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FEDE E RELIGIONI | 03 ottobre 2026, 08:00

Leone XIV agli artisti: «La Chiesa ha bisogno di voi per custodire l’umano»

Il Papa incontra artisti e curatori nell’ambito dell’iniziativa «L’arte della possibilità: tessere insieme» e rilancia il ruolo della creatività nella difesa della dignità della persona. Dal Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia alla sfida dell’intelligenza artificiale: «L’arte non è un accessorio, è ascolto delle ferite dell’umanità, della sua sete di bellezza, giustizia e pace»

Leone XIV agli artisti: «La Chiesa ha bisogno di voi per custodire l’umano»

L’arte non è un lusso, né un semplice ornamento della vita culturale. Per Leone XIV è uno degli strumenti con cui la società può continuare a interrogarsi su se stessa e, soprattutto, a non perdere di vista la persona. È questo il messaggio consegnato dal Papa agli artisti e ai curatori ricevuti nella Sala del Concistoro del Palazzo apostolico, nell’ambito dell’incontro «L’arte della possibilità: tessere insieme», promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione.

Il Pontefice ha voluto innanzitutto ringraziare quanti, negli ultimi anni, hanno collaborato con la Santa Sede mettendo l’arte al servizio del dialogo e aprendo «vie nuove». Tra le esperienze citate c’è anche quella del Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia, diventato uno degli appuntamenti attraverso i quali la Chiesa si è confrontata con il mondo dell’arte contemporanea.

L’incontro arriva a pochi giorni dalla visita di Leone XIV, il 21 settembre, al Dicastero per la Cultura e l’Educazione cattolica. In quell’occasione il Papa aveva sottolineato il valore di un linguaggio capace di mettere in comunicazione persone e culture diverse. Oggi, davanti a un gruppo di circa 30 artisti e curatori, è tornato sul tema, allargando lo sguardo alle trasformazioni che stanno investendo la società.

Tra i presenti figuravano rappresentanti delle Biennali di Architettura del 2023 e del 2025, delle Biennali d’Arte del 2024 e del 2026, dell’iniziativa Conciliazione 5 del 2025 e del 2026 e dell’Osservatorio per la Chiesa e le Culture Visive Contemporanee. Esperienze diverse, ma accomunate dalla ricerca di un confronto tra la Chiesa e il mondo della cultura contemporanea.

Per Leone XIV il punto di partenza è chiaro: «La Chiesa non ha mai considerato l’arte un accessorio». L’arte, ha spiegato, può diventare un luogo nel quale ascoltare ciò che accade nella società, comprese le sue ferite, le sue paure e le sue domande più profonde.

Il Papa ha ricordato in particolare l’esperienza realizzata nel carcere della Giudecca, che Papa Francesco aveva visitato. Un progetto che ha avuto un’eco internazionale e che, secondo Leone XIV, ha avuto anche il merito di mettere in discussione il rapporto tradizionale tra arte e pubblico. In quel caso, ha osservato, è stato il luogo della reclusione a «insegnare qualcosa all’arte e a tutti noi».

Il riferimento è quindi tornato alla dignità della persona, un tema affrontato anche nel recente incontro all’Accueil Notre-Dame di Lourdes. La dignità, ha ricordato il Pontefice, appartiene a ogni persona «per il fatto stesso di esistere» ed è «sempre più grande della sua fragilità o dei suoi errori». È anche qui che l’arte può assumere un ruolo particolare: raccontare la persona senza ridurla alle sue difficoltà o ai suoi fallimenti.

A Venezia, intanto, prosegue il progetto «The Ear is the Eye of the Soul», «L’orecchio è l’occhio dell’anima», realizzato nell’ambito della Biennale 2026. Un’esperienza costruita attorno all’idea di un’arte capace di dare forma alle grandi domande dell’uomo. Leone XIV ha richiamato anche Sant’Agostino, ricordando che «l’arte, quando è autentica, è animata da questa inquietudine».

È questa inquietudine, secondo il Papa, a rendere l’arte particolarmente preziosa in una società dominata dalla velocità, dalla tecnica e dal consumo. Il rischio è quello di uno sguardo sempre più superficiale, incapace di fermarsi davanti a ciò che richiede tempo per essere compreso.

Leone XIV ha utilizzato una metafora efficace: l’arte come un motore di ricerca che non si limita a raccogliere informazioni, ma mette in relazione i fatti e li inserisce dentro una trama. In altre parole, non si limita a mostrare la realtà, ma può aiutare a interpretarla.

«La vostra arte, quando resiste all’appiattimento, quando rallenta lo sguardo, quando costringe a sostare davanti a ciò che non si lascia consumare, è una forma di rigenerazione culturale e spirituale», ha detto il Papa agli artisti. Parole che indicano una funzione precisa: restituire profondità a uno sguardo che rischia di essere continuamente sollecitato, ma sempre meno capace di fermarsi.

Il discorso si è quindi spostato sulla sfida più attuale, quella dell’intelligenza artificiale. Leone XIV ha richiamato le parole pronunciate da San Paolo VI durante la Messa con gli artisti del 1964, collegandole a quelle rivolte nei giorni scorsi all’Unesco e ai riferimenti contenuti nell’enciclica Magnifica humanitas.

Il tema è quello di una collaborazione rinnovata tra Chiesa e mondo della cultura, anche per affrontare una questione sempre più concreta: come distinguere ciò che nasce dall’esperienza e dalla creatività dell’uomo da ciò che viene prodotto dalle macchine.

«Anch’io oggi vi dico: la Chiesa ha bisogno di voi», ha affermato Leone XIV. Una frase che rappresenta il punto centrale del suo intervento e che acquista un significato particolare proprio nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Il Papa ha infatti sottolineato l’urgenza di «distinguere l’arte umana da ciò che viene prodotto dalle macchine». Non soltanto una questione tecnica, ma una domanda sul valore della creatività e sul posto della persona in una società nella quale le macchine sono sempre più capaci di generare immagini, testi e contenuti.

Per Leone XIV, dunque, l’alleanza tra Chiesa e artisti non appartiene al passato. Al contrario, proprio mentre la tecnologia accelera e modifica il modo di produrre e consumare cultura, l’arte può continuare a svolgere una funzione essenziale: aiutare a riconoscere ciò che rende l’uomo irriducibile a una semplice sequenza di dati, immagini o prestazioni. E, soprattutto, ricordare che dietro ogni opera, ogni domanda e ogni ricerca di bellezza c’è una persona da ascoltare e da custodire.

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