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CRONACA | 23 ottobre 2021, 17:49

'Ndrangheta, Cassazione respinge istanza remissione in libertà per avvocatessa aostana Bagalà

Maria Rita Bagalà

Maria Rita Bagalà

Per ora resta agli arresti domiciliari l'avvocata aostana Maria Rita Bagalà, 52 anni, indagata nell'ambito dell'inchiesta 'Alibante' della Dda di Catanzaro.

I giudici della Corte di Cassazione hanno infatti respinto l'istanza di revoca della misura a cui Bagalà è sottoposta dal 3 maggio scorso, inoltrata dal suo avvocato difensore, Mario Murone.

Già il Riesame aveva respinto il ricorso per la remissione in libertà presentato da Murone; nei prossimi giorni, invece, sempre il tribunale del Riesame si dovrà esprimere sulla richiesta dalla procura distrettuale antimafia di Catanzaro che aveva impugnato l'ordinanza di arresto domiciliare ed era ricorsa in appello al Riesame per chiedere la custodia in carcere nei confronti della professionista legale nonchè di Domenico Aragona, Bruno Malvaggio, Pasquale Motta ed Enzo Pandolfo, tutti indagati nell’ambito dell’inchiesta 'Alibante' relativa a una serie di presunti reati compiuti con l’avallo della cosca di 'ndrangheta Bagalà, di Nocera Terinese. Nel procedimento sono indagate in stato di libertà altre 20 persone; sono invece 17 gli arrestati (sette in carcere e dieci ai domiciliari), mentre altre due persone hanno misure restrittive minori.

Tutti gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione, estorsione, consumata e tentata, intestazione fittizia di beni, rivelazione di segreti d’ufficio e turbativa d’asta.

Per l'accusa, Maria Rita Bagalà, sotto la regia del padre Carmelo Bagalà considerato il capo del clan, "partecipava alla cosca", garantendo "l'amministrazione dei diversi affari illeciti" scrive il gip di Catanzaro, Matteo Ferrante, nell'ordinanza di custodia cautelare sottolineando che l'avvocata, oltre a essere la "mente legale del clan", curava gli interessi economici e finanziari del sodalizio. In base all'ordinanza, la donna aveva assunto anche il ruolo di prestanome della società Calabria Turismo srl ed era l'intestataria dei beni patrimoniali e delle quote societarie della consorteria "costituenti il provento illecito della varie attività delittuose del clan". L'avvocatessa aostana si proclama estranea ai fatti e respinge tutte le accuse.

pa.ga.

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