Gentile Assessore Berschy,
le scrivo in qualità di semplice utente dei trasporti pubblici valdostani — uno di quelli che ogni mattina sale sull'autobus con le chiavi di casa in una mano e, a quanto pare, dovrebbe avere un tablet nell'altra.
Ho appreso con un certo stupore che acquistare il biglietto a bordo — quello vecchio, quello cartaceo, quello che si pagava guardando in faccia una persona — comporta ormai una sorta di penale. Una sopratassa all’arretratezza, potremmo chiamarla. Come se salire su un autobus senza aver prima scaricato, installato, registrato, verificato e aggiornato l’apposita applicazione fosse una colpa morale.
La mia domanda è semplice, Assessore, e gliela pongo con tutto il rispetto dovuto alla sua carica: sa usare lei, e sanno usare i suoi colleghi, tutte le app a cui avete costretto i cittadini valdostani? Tutte, dico. Non una o due: tutte. Quella per il bus, quella per il parcheggio, quella per il Cup sanitario, quella per i tributi comunali, quella per la biblioteca, quella per il fascicolo elettronico, quella per il green pass (ah, già: era un’altra era) e le altre sedici che nel frattempo sono state aggiunte nell’interesse superiore della modernità.
Le chiedo questo non per malanimo, ma perché — mi permetta — tra i cittadini ce ne sono alcuni che hanno qualche anno in più di lei. Ce ne sono che hanno lavorato tutta la vita, pagato le tasse, costruito famiglie e contribuito a fare grande questa regione e questo Paese senza mai aver tenuto in mano uno smartphone. Sono gli stessi che magari hanno ancora un telefono con i tasti fisici o che affidano le loro pratiche burocratiche ai nipoti quando li vanno a trovare la domenica.
A questi cittadini, Assessore, cosa diciamo? Che devono imparare a obliterare digitalmente o pagare una penale?
Io, lo confesso, preferivo salire e trovare Michele. Michele ti faceva il biglietto, ti punzonava l’abbonamento e, se la tua squadra aveva perso, ti sfotteva. Era un servizio pubblico nel senso più pieno del termine: umano, presente, fiscalmente contribuente. Michele pagava l’affitto. Michele comprava le scarpe ai figli. Michele consumava e, così facendo, teneva in piedi qualcosa che andava ben oltre il trasporto locale.
Oggi, al suo posto, c’è un’obliteratrice. L’obliteratrice non paga l’Irpef. L’obliteratrice non porta i figli a scuola. L’obliteratrice arricchisce la società che l’ha venduta — e quella società, con ogni probabilità, non ha sede ad Aosta.
Non sono contro la tecnologia, Assessore. Sono contro la tecnologia usata come scusa per dismettere le persone. Sono contro la digitalizzazione che diventa un nuovo sistema di selezione sociale: chi sa navigare tra le app accede al servizio, chi non sa viene penalizzato — letteralmente, con una sopratassa.
Se la Valle d’Aosta vuole davvero essere una regione moderna, cominci con il non lasciare indietro nessuno. La modernità vera non è quella che corre più veloce: è quella che si volta a guardare se tutti riescono a stare al passo.
Con rispetto, e qualche rimpianto per le punzonatrici,
Un passeggero della linea che ricorda ancora Mario, Michele e Ugo.













