Settembre 2025: un plico anonimo consegnato a mano alla Dirigente e a sedici docenti del Liceo Classico XXVI Febbraio apre una vicenda destinata a scuotere il mondo della scuola valdostana. Al suo interno, screenshot di chat di WhatsApp e Classroom che documenterebbero tentativi di plagio di alcuni studenti, lettere di denuncia pilotate e presunti favoritismi tra una cerchia ristretta di docenti, descritta come un vero e proprio “pantheon” interno.
È proprio questo il quadro che il vice Capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Simone Perron, ha portato in aula, con un’interpellanza discussa nel corso dell’ultima seduta consiliare. «Siamo di fronte a un tentativo di insabbiamento, già avvenuto in aula per spingere alla segretazione», ha denunciato Perron poco prima che la seduta venisse effettivamente segretata.
Secondo il consigliere, dietro i messaggi e i documenti emergerebbe un vero e proprio sistema per orientare alcune classi contro determinati docenti, con l’obiettivo di favorire altri insegnanti, creando un clima di pressione e di elitarismo tra gli studenti.
Ma non si tratta solo di dinamiche interne: tra le carte, scrive la Lega, emergono anche «uscite serali, cene e persino vacanze tra docenti e alunni, presumibilmente anche minorenni, in palese violazione del codice deontologico». Altri episodi indicano una scuola attraversata da bullismo tra docenti, mobbing e delazioni, spesso in contesti extra-scolastici. Comunicazioni improprie, con l’uso di canali non istituzionali e la presenza di ex supplenti o docenti in pensione nelle chat di classe, completano il quadro.
La dirigente scolastica, sentita dagli organi consiliari, ha definito questi comportamenti come «abitudine consolidata», sottolineando come non si tratti di casi isolati. Una conferma che getta ulteriore ombra sulla cultura organizzativa del liceo.
Nonostante ciò, la risposta dell’Assessore all’Istruzione è apparsa prudente e minimizzante: ulteriori indagini ispettive non sono state ritenute necessarie, basandosi su una ricerca nel protocollo informatico della scuola che, secondo l’Assessorato, non avrebbe rilevato lettere di lamentela. Un paradosso, visto che le lettere erano già state verbalizzate.
«La trasparenza su quanto accade in una scuola pubblica è un diritto dei cittadini, degli alunni e delle famiglie, e non può essere soffocata da eccessi di zelo burocratico», ha ribadito Perron. Un messaggio chiaro: il problema non riguarda solo il liceo XXVI Febbraio, ma l’intera comunità scolastica valdostana.
La Lega Vallée d’Aoste non si ferma qui e annuncia l’intenzione di approfondire la questione, coinvolgendo attori ministeriali e rappresentanti nazionali del partito, con l’obiettivo di fare chiarezza e di tutelare studenti e personale.
Sul terreno, tra genitori e insegnanti, le reazioni oscillano tra preoccupazione e richiesta di trasparenza. Alcuni parlano di un clima scolastico che ha favorito la fuga di iscrizioni verso altri istituti, altri invitano a distinguere tra episodi singoli e dinamiche sistemiche. Ma l’allarme resta: come gestire una scuola pubblica quando la tutela dei minori, la correttezza dei docenti e la trasparenza amministrativa sembrano messe in secondo piano?
Secondo Perron, la vicenda ha anche una dimensione più ampia, di natura etica e deontologica. «Ci sono comportamenti che non possono essere tollerati – sottolinea in aula – Le regole del codice deontologico non sono opzionali e devono essere rispettate per salvaguardare l’integrità dell’intero sistema scolastico».
Gli scivoloni burocratici e i tentativi di ridurre la vicenda a semplice formalità amministrativa, denuncia il consigliere, rischiano di compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e minare il rapporto tra scuola e comunità. «Non possiamo permettere che la scuola diventi un terreno di scontro interno o un laboratorio di favoritismi. Serve chiarezza e responsabilità», conclude Perron, annunciando nuove iniziative parlamentari e contatti diretti con i ministeri competenti.
Nel frattempo, la discussione politica resta aperta: il Consiglio regionale ha preso atto della gravità dei fatti, ma le prossime mosse dell’Assessorato saranno decisive per capire se ci sarà una reale volontà di intervenire, o se la vicenda resterà confinata nel limbo dei protocolli informatici e delle interpellanze verbali.
Un liceo classico sotto i riflettori, dunque, tra lettere anonime, chat compromettenti e un dibattito politico che promette di far discutere per settimane. Per genitori, studenti e insegnanti, l’attenzione resta alta: la scuola non può essere solo un luogo di studio, ma deve garantire sicurezza, correttezza e trasparenza, valori messi in discussione da una vicenda destinata a restare nella memoria istituzionale e mediatica della Valle d’Aosta.













