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Il rosso e il nero | 25 aprile 2020, 10:30

IL CONTRAPPASSO

RESTIAMO A CASA -

IL CONTRAPPASSO

"In questi mesi terribili di paura e lutto collettivo per la tragedia della pandemia, tutti abbiamo riscoperto il valore fondante della comunità...un mondo senza più narcisismi". E' quanto si legge in un interessante articolo( autore G. Tonelli) di una importante testata giornalistica. E ciò può essere condivisibile, al di là delle criptiche espressioni di un documento sulla mobilità coatta firmato da un gruppo di magistrati nostrani e pregevolmente criticate dall'avvocato G. Spira su Valledaostaglocal.

 

Nicolas Poussin - La Peste à Ashdod

Ma torniamo a quanto riportato all'inizio del mio articolo: il valore fondante della comunità. Per una sorta di contrappasso sembra che i nostri consolidati egoismi si stiano sgretolando per cedere il posto alla solidarietà, al senso, appunto, della comunità che avevamo smarrito. E questo, forse, potrebbe essere l'unico aspetto positivo che ci starebbe regalando (inconsciamente?) il coronavirus.

Quasi "un'occasione per costruire un mondo migliore, secondo Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri. Ma, parlando di contrappasso (si viene puniti in senso contrario a ciò che siamo stati), non è che ci troviamo di fronte ad una scelta obbligata, per cui dalla colpa dei nostri "individualismi possessivi" passati si è quasi costretti a far posto alla solidarietà? Questo dubbio può nascere dalla lettura di un altro articolo (di questi tempi la lettura è un vero antidoto al virus) in cui si parla di un celebre libro tornato di moda: "La peste" di Albert Camus, pubblicato nel 1947.

L'autore dell'articolo, P. Zellini, matematico e saggista, riferendosi all'opera di Camus così commenta:"Non solo: grazie alla peste, anche gli uomini più sofferenti e solitari trovano il modo di farsi complici di una comunità". E questa considerazione viene rafforzata  da un'espressione riportata dallo stesso Camus nel suo romanzo:"la sola maniera di mettere insieme le persone è di mandare la peste".

Insomma, come dire che dalla lotta degli uomini contro una pandemia sembra emergere una lungimiranza (interessata? che va "ben oltre la mera amministrazione di routine del soccorso umanitario". Ecco, da questo mio articolo sembrano delinearsi due diverse chiavi di lettura di quanto stiamo drammaticamente vivendo. Sarebbe interessante conoscere il punto di vista di qualche lettore.

La domanda é: a causa del virus ci vorremo veramente bene o saremo costretti, per spirito di sopravvivenza, a volerci bene?

Romano dell'Aquila

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