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ECONOMIA | 24 settembre 2015, 10:09

Presidente di Confindustria VdA 'Necessario costruire una seria politica industriale per rafforzare il manifatturiero'

Paolo Giachino presidente Confindustria VdA

Paolo Giachino presidente Confindustria VdA

Paolo Giachino, classe 1961, coniugato padre di una figlia, Eloisa; Direttore di CVA SpA s.u.; Presidente di CVA Trading Srl s.u.; Valdigne Enegie Srl; RVA Srl; Piansano Energy Srl; membro di Giunta e del Comitato esecutivo di Assoelettrica e Vice Presidente di Assorinnovabili, dal 29 giugno è il nuovo presidente di Confindustria Valle d'Aosta. Aostacronaca.it lo ha intervistato.

Presidente un primo bilancio di questi mesi di attività?

"Grande responsabilità, ma bilancio positivo perché da parte mia c’è l’impegno a lavorare nell’interesse dell’Associazione e a mettere a disposizione le mie competenze. Piena collaborazione da parte dei miei due Vice Presidenti e della nostra Giunta”

Raramente accadde in Valle d'Aosta che su qualsivoglia presidenza si trovi un accordo ed evitare così la conta. E' accaduto per la sua Presidenza...

"La decisione di arrivare ad un’unica candidatura è il frutto di un confronto sereno e costruttivo con Alfredo Lingeri e si è trattato, come in precedenti elezioni, di una scelta fatta in piena libertà e consapevole autonomia, solo che questa volta vi è stata un’esposizione mediatica che non si era registrata in passato"

Puoi raccontare com’è nata la candidatura?

"E’ il frutto di incontri e qualche chiacchierata con alcuni imprenditori per parlare del futuro, dai quali è emersa la richiesta di un cambiamento e di aumentare la capacità di coinvolgimento delle imprese nell’elaborazione di proposte e soluzioni dei problemi delle nostre aziende. Ho maturato esperienze associative sia in Confindustria Valle d’Aosta, sia in Assoelettrica e così ho avuto modo di conoscere il sistema confederale dall’interno e ne conosco il suo valore, i suoi punti di forza e i suoi limiti. Alla fine, dopo una lunga e ponderata riflessione, ho deciso di mettere al servizio dell’Associazione il mio impegno e le mie competenze, con il supporto di tutti coloro che hanno cariche associative."

Cosa prova, davanti ad un incarichi del genere, che non è solo di prestigio, ma  richiede grande impegno?

"Responsabilità, ma anche sfide perché succedo a Monica Pirovano che ha condotto l’Associazione in un periodo di crisi senza precedenti. Adesso la situazione sembra evolversi verso un miglioramento, ma è ancora presto per dire che abbiamo superato la china. Le imprese escono da questa crisi con problemi di liquidità, necessità di fare investimenti, di crescere, di innovare, di aprirsi a nuovi mercati e l’Associazione deve essere in grado di mettere in campo degli strumenti per aiutarle."

Che fa un presidente di Confindustria

"Da statuto il Presidente dà attuazione alle decisioni che adotta collegialmente la nostra Giunta. Come ho scritto nel mio programma, il mio mandato è basato su due principi fondanti il  dialogo e la condivisione. Dialogo sempre, con tutti, in modo trasparente, ma quale strumento finalizzato ad analizzare i problemi e fare delle scelte condivise all’interno dei nostri organi direttivi."

Da un paio di anni la Regione ha promosso un tavolo per fronteggiare la crisi economica a cui partecipano i rappresentanti delle categorie economiche...

"Ritengo che sia molto importante che, in una regione così piccola come la Valle d’Aosta, i rappresentanti delle varie categorie economiche facciano insieme delle proposte concrete e condivise, superando gli elementi di frizione, per non disperdere energie e risorse, visto che le risorse si sono fortemente contratte e che è necessario utilizzarle in modo mirato. Nella logica di elaborare proposte concrete e condivise, l’esperienza dei tavoli, magari rivisti in funzione di quello che si è stato fatto e di quello che si potrebbe fare, potrebbe ripartire.”

Mi sembra che in Valle d'Aosta gli imprenditori guardano troppo al proprio orticello e poco al futuro della collettività?

"Non credo. Ci sono diversi esempi di imprese locali che affrontano sfide importanti proprio per avere una prospettiva di durata nel tempo, con tutte le ricadute positive che poi ha e avrà la collettività, ad esempio, in termini di mantenimento dell’occupazione."  

E' indubbio, però, che gli imprenditori, soprattutto i piccoli, resistono all'idea di mettersi insieme perché?

"I piccoli imprenditori, radicati sul territorio, per la maggior parte sono abituati a gestire in maniera autonoma i loro interessi e temono di perdere la loro autonomia mettendosi insieme. Fa ancora fatica a farsi strada il concetto di filiera, inteso come spazio comune di interessi, aspettative, contenuti e realtà economiche. Non tutti sanno che ci sono delle nuove forme di collaborazione più snelle e meno vincolanti di un consorzio o di una società, dove ogni partecipante mantiene il controllo della sua azienda e non mette a rischio il proprio patrimonio, come il contratto di rete. Nell’economia globalizzata il tema della dimensione diventa sempre più centrale per le imprese che intendono svilupparsi e crescere ed è un problema che investe anche la realtà valdostana, composta prevalentemente da aziende di piccole e piccolissime dimensioni."

Quali sono gli elementi che dovrebbero spingere a costituire una rete?

"Cerco di essere concreto. L’attenzione quotidiana degli imprenditori è concentrata prioritariamente sui costi e sui ricavi. Ebbene, la convenienza della rete sta proprio nel ridurre alcune voci di costo (personale dipendente che può essere distaccato, logistica, consulenze per l’export, commerciali, legali, gestionali e organizzative) e nell’aumentare alcune voci di ricavo (componenti realizzati dalle imprese partecipanti alla rete). E’ naturale che la rete non risolve tutti i problemi, ma è una formula leggera che obbliga le imprese a parlarsi, a fidarsi una dell’altra, a mettere insieme competenze e conoscenze. Oggi molte imprese sono ad un bivio o decrescono oppure cercano di collaborare per sopravvivere e svilupparsi."

Presidente, dalle sue parole colgo una l'intenzione di suonare la carica o sbaglio?

"Sono concetti che cerchiamo di condividere con gli imprenditori, bisogna essere più flessibili e nella flessibilità ci sta anche una parziale riduzione della propria autonomia. Certo, le piccole imprese hanno bisogno di un manager di rete che le aiuti a proseguire lungo una certa direzione per raggiungere degli obiettivi concreti."

Come rispondono le Istituzioni?

"Le Istituzioni sono sensibili al tema delle filiere e delle aggregazioni che costituiscono un punto di forza per far sviluppare la nostra economia. Nel Piano strategico regionale della politica di sviluppo 2014-2020, uno degli obiettivi tematici della strategia regionale è proprio è “Fare rete”, lavorare in rete, perché la riduzione delle risorse pubbliche disponibili rende indispensabili scelte più rigorose e una maggiore attenzione alla qualità e sostenibilità dei progetti. A livello concreto, nel bando della ricerca a valere sulla legge regionale n. 84/93 è stato inserito, per  esempio, un punteggio premiale per le imprese che presentano un progetto con un contratto di rete, è un primo passo."

C'è molta curiosità per la sua Presidenza proprio perché è Direttore generale di una partecipata regionale....

"CVA è un’azienda che opera nel mercato e per di più in un settore in forte evoluzione, dove c’è molta concorrenza. Dalla sua nascita CVA ha dimostrato di essere un’azienda che lavora con rigorosi criteri manageriali investendo, dando lavoro ad oltre 550 lavoratori a livello di Gruppo, con ricadute positive sull’economia regionale e continuerà a lavorare in questa direzione. Il fatto di essere un dirigente alla presidenza di Confindustria Valle d’Aosta non è la prima volta che accade e gli imprenditori valdostani hanno fatto una libera scelta. Per parte mia cercherò di non deluderli, anche perché l’Associazione funziona, se funziona la squadra che lavora con me, composta da imprenditori e dirigenti e se mi supporta".

In tanti lamentano la lentezza della burocrazia, la cui velocizzazione sarebbe un’operazione a costo zero...

"La burocrazia è un problema cronico dell'Italia. Le imprese di minori dimensioni, ma non solo loro, devono ricorrere a consulenti esterni per essere supportate negli adempimenti amministrativi e per evitare di incorrere in sanzioni, talvolta anche molto pesanti.

Sovente le decisioni devono essere armonizzate con le precedenti, rese fruibili e spiegate nei dettagli, si scontrano con norme incomplete e con una normativa europea che è complessa, complicando la vita di cittadini, imprese e degli stessi dipendenti pubblici.

La diffusione dell’informatizzazione ha ridotto le code agli sportelli, ma leggi, decreti e circolari, spesso in contraddizione tra loro, hanno comunque aumentato la burocrazia. Con questo non voglio dire che non ci sia nulla da fare e che bisogna arrendersi. La prima cosa da fare potrebbe essere verificare ex ante la fattibilità di una legge e lavorare fianco a fianco dei dipendenti pubblici, come sta facendo Confindustria Valle d'Aosta, per trovare delle soluzioni condivise, rispettose delle norme, che consentano agli imprenditori di dedicare il loro tempo a quello che sono capaci di fare: produrre beni e servizi e non carta."

Negli ambienti politici c'è chi dice che la crisi sia finita e che la situazione attuale sia un residuo di un fenomeno già passato, un’altra che invece sostiene che ci troviamo adesso nel pieno della crisi. Cosa pensa?

"La crescita mondiale è molto più lenta del passato e delle attese. Il rallentamento è generalizzato e diversi sono i fattori. Si parla, non a caso, di “stagnazione secolare”. Per uscire da questa situazione molto dipenderà dalla risposta delle politiche economiche, in particolare nei paesi avanzati. Politiche che devono, necessariamente, operare su più fronti.

Dal lato della domanda, occorre proseguire con gli stimoli monetari non convenzionali, dati i tassi di interesse nominali già ai minimi, e attuare significativi interventi di bilancio pubblico, soprattutto con spesa in investimenti e infrastrutture. Ciò vale particolarmente in Europa. Dal lato dell’offerta, è necessario favorire la spesa in R&S e puntare sulla qualità dell’istruzione, sul collegamento tra scuola e lavoro e sulla formazione permanente. E costruire una seria politica industriale per rafforzare il manifatturiero, settore ad alta dinamica della produttività e innovazione, con ricadute positive verso il resto dell’economia.

In generale, occorre accelerare lungo la strada delle riforme strutturali, per favorire un’efficiente riallocazione delle risorse e cogliere così le opportunità di crescita, là dove queste si presenteranno. Nell'insieme il Pil italiano è cresciuto ad un ritmo annualizzato di quasi l'1,5% e così l'occupazione, è un circolo virtuoso che sostiene i redditi e diffonde la fiducia. Bisogna però essere prudenti, i livelli di crescita sono lontanissimi da quelli del 2007."

Confindustria cosa fa per dare il suo contributo nell’affrontare questa situazione?

"Continua ad essere vicina alle imprese, fornendo informazioni puntuali, servizi e consulenza, per rispondere alle istanze dei propri associati, ma soprattutto cerca di tutelare in maniera efficace i loro interessi nei confronti dei decisori politici, la cui difesa costituisce per l'appunto la ragion d'essere di ogni associazione."

La politica iniziato a lavorare sul bilancio 2016. Cosa vi aspettate?

"Aspettiamo di vederlo"

 

p.m.

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