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FEDE E RELIGIONI | 25 agosto 2026, 08:00

Il Papa: «Nessuna famiglia con una persona disabile deve sentirsi abbandonata»

Ricevendo in Vaticano la Federazione spagnola Marsodeto, che da 45 anni sostiene persone con disabilità intellettiva e paralisi cerebrale e le loro famiglie, Leone XIV rilancia il valore dell’inclusione, della solidarietà e della dignità umana. Per il Pontefice, riconoscere nei più fragili «lo sguardo di Cristo» significa trasformare la società e rendere concreta la responsabilità verso chi rischia maggiormente di essere lasciato ai margini

Il Papa: «Nessuna famiglia con una persona disabile deve sentirsi abbandonata»

Dietro una realtà che oggi accompagna oltre 2.700 persone c’è un sogno nato più di quattro decenni fa, quando le risorse erano scarse ma qualcuno decise di guardare oltre la disabilità e di riconoscere, prima di tutto, la persona. È la storia della Federazione spagnola Marsodeto, nata a Toledo negli anni Ottanta per iniziativa di don Marcelino Casas Puente e ricevuta da Papa Leone XIV in Sala Clementina durante il pellegrinaggio a Roma organizzato in occasione dei 45 anni della sua fondazione.

Nel ricordare questa esperienza, il Pontefice ha scelto di partire proprio dall’intuizione originaria: fare in modo che «nessuna famiglia in cui vivesse una persona con disabilità intellettiva rimanesse abbandonata». Non soltanto dunque l’assistenza alla persona con disabilità, ma una presa in carico capace di comprendere anche il nucleo familiare, spesso chiamato ad affrontare per anni difficoltà economiche, organizzative, educative e psicologiche.

È un punto che assume un peso particolare anche sul piano sociale. L’inclusione, infatti, non può essere affidata esclusivamente alla buona volontà delle famiglie o delle associazioni. Richiede servizi, risorse, competenze e una responsabilità condivisa tra istituzioni, comunità e società civile. L’esperienza di Marsodeto, cresciuta fino a coinvolgere migliaia di persone e anche una significativa rappresentanza istituzionale, mostra come un progetto nato dal basso possa trasformarsi nel tempo in una rete strutturata di sostegno.

Leone XIV ha insistito soprattutto sulla necessità di cambiare lo sguardo. Nel volto delle persone più fragili, ha detto, è possibile riconoscere «lo stesso Gesù Cristo». Non si tratta soltanto di un richiamo spirituale, ma di un criterio con cui misurare la qualità della convivenza civile: una società è davvero inclusiva quando non considera la vulnerabilità come un peso da sopportare, ma riconosce nelle persone con disabilità una presenza capace di arricchire l'intera comunità.

Da qui il riferimento del Papa a valori come «la solidarietà, la difesa della dignità umana e la piena inclusione». Sono principi che assumono anche una dimensione politica ed economica, soprattutto in una fase nella quale le famiglie con persone fragili devono spesso confrontarsi con costi crescenti, servizi non sempre omogenei e difficoltà nel conciliare assistenza, lavoro e vita familiare. Sostenere queste famiglie significa quindi anche evitare che la disabilità produca isolamento sociale o condizioni di maggiore vulnerabilità economica.

Il Pontefice ha riconosciuto il lavoro spesso invisibile che accompagna queste realtà: un impegno quotidiano fatto di cura, accompagnamento e responsabilità che raramente conquista le prime pagine, ma che rappresenta una parte essenziale del tessuto sociale. È proprio in questo lavoro nascosto, ha sottolineato, che può diventare «molto gratificante scoprire, nel volto di ogni persona, lo stesso Gesù Cristo».

La prospettiva proposta da Leone XIV lega così fede e responsabilità sociale. «Saper riconoscere, nelle vite dei più deboli e vulnerabili, lo sguardo di Cristo che ci interpella», ha affermato, «è qualcosa che ci fa crescere come società umana e cristiana». La crescita evocata dal Papa non riguarda dunque soltanto la dimensione religiosa: implica un'evoluzione culturale nella quale la dignità della persona viene posta davanti alla sua condizione di fragilità.

Nel concludere l'incontro, Leone XIV ha affidato a Maria la Federazione e le famiglie che essa accompagna, chiedendo «coraggio nei momenti di maggiore difficoltà». Ha quindi richiamato il rapporto tra fede, amore e carità, ricordando che «l’amore di Cristo ci spinge verso i fratelli» e che la sollecitudine verso gli altri rappresenta una prova concreta della fede.

Il messaggio che arriva dall'incontro con Marsodeto supera così i confini della Spagna e della stessa esperienza ecclesiale. In una società chiamata a confrontarsi con l'invecchiamento della popolazione, la crescita dei bisogni assistenziali e la necessità di conciliare sostenibilità dei servizi e diritti delle persone, la questione della disabilità interroga direttamente le istituzioni e la comunità. La sfida, in fondo, è quella indicata dal Papa: non limitarsi a proteggere chi è più fragile, ma costruire una società nella quale nessuna famiglia debba affrontare da sola il peso della vulnerabilità e nella quale ogni persona, indipendentemente dalle proprie capacità, sia riconosciuta pienamente parte della comunità.

je.fe.

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