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Il rosso e il nero | 22 febbraio 2022, 08:00

LA PRECARIETA' DELLE PENSIONI

Si va avanti a strappi e non si parla ancora di una vera riforma che poggi anche su altri due pilastri: il salario minimo per i lavoratori dipendenti e una pensione "di garanzia" per i giovani dal percorso occupazionale accidentato

LA PRECARIETA' DELLE PENSIONI

E' proprio così. Anche le pensioni, che un tempo rappresentavano un traguardo fisso e sicuro su cui impostare il proprio futuro, vivono un presente fatto di precarietà, come avviene ormai per il lavoro, dove domina il contratto a tempo determinato rispetto al posto fisso di un tempo.

Così le pensioni vivono una stagione di precarietà fatta di norme che cambiano di anno in anno.

C'era infatti prima questa quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi), ma nel 2022 tutto cambia e per andare in pensione di vecchiaia anticipata saranno necessari 64 anni di età e 38 di contributi e quota 100 diventa quota 102. Questa la situazione che varrà per tutto il 2022, ma non si sa ancora cosa potrà accadere nel 2023, in attesa che si arrivi ad una vera riforma delle pensioni nel dibattito in corso tra Governo e Sindacati (si parla infatti di una proposta per una pensione dal 2023 a 64 anni di età e 38 di contributi, ma con il calcolo contributivo e non retributivo e con una penalizzazione del 3% dell'importo risultante dal calcolo contributivo).

Insomma si va avanti a strappi e non si parla ancora di una vera riforma che poggi anche su altri due pilastri: il salario minimo per i lavoratori dipendenti e una pensione "di garanzia" per i giovani dal percorso occupazionale accidentato.

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Ma per il 2022 ci sono altre due novità importanti: 1) l'Opzione donna; 2) l'Ape sociale. La prima consente alle lavoratrici autonome con 59 anni di età e 35 di contributi e alle lavoratrici dipendenti con 58 anni di età e 35 di contributi di anticipare  la loro andata in pensione, ma con una decorrenza ritardata di 18 mesi per le autonome e 12 mesi per i dipendenti rispetto alla data di maturazione del diritto e con il calcolo penalizzante contributivo (vai prima in pensione ma prendi di meno).

La seconda novità è l'Ape sociale che riguarda 25 categorie di lavoratori  ( in particolare quelli dell'edilizia, dell'industria estrattiva, del personale sanitario, degli insegnanti di asili nido e scuole d'infanzia, dei conduttori di mezzi pesanti, di conciatori, pescatori, operatori ecologici, marittimi).

Questi lavoratori del settore pubblico e privato potranno andare in  pensione,  con un assegno fino a 1500 euro mensili, a 63 anni di età e 36 di contributi ( per gli edili 32). Tutto questo vale, come precisato, per il 2022, mentre il futuro è, come si dice, solo nel grembo di Giove.

Romano Dell'Aquila

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