La demenza non riguarda soltanto la persona che riceve una diagnosi. Coinvolge la famiglia, modifica gli equilibri quotidiani e pone nel tempo esigenze sanitarie, assistenziali e sociali che difficilmente possono essere affrontate da un unico servizio. È proprio sulla continuità della presa in carico e sulla capacità di costruire una rete attorno alla persona che l’Azienda USL della Valle d’Aosta sta sviluppando il proprio modello di intervento.
Al centro c’è il Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) della Geriatria dell’Ospedale regionale di Aosta, che segue mediamente circa 300 pazienti all’anno, con un’attività in costante aumento. La presa in carico non si limita alla diagnosi e alla terapia farmacologica, ma comprende valutazione multidisciplinare, stimolazione cognitiva, sostegno ai caregiver, integrazione con i servizi territoriali e interventi direttamente a domicilio.
«La medicina degli ultimi decenni ha rincorso alcuni miti, primo tra tutti quello di curare la longevità. La longevità non è una malattia: quello che dobbiamo fare è supportare la famiglia perché i propri cari, con le loro fragilità, non finiscano la propria autonomia in un letto», osserva il direttore sanitario dell’Azienda USL, Mauro Occhi. Per Occhi, mantenere le relazioni e sostenere la presenza della famiglia può avere un ruolo particolarmente importante, anche perché «l’esperienza dimostra che mantenere le relazioni ha un’efficacia anche superiore a quella dei farmaci». Da qui, aggiunge, la necessità di mettere le famiglie nelle condizioni di continuare a essere presenti accanto ai propri cari.
Sulla stessa impostazione si colloca l’intervento dell’assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali, Carlo Marzi, secondo il quale accompagnare una persona con un disturbo cognitivo rappresenta una delle sfide assistenziali più complesse, tanto per i familiari e i caregiver quanto per i servizi sociosanitari. Le politiche regionali, sottolinea Marzi, devono quindi andare oltre la gestione del singolo sintomo e mettere al centro la persona insieme al nucleo familiare che la sostiene. In questa prospettiva si inseriscono le azioni previste dal Piano regionale delle attività finanziate attraverso il Fondo Alzheimer e Demenze, insieme al lavoro della Cabina di regia e dei Tavoli tecnici regionali e nazionali. L’obiettivo indicato è quello di costruire un sistema flessibile capace di collegare strutture sanitarie, servizi territoriali, servizi sociali, progetti, comunità e famiglie, anche attraverso la collaborazione delle associazioni.
Il CDCD dispone di un’équipe composta da 3 geriatri, 2 neurologi, 3 neuropsicologi, 3 educatori, 1 infermiera e 1 assistente sociale. Una composizione che consente di affrontare i bisogni della persona sotto diversi profili, da quello clinico e cognitivo a quello assistenziale e sociale.
«Stiamo lavorando per rendere il CDCD sempre più un servizio di prossimità, facilmente accessibile alle persone e alle famiglie, ma al tempo stesso un centro di riferimento specialistico per tutta la Valle d’Aosta», spiega il direttore della Geriatria dell’Ospedale valdostano, Franz De La Pierre. Le competenze dell’équipe permettono infatti di seguire anche i nuovi orientamenti terapeutici e le più recenti opportunità farmacologiche, che richiedono percorsi di valutazione e presa in carico sempre più qualificati.
La dimensione multidisciplinare è particolarmente importante fin dalle prime fasi della malattia. «La demenza rappresenta oggi una vera e propria emergenza sanitaria e assistenziale, con un importante coinvolgimento della famiglia, che rappresenta il principale supporto per l’anziano non autosufficiente», spiega la geriatra del CDCD Laura Manzini. Il Centro costruisce un piano di cura farmacologico e non farmacologico coinvolgendo l’intero nucleo familiare.
La rete territoriale diventa quindi una componente essenziale del percorso. «È fondamentale agire su più fronti, dalla prevenzione primaria alla diagnosi tempestiva e all’intervento terapeutico, fino alle azioni rivolte a contenere gli effetti della malattia», sottolinea Manzini. Nelle demenze, aggiunge, la presa in carico riguarda inevitabilmente anche familiari e caregiver, chiamati quotidianamente a gestire gli effetti della malattia.
Tra le attività non farmacologiche c’è la “Palestra della Mente”, dedicata alle persone con demenza in fase iniziale o intermedia. Nel 2025 sono stati 90 i pazienti coinvolti, un numero in crescita. Il percorso utilizza il lavoro di 3 educatori, 3 neuropsicologi e 1 geriatra e punta a stimolare e mantenere le capacità cognitive residue, sostenere l’autonomia e creare occasioni di relazione e socializzazione.
All’interno dello stesso percorso è attivo anche il servizio di Montagnaterapia, rivolto ai pazienti con diagnosi di disturbo cognitivo che partecipano alla “Palestra della Mente”. Le attività prevedono passeggiate di gruppo in montagna accompagnate da uno o due educatori professionali e da una guida naturalistica. Alle uscite si affiancano momenti di rielaborazione in aula, durante i quali vengono svolte attività di stimolazione cognitiva. Movimento, relazione, orientamento e lavoro sulle capacità residue diventano così parti dello stesso percorso.
La rete dell’Azienda USL non si ferma però agli ambulatori. Con il progetto “A Casa è Meglio” l’intervento entra direttamente nelle abitazioni e oggi coinvolge 30 famiglie, anche in questo caso con un numero in aumento. Il servizio, realizzato insieme alla Cooperativa Noi e Gli Altri, coinvolge 5 psicologi, 3 educatori e 1 operatore socio-sanitario.
L’obiettivo è fornire ai familiari e agli assistenti alla persona strumenti concreti per affrontare la quotidianità. «L’équipe multidisciplinare si propone di fornire ai familiari o agli assistenti alla persona un kit di strumenti pratici per la gestione a domicilio di persone con malattie neurodegenerative, come demenze, Alzheimer e Parkinson», spiega la neuropsicologa Erica Farinet. Il lavoro parte dall’osservazione della singola situazione, per individuare strategie adeguate e valutare le criticità presenti all’interno del nucleo familiare, anche in vista dell’eventuale attivazione di successivi interventi domiciliari mirati.
Una rete, dunque, che prova a spostare progressivamente il baricentro della cura dalla sola struttura sanitaria a un sistema più ampio, nel quale ospedale, territorio, domicilio, professionisti, associazioni e famiglie sono chiamati a dialogare. È anche su questa integrazione che si gioca una parte importante della possibilità di mantenere il più a lungo possibile autonomia, relazioni e qualità della vita.
Per far conoscere più da vicino servizi e opportunità e creare un momento di confronto con la popolazione, in occasione della Giornata mondiale contro l’Alzheimer, l’Associazione Alzheimer Valle d’Aosta organizza per sabato 19 settembre 2026, a partire dalle 16:00, al Centro polivalente di Pollein, in Grand Place, l’iniziativa “Aperitivo Alzheimer – Insieme, per non dimenticare”.
L’appuntamento, realizzato con il patrocinio della Regione Autonoma Valle d’Aosta, dell’Azienda USL della Valle d’Aosta e del Comune di Pollein, vedrà la partecipazione anche dell’Associazione Parkinson Valle d’Aosta. Nel corso del pomeriggio saranno illustrati i servizi del CDCD e le possibilità di sostegno disponibili per le persone con disturbi cognitivi e per le loro famiglie.
Saranno presenti i professionisti dell’Azienda USL, tra cui Franz De La Pierre, direttore della Geriatria dell’Ospedale “Parini”, insieme agli operatori impegnati nei percorsi dedicati alle demenze. I volontari dell’Associazione Alzheimer Valle d’Aosta e dell’Associazione Parkinson Valle d’Aosta saranno inoltre a disposizione per presentare le rispettive attività.
Il programma prevede anche la presentazione del libro “La memoria fragile” del professor Paolo Maria Rossini, oltre alla presenza di operatori sociosanitari ai quali sarà possibile rivolgersi per ricevere informazioni sui servizi. La giornata si concluderà con un momento conviviale e un aperitivo.
L’iniziativa di Pollein diventa così anche un’occasione per rendere più visibile una rete che spesso, per chi non la conosce, può risultare difficile da individuare proprio nel momento in cui una famiglia si trova ad affrontare una diagnosi. Conoscere i servizi disponibili, sapere a chi rivolgersi e poter contare su un percorso che accompagni non soltanto il paziente ma anche chi se ne prende cura rappresentano elementi essenziali per affrontare una malattia che, nel tempo, coinvolge l’intero nucleo familiare.













