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Vite in ascesa | 28 novembre 2021, 10:00

Montserrat Rajadell: una vita da raccontare

a cura di Lodovico Marchisio

Nelle foto di Montserrat: La porta della Basilica di Montserrat con un gruppo da lei guidato; La Basilica con le guglie di Montserrat sullo sfondo; Primo piano di Montserrat; Montserrat nel pieno delle sue funzioni; Eccola mentre svolge il suo lavoro di guida; El Cavall Bernat (il monolito di Montserrat); Il gruppo montuoso di Montserrat

Nelle foto di Montserrat: La porta della Basilica di Montserrat con un gruppo da lei guidato; La Basilica con le guglie di Montserrat sullo sfondo; Primo piano di Montserrat; Montserrat nel pieno delle sue funzioni; Eccola mentre svolge il suo lavoro di guida; El Cavall Bernat (il monolito di Montserrat); Il gruppo montuoso di Montserrat

Questa volta desidero sia la stessa interprete Montserrat Rajadell a farci da “guida” in tutti i sensi, raccontandoci la sua vita in prima persona, quindi mi son solo fatto "revisore" del suo testo, cercando sempre di non stravolgere il suo pensiero, e come voi mi lascerò trasportare dal suo appassionante racconto, anche perché mi tocca molto da vicino ... in quanto sembra quasi una biografia rovesciata del nostro primo incontro, che riflette in modo scherzoso ed ironico il mio animo inquieto e il suo stile di vita più pacato e professionale, a conferma che non ci si incontra mai per caso!

Sono Montserrat Rajadell e faccio la guida turistica in Spagna. Inizio sempre il mio lavoro con le stesse parole “Buongiorno e benvenuti a Barcellona" e oggi sarò la vostra guida. Montserrat è il nome di una montagna, sì, mi chiamo come una montagna, e più precisamente come un gruppo montuoso che si trova nel centro della Catalogna, una regione situata a nord-est della Spagna, che confina con la Francia e ad est col mare mediterraneo.

Montserrat é la montagna santa della Catalogna perché li si trova il santuario-basilica della Madonna Nera di Montserrat che é la protettrice  della Catalogna. Quando io ero piccola, la Spagna era un paese di grande tradizione cattolica ed era molto abituale di dare alle bimbe, come nome di battesimo, il nome di questa montagna.

Adesso non si usa più giacché é un nome molto lungo “Mont-se-rrat”, e anche perché alla gente oggi non piacciono molto i nomi religiosi....”

A me piace tantissimo il mio mestiere di guida turistica perché é un lavoro che anche se pare sia ripetitivo, non lo é. É invece molto creativo in quanto anche se  racconti sempre le stesse cose, ogni giorno lo fai in un modo diverso, é un mestiere che mi ha dato tante soddisfazioni e anche qualche amarezza. Ho conosciuto molta gente, di paesi diversi, ho imparato molte cose e mi ha fatto anche crescere come persona.

Ho fatto gli studi serali di tecnico turistico all’università, mentre la mattina lavoravo in una ditta di acciaio inossidabile.

Quando terminai gli studi, continuai a lavorare e di sera frequentavo la scuola di lingue, dove raggiunsi un buon livello parlato di diverse lingue. Quando la ditta dove lavoravo chiuse i battenti, cominciai a fare la guida turistica e a far conoscere il mio Paese agli altri. Cosa alla quale mentre studiavo non avevo mai pensato.

Mi sono trovata davanti a situazioni diverse, a volte divertentissime, a volte incredibili, però vere … e siccome Lodovico mi ha chiesto di scrivere qualcosa sulla mia vita e sulla mia professione, vengo a raccontarvi la storia di uno dei turisti più particolari che ho conosciuto lungo la mia vita, un personaggio indimenticabile che ho visto di persona soltanto due volte, e per il quale sono diventata la “sua cara amica della Spagna”.

Era negli anni novanta, e stavo guidando un gruppo di una banca torinese, dove alcuni impiegati “scelti” erano stati premiati a venire a Barcellona per un week-end.

Erano quasi tutti uomini abbastanza giovani, fra i quali c’era uno che (oserei definire) un po’ “troppo impegnativo” perché non smetteva di fare domande, di venire accanto a me a chiedere, voleva sapere tutto, come se fossi l’unica turista del gruppo, e persino gli altri colleghi gli dicevano di smettere... però lui continuava imperterrito.

Per tre giorni mi ha massacrato con le sue domande! A quel tempo avevo appena cominciato a fare la guida, avevo poca esperienza e pensavo che fosse una persona molto curiosa che voleva sapere tutto. Se un individuo così mi capitasse adesso, lo liquiderei cortesemente in pochi minuti, perché molto “normale” non lo era …

L’ultimo giorno siamo andati a Montserrat, e la mattina quando siamo usciti da Barcellona, é arrivato al pullman vestito per andare a fare trekking, con giacca a vento, scarponi da montagna, zaino e una corda di quelle che si usano per andare a fare arrampicata! Giuro che ho pensato che “avesse un granello fuori posto”.

Quando si va a Montserrat, si fa una lunga spiegazione sul pullman e una volta arrivati al monastero, si compie una piccola visita esterna e dopo la gente ha tempo libero per fotografare, visitare la Madonna, andare a farsi un caffè e a comprare qualche souvenir.

Stavamo tutti per ripartire, ma a me mancava una persona, (Montserrat é un posto isolato e non potevo mica lasciarla li), così sono andata a vedere se per caso avesse sbagliato pullman, però le altre guide non avevano nessuna persona in più … e dopo forse 20 minuti arriva il signorino con tutte le corde, correndo come un matto  e mi chiede scusa perché era andato a scalare “Il Cavall Bernat” che è il monolito più famoso di Montserrat, dove l’arrampicata é molto difficile.

Ho pensato quindi che mi stesse prendendo in giro, perché in due ore, due ore e mezza al massimo quanto è durata la nostra visita, non si può fare questo monolito. Evidentemente gliel’ho detto e lui mi rispose che è uno scalatore e mi allungò un biglietto da visita dove lessi: “Lodovico Marchisio, accompagnatore titolato del CAI”, e che se non ci credevo, una volta a casa mi avrebbe mandato le fotografie della scalata! Come “????” avevo un alpinista sul pullman, quasi guida di montagna che si avvicinava al mio lavoro di guida turistica, e non lo sapevo....

Dopo cominciò, penso per farsi perdonare, a dirmi che lavorava in banca, però che non era come gli altri, perché a lui avevano offerto il viaggio in quanto aveva scritto un libro di montagna e così aveva vinto questo viaggio premio e che se gli davo il mio indirizzo mi avrebbe mandato il libro! E il libro é arrivato... e le fotografie anche!

Allora non c’erano né le mail, né Whatsapp e telefonare all’estero costava molti soldi, così abbiamo iniziato la nostra amicizia con delle lettere... io mi sono approfittata un po’ di lui, perche a me interessava scrivere in italiano, e lui aveva la pazienza (come adesso) di correggere le mie lettere e mandarmele con tutti gli errori segnati... é così per anni.... e a volte mi ha pure corretto lettere che dovevo mandare ad agenzie italiane o a clienti con i quali avevo avuto problemi e che volevo fossero scritte senza nessun errore!

Una volta che ero in vacanza in Italia, mi sono fermata con la mia famiglia a casa sua a Grugliasco, a cena, e lui e sua moglie hanno dormito sul pavimento per lasciare dormire noi nel loro letto! È stata l’unica volta che sono riuscita ad andarlo a trovare in quanto ogni volta che ho avuto un gruppo di Torino, pur sottolineando che avevo un amico a Grugliasco, evidentemente il territorio limitrofo a Torino è vasto e mica tutti potevano conoscerlo, però una volta ho trovato un gruppo di ragazzi che lo conoscevano.

Erano i “ragazzi del 2006” che avevano partecipato come volontari alle Olimpiadi Invernali a Torino, e come premio avevano loro offerto un viaggio a Barcellona... e questi lo conoscevano, perché li aveva condotti in montagna, in posti talmente difficili e da temerari, che non se li dimenticheranno più!

Quando poi é arrivata la possibilità di scrivere le mail, é stato più semplice comunicare, perché lui la pigrizia di scrivere non l’ha mai avuta e aveva il vantaggio, rispetto a me, che lui scriveva nella sua lingua mentre per me era un po’ più difficile, però ho sempre risposto … e a volte gli ho dato una buona tirata di orecchie, perché  faceva scalate molto pericolose o trascorreva periodi complicati, a causa della sua salute o della sua economia precaria per voler sempre risolvere i problemi degli altri che lo sfruttavano soltanto e quindi facevo in modo che le mie lettere o la mie risposte fossero di aiuto per lui!!

Sono molto contenta di averlo fra i miei amici, e penso che forse se il mio nome non fosse stato il nome di una montagna... le cose sarebbero andate in un altro modo... perché solo un matto della montagna come lui, può fare e pensare queste cose e parlando di lui ho però percorso un tratto importante della mia vita, più che se avessi scritto la mia biografia come lui voleva!

ascova

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