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Informazioni pratiche | 20 giugno 2026, 13:02

Reciproca convenienza: il TFR cambia rotta e i lavoratori hanno ancora una scelta

Una riforma attesa da oltre un decennio riporta al centro il tema del Trattamento di Fine Rapporto e della previdenza complementare. Tra vantaggi fiscali, nuove regole per le imprese e un sistema ancora poco conosciuto, molti lavoratori rischiano di aver perso anni preziosi di accumulo. Ma la possibilità di attivare subito un percorso previdenziale alternativo resta aperta

Renzo Pieropan

Renzo Pieropan

Il tema del TFR torna di attualità in un momento in cui la previdenza, più che una scelta, sembra diventata una necessità. La cosiddetta “reciproca convenienza” tra lavoratore e fondo pensione, oggi, è più evidente di ieri: il trattamento fiscale del TFR lasciato in azienda è nettamente meno favorevole rispetto a quello conferito alla previdenza complementare.

Quando il TFR resta in azienda, infatti, viene tassato al momento della liquidazione con un’aliquota separata che si basa sulla media Irpef degli ultimi cinque anni di lavoro. In pratica, una tassazione che può oscillare in modo significativo, spesso penalizzante. Diverso il discorso per chi sceglie un fondo pensione: in questo caso la tassazione finale sul capitale può scendere fino a un’aliquota massima del 15%, con riduzioni progressive fino al 9% dopo 35 anni di permanenza. Numeri che parlano da soli.

Per dare un’idea concreta: su un TFR lordo di 100.000 euro maturato in circa 25 anni, lasciandolo in azienda il lavoratore può arrivare a pagare anche 28.000 euro di tasse. Versandolo in un fondo pensione, la tassazione scende attorno ai 12.000 euro. Un differenziale importante, che si traduce in un risparmio netto immediato anche di 16.000 euro.

A questo si aggiunge un altro elemento spesso sottovalutato: la previdenza integrativa non è solo uno strumento fiscale, ma anche finanziario. I fondi negoziali di categoria, infatti, hanno costi di gestione generalmente molto bassi, spesso inferiori allo 0,5% annuo, e nel lungo periodo possono trasformare il TFR in un capitale più solido e strutturato.

Eppure, il sistema arriva con un ritardo storico. Una riforma che, nella sua impostazione, era già nell’aria ai tempi del governo Prodi nel 2010, ma che tra rinvii e mancate attuazioni è rimasta incompiuta per anni. Nel frattempo, una parte consistente dei lavoratori – soprattutto nelle aziende medio-piccole – è rimasta fuori da un meccanismo che avrebbe potuto garantire una crescita previdenziale più stabile e conveniente.

Oggi la situazione cambia ancora: nel biennio 2026-2027 l’obbligo scatterà per le aziende con almeno 60 dipendenti, per poi scendere a 50 tra il 2028 e il 2031 e arrivare a 40 dal 2032 in poi. Restano esclusi i dipendenti pubblici e i lavoratori domestici.

Il punto, però, non è solo normativo. È culturale. Perché il “silenzio-assenso” sulla destinazione del TFR ha un prezzo, e non è più rinviabile ignorarlo. Chi non ha scelto negli anni scorsi si trova oggi con una minore capitalizzazione previdenziale rispetto a chi ha aderito subito ai fondi.

Ed è qui che emerge la considerazione più concreta: non tutto è perso. Chi oggi lavora in aziende medio-piccole può ancora attivare un percorso previdenziale complementare e recuperare parte del tempo “perduto” attraverso una pianificazione più consapevole.

Il consiglio operativo è semplice: informarsi, simulare, confrontare. Gli strumenti del Ministero del Lavoro e degli enti previdenziali permettono già oggi di capire quale sarebbe l’impatto reale della scelta.

In questa fase di transizione normativa e culturale, il ruolo dell’informazione e della consulenza diventa decisivo. Come sottolinea Renzo Pieropan: “Il TFR non è solo una liquidazione differita, ma una leva finanziaria che, se gestita per tempo e con consapevolezza, può cambiare concretamente la qualità della pensione futura. Il punto non è scegliere per obbligo, ma capire che oggi ogni anno di attesa ha un costo reale in termini di rendimento e vantaggi fiscali persi”.

Per questo motivo, l’Itas resta a disposizione anche il sabato mattina per fornire spiegazioni dettagliate e supporto pratico ai lettori di “Aosta Cronaca”, che vogliono capire davvero come orientarsi in un sistema che cambia e che non concede più margini all’improvvisazione.

Il consiglio operativo è semplice: informarsi, simulare, confrontare. Gli strumenti del Ministero del Lavoro e degli enti previdenziali permettono già oggi di capire quale sarebbe l’impatto reale della scelta.

Perché il TFR, oggi più che mai, non è solo una liquidazione futura. È una scelta presente.

red

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