa Grigia, la vetta più alta e più importante di questa catena.

Il vallone di salita

Raggiungere tale colle, tuttavia, è cosa non banale che richiede buona capacità nel muoversi su terreni estremamente impervi del tutto privi di segnaletica ed è quindi consigliabile solo a escursionisti esperti, abituati ad ambienti semidesertici poco o nulla frequentati. Ma il piacere emozionale di crearsi un passaggio tra queste asperità è assai gratificante ed è pertanto questo il motivo per cui ve lo segnalo, tenuto anche conto che l’escursionista meno avvezzo a questi percorsi può salire tale montagna da Gressoney la Trinitè seguendo il segnavia n. 10, con maggior dislivello, ma meno rischi oggettivi e di orientamento, in quanto questa è la via normale alla cima del Rothorn.

Tale vetta in inverno vista dall’arrivo della seggiovia del Colle Sarezza prima di scendere per la pista “Contenery” nel vallone di Frachey, sembra una guglia dalle parvenze inaccessibili. L’accesso stradale dall’autostrada di Aosta, è uscire a Verres.

Si risale quindi la Val d´Ayas sino a Champoluc, dove si prendono i due tronconi: l’ovovia per il Crest e la seconda tratta sino alla stazione superiore di Ostafa. Da qui inizia il percorso a piedi.

Anche se i pochi salitori che hanno relazionato questa salita consigliano di imboccare il sentiero n. 12 diretto al Colle Pinter, noi con l’intento di intuire qualcosa di diverso, seguiamo sulle prime le tracce delle piste da sci che per l’appunto in inverno danno origine alla pista rossa “Ostafa 2”, per lasciarle al terzo tornante puntando decisamente verso la nostra meta. Il primo ostacolo per non perdere quota è caratterizzato da una fascia rocciosa che precipita per una sessantina di metri, ma verso il lato che dovremo seguire, degrada riducendosi a un prato quasi verticale solcato fortunatamente da una traccia che in leggera discesa entra nel nostro vallone, unendosi a un’altra esile scia ripida e poco incanalata che conduce sotto una fascia rocciosa che blocca il cammino.

Seguendo d’istinto il lato sinistro (verso di salita) su cui muore la bastionata, lo si aggira, pervenendo ad una zona prativa assai ripida che poco sopra ci permette di tornare a destra ormai sopra l’ostacolo e continuare in traverso sino ad immetterci in una zona di chiazze erbose che permettono a zig zag di salire molto più agevolmente fino ad una quota di 2900 metri circa.

Da qui, trovandoci più a sinistra del punto più basso dell’intaglio, seguiamo un palo piantato poco sopra che evitando il faticoso ghiaione ci permette su zolle erbose e rocce montonate di facile accesso, di raggiungere poco più in alto l’agognato colletto (3004 m è il punto più basso, noi approdiamo sopra il colletto ad una quota di 3012 m) che ci permette di affacciarsi sulla Valle di Gressoney, in questo punto molto più abbordabile e meno ripida.

A destra svetta la piramide della Testa Grigia (ore 2 dall’arrivo dell’ovovia). Per non perdere quota, non andiamo a incrociare volutamente il sentiero 10 che sale da Gressoney, ma proseguiamo in falsopiano con qualche breve saliscendi in direzione nord est. Per grossi blocchi quasi pianeggianti si traversa agevolmente fino in vista della cresta nord est che si raggiunge facilmente.

Col mio compagno di salita, siamo saliti direttamente per un ripido pendio di erba e roccette privo di traccia, ricongiungendoci con la via normale di salita in prossimità di un bastone infisso in un ometto di pietre. La traccia delle “peste” della normale ormai sono molto evidenti e ci confermano che siamo sulla via giusta.

La via normale di salita

La cresta non è mai verticale. La vetta è vicina. Si giunge così al tratto più delicato e adatto a escursionisti esperti e allenati al vuoto. Non vi sono più ometti, ma alcuni speroni rocciosi, che celano stretti e scomodi terrazzini erbosi, indicano la via alla cima. Un saltino verticale che si supera agevolmente è il preludio al passo chiave consistente ad una sorta di ampio “camino”, o tratto verticale, caratterizzato da passi di arrampicata su roccia, intervallati a brevissimi tratti sabbiosi, coperti da sfasciumi. Questo passaggio, considerandone anche la pendenza durante la discesa, è valutabile come F (scala alpinistica UIAA) e richiede una minima competenza.

Passaggio esposto

Superato il canalino si accede a un tratto di roccette ancora inclinato, ma più ampio sino ad un intaglio che si raggiunge con un breve tratto in discesa fino al saltino finale su placca divertente che conduce sulla vetta principale del Rothorn (3152 m).

In vetta

Ore 1,30 dal colletto (3 ore e 30 minuti da Ostafa). Per i vettaioli incalliti e mai sazi, assicurare la corda a un’evidente lama discendendo assicurati un risalto esposto e verticale di 4 metri che porta al sottostante intaglio da cui poi con breve salita si tocca l’ometto della vetta B di poco più bassa e più precisamente una lama a cui (dopo averne provata la resistenza) ci si può appoggiare per osservare il vuoto adrenalinico che appare sul versante del Monte Sarezza, basso e lontano…. Tornati alla vetta principale (in salita passo di III grado) s’inizia la discesa che avviene per il medesimo tracciato dell’andata, fino al Colletto 3011. Dopo il colletto si può scendere fino alla base della via normale e traversare sotto la cresta in direzione del Piccolo Rothorn che si raggiunge ponendo piede sull’ampia, liscia e uniforme sua cresta orientale caratterizzata da pietrisco color ocra, strapiombante a settentrione sulla vasta e spoglia conca dei laghetti di Salero.

Il Piccolo Rothorn

Questa cima è caratterizzata da una scritta dipinta sulla roccia che segna la quota (3025 m) con vernice bianca e rossa e accanto tre piccoli ometti. Da qui ci apprestiamo a scendere per la via normale sulla valle di Gressoney con un dislivello dalla cima del Rothorn di 1528 m. Il segnavia da non perdere è il n. 10 che lo si trova un po’ dappertutto scendendo sull’ampio dosso detritico caratterizzato da strane figure rocciose tra le quali un curioso “fungo” di pietra, sormontato da un ometto e segnato con vernice. Man mano che ci si abbassa la vallata cambia aspetto e iniziano i primi salti rocciosi che gli abili primi salitori hanno saputo aggirare con destrezza e maestria. Vi è solo un piccolo tratto esposto con un cavo a quota 2750 m circa che agevola un tratto di discesa su terreno più erto e roccioso.

Cascatelle originate dalla residua neve stagnante sulle alte balze della Testa Grigia rendono ancora più spettacolare il selvaggio versante di discesa (di certo però più frequentato di quello da noi salito in val d’Ayas anche se ha meno dislivello, se ci si serve dei due tronconi dell’ovovia Crest - Fontaney  e Ostafa). Il sentiero cambia direzione repentinamente in vista di un ruscello che s’insinua in una forra con delle precipiti pareti sottostanti, compiendo quindi un lungo traverso da sinistra verso destra (verso di discesa e orografico) sino in vista dell’alpeggio Hoggen Stein (2313 m) ben ristrutturato ove siamo stati accolti e rifocillati dai pastori che ci han visto scendere. Dalla vetta del Piccolo Rothorn all’alpeggio calcolare ore 2,30 a passo lento.

Da qui si scende ancora sino ad un bivio ove un sentiero “direttissimo” e molto ripido nel bosco, sempre contrassegnato dal n. 10, porta al paese di Gressoney La Trinitè (3,30 ore dalla cima), 7 ore in totale, sulla vallata opposta, da dove occorre organizzarsi per tornare a prendere l’auto parcheggiata a Champoluc.

ascova

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