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ATTUALITÀ | 04 ottobre 2026, 20:12

Sicurezza ad Aosta, non bastano più le parole: il Comune dica quanti controlli ha fatto e quali divieti ha davvero fatto rispettare

Dopo la grave aggressione di via Guido Rey e il secondo episodio violento nel centro storico, il sindaco richiama alla prudenza e rivendica le misure già adottate dal Comune. Ma proprio le sue parole impongono una domanda: se le azioni sono «concrete», quali sono i risultati? Quanti controlli sono stati effettuati, quante violazioni accertate e quante ordinanze realmente fatte rispettare?

IL sindaco di Aosta Raffaele Rocco

IL sindaco di Aosta Raffaele Rocco

La solidarietà alla vittima e ai suoi familiari è doverosa. Il ringraziamento alle forze dell'ordine e al personale sanitario è altrettanto scontato. E nessuno, tantomeno un'amministrazione comunale, può sostituirsi agli investigatori nel ricostruire le responsabilità della grave aggressione avvenuta nella zona di via Guido Rey e del secondo episodio violento registrato nella stessa notte nel centro storico. Ma proprio mentre il sindaco invita a non alimentare la paura, è necessario spostare la discussione dal terreno delle dichiarazioni a quello dei fatti.

Nella sua dichiarazione di domenica 4 ottobre 2026, il sindaco sostiene che «le dinamiche dei due episodi sono ancora oggetto di accertamento» e che occorre «rispettare il lavoro degli investigatori, evitando ricostruzioni non verificate». È difficile contestare questo principio. Le responsabilità penali spettano agli investigatori e alla magistratura e non possono essere stabilite attraverso comunicati politici o articoli di giornale.

Ma c'è un altro piano, altrettanto importante, che non riguarda le indagini: quello della prevenzione e dei controlli di competenza dell'amministrazione comunale.

Ed è qui che il discorso del sindaco merita di essere messo alla prova.

Il primo cittadino afferma infatti che «non è intenzione dell'Amministrazione sottovalutare la gravità di quanto emerso», aggiungendo però che «non accetterò neppure che la paura venga alimentata descrivendo Aosta come una città fuori controllo». Bene. Ma nessuno dovrebbe chiedere al sindaco di definire Aosta una città «fuori controllo». Gli si chiede qualcosa di molto più semplice e concreto: dimostrare con i numeri quanto il Comune stia effettivamente controllando il territorio.

Perché una città non viene definita sicura o insicura sulla base delle dichiarazioni del sindaco. La percezione può essere diversa da quella istituzionale, ma i dati possono essere verificati. E allora sarebbe interessante sapere quanti controlli della Polizia locale sono stati effettuati nelle zone considerate più sensibili, soprattutto nelle ore serali e notturne; quanti verbali sono stati elevati; quante violazioni delle ordinanze sono state accertate; quanti provvedimenti sono stati adottati e con quali risultati.

Il sindaco rivendica poi che «le azioni già avviate — dal potenziamento della Polizia locale all'ampliamento della videosorveglianza, dal miglioramento dell'illuminazione ai controlli amministrativi e ai servizi congiunti — sono concrete». È proprio questa affermazione che non può rimanere senza una verifica.

Concrete in che senso?

Quanti agenti in più sono stati effettivamente impiegati? In quali turni? Quante ore aggiuntive di presidio sono state garantite? Quanti esercizi commerciali sono stati controllati? Quante irregolarità sono state riscontrate? Quante sanzioni sono state comminate? Quali ordinanze sono state controllate e con quale frequenza?

Sono domande semplici. E soprattutto sono domande alle quali si dovrebbe poter rispondere con dati ufficiali.

Perché se un'amministrazione dice di avere potenziato i controlli, il passaggio successivo non può essere una nuova dichiarazione rassicurante. Deve essere la pubblicazione dei risultati.

Lo stesso vale per le ordinanze. Il sindaco parla di «controlli amministrativi», ma la sicurezza amministrativa non consiste nell'emanare un provvedimento e poi archiviarlo. Un divieto ha senso soltanto se viene verificato e, quando viene violato, se produce conseguenze. Altrimenti rischia di trasformarsi in un pezzo di carta incapace di modificare ciò che accade realmente nelle strade.

Ed è questo il punto sul quale la risposta dell'amministrazione appare ancora insufficiente: non basta elencare gli strumenti disponibili, bisogna dimostrare che vengono utilizzati.

Il sindaco sostiene inoltre che «le azioni già avviate» saranno «adattate all'evoluzione dei fenomeni». Anche in questo caso la domanda è inevitabile: quali fenomeni erano stati rilevati prima della notte tra 3 e 4 ottobre? Quali aree erano state considerate maggiormente problematiche? Quali servizi erano stati predisposti? E, dopo quanto accaduto, quali controlli aggiuntivi verranno concretamente effettuati e da quando?

Non si tratta di chiedere al Comune di prevedere le aggressioni. Nessuna amministrazione può farlo. Si tratta di capire se i fenomeni di degrado, consumo eccessivo di alcol, risse, disturbo e frequentazione problematica degli spazi pubblici — laddove documentati — siano stati affrontati con controlli proporzionati e continui.

Il sindaco chiede poi «rigore nelle parole e rispetto per le persone coinvolte e per le indagini in corso». Anche questo è condivisibile. Ma il rigore non può essere richiesto soltanto a chi critica. Deve essere un criterio dell'intera comunicazione istituzionale.

Se si afferma che le misure sono «concrete», allora bisogna fornire i dati che lo dimostrano.

Se si afferma che la Polizia locale è stata potenziata, bisogna dire quanto.

Se si parla di controlli amministrativi, bisogna dire quanti.

Se si parla di ordinanze, bisogna dire quante violazioni sono state accertate.

Se si parla di videosorveglianza, bisogna spiegare quale copertura è stata aggiunta e quale ruolo sta svolgendo concretamente.

Se si parla di servizi congiunti, bisogna indicare con quale frequenza vengono svolti e in quali aree.

È questo il contraddittorio che serve ad Aosta. Non quello tra chi vuole descrivere la città come un Far West e chi vuole invece rassicurare tutti che la situazione è sotto controllo. La discussione seria sta nel mezzo: quali sono i problemi documentati e che cosa sta facendo concretamente l'amministrazione per affrontarli?

Perché il rischio, altrimenti, è che ogni episodio grave produca lo stesso copione: solidarietà alla vittima, ringraziamenti alle forze dell'ordine, appello a non alimentare la paura e richiamo alle misure già adottate.

Ma dopo le parole devono arrivare i numeri.

Il sindaco afferma che «la sicurezza dei cittadini non può diventare una gara a chi genera più paura, ma deve essere un terreno di responsabilità comune, fermezza e collaborazione». È una frase che può essere condivisa sul piano dei principi. Ma proprio la «fermezza» evocata dal primo cittadino deve tradursi in azioni verificabili.

Perché la sicurezza non si comunica: si controlla, si previene e si fa rispettare.

E se esistono divieti e ordinanze, il primo dato da conoscere è quanti controlli siano stati fatti per verificarne il rispetto.

Dopo una notte nella quale una persona è rimasta gravemente ferita e nel centro storico si è verificato un secondo episodio violento, non è chiedere troppo. È il minimo che i cittadini possano pretendere dalla propria amministrazione.

Le parole del sindaco chiedono responsabilità. I fatti devono dimostrare che quella responsabilità c'è stata e continua a esserci.

pi.mi.

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