Consiglio Valle | giovedì 17 gennaio 2019 04:33

Consiglio Valle | venerdì 11 gennaio 2019, 11:04

No Tir valdostani allarmati per ipotesi raddoppio traforo Monte Bianco

No Tir valdostani allarmati per ipotesi raddoppio traforo Monte Bianco

Entro questo mese il CdA della SITMB dovrebbe pronunciarsi a favore del raddoppio del traforo del Monte Bianco. La scusa, per tornare alla carica con questa minaccia, è che sarebbero necessari degli importanti lavori di rifacimento della volta del traforo.

Secondo gli studi della SITMB, se le opere di manutenzione straordinaria verranno effettuate chiudendo totalmente il Tunnel alla circolazione, saranno necessari 3 o 4 anni, altrimenti, lavorando con il traforo parzialmente aperto, saranno necessari circa 25 anni. Sarebbe quindi opportuno realizzare preventivamente una nuova canna di circolazione e quando questa sarà praticabile, effettuare i lavori alla volta dell'attuale traforo.

Di chiusura per un periodo prolungato si era già parlato ad aprile scorso, e le stime più allarmanti erano già state smentite da fonti vicine al traforo stesso che avevano precisato che l’ipotesi di una chiusura per il tunnel era più che improbabile, considerando anche il danno economico che ne conseguirebbe. E' evidente che le minacce di chiusura servono soltanto a convincere la popolazione dell'ineluttabilità della costruzione di una seconda canna, ma solo i più creduloni possono cascarci.

In realtà siamo di fronte a una guerra commerciale con il traforo del Fréjus, per non perdere fette di mercato: altri lavori con conseguenti limitazioni al traffico indirizzerebbero i mezzi pesanti verso un valico più comodo che sta già raddoppiando il suo traforo. Lo ha perfettamente capito l’amministratore delegato del Fréjus Umberto Tosoni che in assemblea ha dichiarato che «la chiusura parziale programmata del traforo del Bianco, per importanti lavori di lunga durata in concomitanza con l’apertura della seconda galleria del Fréjus avrà probabilmente effetti positivi sul traffico».

Capiamo il timore della SITMB di perdere ingenti guadagni, ma come abitanti di questa valle non siamo troppo affranti davanti alla prospettiva di una riduzione del transito, sotto le nostre finestre, di merci prodotte lontano e destinate a mete spesso ancora più lontane. La Valle non è un semplice corridoio commerciale inquinato, ma una meta turistica d'eccellenza la cui qualità di vita e ambientale va tutelata con buona pace degli azionisti della SITMB e dei loro dividendi. Siamo quindi di fronte a un grossolano ricatto: se non ci lasciate raddoppiare per competere con il Fréjus chiudiamo il traforo. Nei prossimi giorni il Governo Regionale dovrà indicare ai suoi rappresentanti nel CdA della società come comportarsi.

Gli ricordiamo che il Consiglio regionale si è già espresso, più volte, contro il raddoppio del tunnel e che lo stesso Consiglio ha sempre ribadito che ogni decisione in merito è di sua competenza e non solo della Giunta, ma il copione però sembra già scritto: nessun politico vuole, a parole, aumentare il traffico e l'inquinamento, tutti sono contro il raddoppio, ma se si parla di una galleria di servizio, allora ... 

Allora ricordiamoci che: Al Fréjus, quella che doveva essere una galleria di servizio si è, strada facendo, trasformata in seconda canna di circolazione;Soluzioni tecniche per fare i lavori necessari senza dover chiudere completamente il tunnel al traffico esistono sicuramente, come lo dimostrano quelli appena terminati, ma di fronte a questa emergenza un dubbio sorge spontaneo. I lavori per la riapertura dopo l'incidente, almeno secondo la propaganda dell'azienda, ci avevano lasciato un traforo all'avanguardia, un gioiello di sicurezza e tecnologia.

Come mai dopo appena 16 anni è tutto da rifare? Dopo la tragica esperienza del ponte Morandi a Genova ci chiediamo come siano stati effettivamente fatti i lavori e la manutenzione da parte di una società che fa anch'essa, in parte, riferimento al gruppo Benetton;Studi seri e indipendenti e non commissionati ad hoc dimostrano come ogni nuova infrastruttura porti un aumento del traffico.

Noi valdostani sappiamo fin troppo bene come le società autostradali non siano enti benefici e pensino soltanto ai propri guadagni, a scapito di tutta la popolazione. Come credere che Benetton e soci investano in un nuovo tunnel senza voler aumentare i transiti? Secondo la SITMB il raddoppio del traforo ridurrebbe le code e quindi l'inquinamento senza aumentare i transiti. Le code sono un fenomeno preoccupante dal punto di vista ambientale, ma estremamente circoscritto ad alcuni giorni dell'anno e sicuramente gestibile in modo migliore.

E chiaro invece che una modifica dei parametri di circolazione (70 km/h, 150 m di interdistanza tra veicoli, divieto di sorpasso), necessaria per ridurre le code, porterà ad un aumento del traffico.Si parla di raddoppio del traforo senza mai menzionare il fatto che per 4 o 5 anni avremmo in Valdigne, oltre al traffico abituale (ricordiamoci che nel 2017 il traforo ha sfiorato i 2mln di passaggi), quello generato da un cantiere enorme sotto ai piedi del Monte Bianco, dove in poche centinaia di metri troviamo già: i villaggi di Entrèves e La Palud, due funivie, tra cui la skyway, l'uscita dell'autostrada e il traforo esistente.

Un vero toccasana per la salute degli abitanti e il turismo locale, come ha ben capito il consigliere della RAV Filippo Gérard, primo e per ora unico acceso sostenitore del raddoppio. Sarebbe l'ennesima concessione al profitto di pochi, sacrificando la salute e l'ambiente di tutti. Se guardiamo al di là del Monte Bianco i nostri amici della Vallée de l'Arve sono da sempre contrari al raddoppio.

Solo nel 2018, sia il Governo centrale che il Sindaco di Chamonix hanno ribadito il no a qualsiasi ipotesi di raddoppio: “Ce projet vient contredire tous les efforts déployés depuis de nombreuses années par le territoire pour limiter l'impact des activités humaines sur la santé et l'environnement et construire un développement durable local".

La minaccia del raddoppio sia un'occasione per lavorare insieme alla difesa del nostro territorio;Di fronte ad un'opera del genere, nel paese dei "gilets jaunes", la reazione popolare sarebbe superiore alle proteste già significative avvenute dopo l'incendio del 1999 Come ricordato dai francesi, il raddoppio è « incompatible avec la candidature du Mont-Blanc à l'UNESCO ».

Ricordiamo ai nostri avversari – i Benetton di Autostrade per l'Italia, i potentati economici, legali e e illegali, che si arricchiscono con le opere pubbliche – che loro hanno tempo e ricchezza, ma noi abbiamo il legame con il territorio. Ci auguriamo che la Valle d'Aosta agisca in modo che i lavori alla volta non siano il cavallo di troia per il raddoppio, ma l'occasione per ridurre radicalmente il traffico commerciale ai piedi di un sito unico al mondo, restituendo così al Tunnel la sua originaria funzione di liaison europea e ai suoi paesi la vocazione di eccellenze turistiche e non di corridoio degradato e inquinato per le merci.

Nora Girardi, Patrick Perrier, Alexandre Glarey

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