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Consiglio Valle | 11 luglio 2020, 12:00

Cappotti rivoltati

Cappotti rivoltati

Se continua così alle prossime elezioni regionalici saranno più partiti che elettori. Movimenti che si spaccano. Pezzi di movimenti che si fondono. Personaggi in cerca di autore che in attesa di trovarlo si fanno la propria lista. Movimenti storici che sono spariti dalle cronache. Movimenti che si inventano problemi per far sapere che esistono.Questa è la fotografia politica della Valle d'Aosta scattata dai malpancisti che a dicembre del 2018 hanno ribaltato il governo di Nicoletta Spelgatti dimostrando di non avere visioni strategiche.

Politici o pseudo tali che non hanno idee, non hanno a cuore niente se non il tatticismo, il personalismo. Tutti impegnati in guerre tra bande nel partito con la ambizione comune di impegnarsi allo spasimo per conquistare la poltrona.

La Petite Patrie non si merita tutto questo.

Ma domani, se possibile, sarà ancora peggio a causa delle tante liste ad personam che saranno presentate. Il risultato sarà una frantumazione di eletti con cespugli di due consiglieri che condizioneranno, ricatteranno, faranno cadere qualsiasi maggioranza. E i Valdostani diserteranno le urne.

E’ pur vero che senza partiti e senza elezioni le democrazie sarebbero inconcepibili, ma lo sono altrettanto quando i partiti sono personali e quando le liste in competizioni sono troppe in rapporto all’elettorato.

I segni dell’astensionismo dilagante sono più che evidenti. I Valdostani sono diventati cittadini senza politica. Lo dimostra il crescente distacco tra il Peuple e le istituzioni che non è ascrivibile solo a qualunquismo, al disinteresse o alla protesta nei confronti di una classe politica inadeguata fatta da voltagabbana e cambia bandiera.

Certo: i cittadini si sono e si stanno allontanando dalla politica; ma è soprattutto la politica stessa ad essersi ritratta, e qualcuno ha detto, “si è sottratta allo sguardo e alla presa delle persone comuni”.

Basti ricordare il pensiero di Alexis de Tocqueville, il quale nel riflettere sullo svuotamento delle istituzioni democratiche diceva: “Il popolo, che non si lascia ingannare tanto facilmente quanto si crede dalle vuote apparenze di libertà, si astiene allora dovunque dall’interessarsi agli affari del comune e vive tra le sue mura come uno straniero. Inutilmente i magistrati tentano di tanto in tanto di ridestare in lui quel patriottismo municipale che ha compiuto prodigi nel Medio Evo; il popolo resta sordo, i maggiori interessi della città non sembrano commuoverlo. Si vorrebbe che andasse a votare, là dove si è creduto necessario conservare la vana immagine di un’elezione libera; ma il popolo si ostina ad astenersene”.

Oggi vediamo un proliferare di nuove sigle politiche vuote di contenuti concreti i cui promotori si definiscono “il nuovo che avanza” è, invece, è il più vecchio e più stantio che possa esistere.

Un cappotto rivoltato è sempre un cappotto rivoltato; all’apparenza bello ma consunto all’interno.

Ricordo che un tempo esistevano le tintorie, dove la mia povera mamma (povera in senso economico) portava gli abiti sbiaditi per tingerli e farli apparire nuovi. Ma erano indumenti comunque vecchi, e dopo breve tempo diventavano come prima di essere portati in tintoria.

Oggi le tintorie non esistono più, se non quelle industriali, perché non sono più economicamente sostenibili; i cappotti non si rivoltano più e gli indumenti usati vengo messi nei cassonetti della Caritas. Ma anche questa e ipocrisia: si mettono per fare la carità, ma spesso lo si fa perché non si sa come smaltirli. Sempre più spesso i sacconetti della Caritas vengono utilizzati come cassonetti per la differenziata.

I politichini, invece, si riciclano, cambiano sigla e indossano cappotti rovesciati o abiti freschi di tintoria. Sono i politici che ci hanno portato alle condizioni in cui viviamo.

Se hanno fatto fallire la nostra società come possono ora pensare di salvarla? Se il nuovo che avanzava nel 2018 è stato gettato dalla rupe cosa succerà con il nuovo di domani e con i tanti cespugli che entreranno in Consiglio Valle?

Un giorno sì e l’altro bussa alla porta un presunto profeta per una nuova Petite Patrie che predica il bene comune, un futuro migliore e la cacciata dei demoni.

Ma questi pseudo profeti fino ad oggi dove erano? Durante l’emergenza coronavirus cosa facevano? Cosa e chi hanno votato nel 2018? E quelli che si sono fatti votare per che cosa hanno ricevuto il voto? Perché hanno tradito il voto degli elettori cambiando partito o lista?

Tutte domande con una sola risposta: il supremo interesse personale.

E poi ci sono i predicatori i quali ci promettono che la Valle d’Aosta tornerà ad essere il paese del bengodi dei tempi che furono. Nella casella postale si trovano annunci di nascita di nuovi partiti o movimenti che promettono mari (impossibili in Valle) e monti (di questi siamo già ricchi) ma nessuno spiega come pensa di farlo, con quale progetto o con chi.

Ad esempio, ma solo ad esempio, c’è chi vuole coniugare il presente con una indispensabile visione di medio e lungo termine (?), una nuova Valle d’Aosta sostenibile (?); una visione strategica finalizzata al miglioramento reale della qualità della vita (?); lavoro e dignità del lavoro (?). Ed i buoni propositi riempirebbero i giorni di un intero calendario. Il problema è che nessuno dice come farà.

E così anche chi predica di essere il nuovo che avanza infoltisce le schiere dei cappotti rivoltati.

piero.minuzzo@gmail.com

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