/ AMBIENTE

AMBIENTE | 09 febbraio 2024, 08:00

In un quarto di secolo raddoppiati gli stambecchi in Valle

In risposta all'interrogazione del Consigliere Dino Planaz, relativa agli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni di ungulati e ad eventuali strategie di salvaguardia delle specie a rischio di estinzione, l'Assessore alle risorse naturali, Marco Carrel, ha fornito una dettagliata analisi basata su dati scientifici e osservazioni sul campo

In un quarto di secolo raddoppiati gli stambecchi in Valle

In risposta all'interrogazione del Consigliere Dino Planaz, relativa agli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni di ungulati e ad eventuali strategie di salvaguardia delle specie a rischio di estinzione, l'Assessore alle risorse naturali, Marco Carrel, ha fornito una dettagliata analisi basata su dati scientifici e osservazioni sul campo.

Carrel ha inizialmente sottolineato l'importanza dello studio condotto dall'Università di Ferrara sul cambiamento delle abitudini degli ungulati, riconoscendo l'interesse del Consigliere Planaz verso la questione. Tuttavia, ha evidenziato che, secondo i dati raccolti dal Corpo forestale regionale in collaborazione con il mondo venatorio, la popolazione di stambecchi è in crescita costante sul territorio regionale. Nel dettaglio, ha comunicato che nel 1997 erano stati censiti 1.934 capi, mentre lo scorso anno è stato rilevato il dato più alto, pari a 4.052 stambecchi. Ha chiarito che sebbene lo studio dell'Università di Ferrara abbia rilevato cambiamenti significativi in aree protette, i dati non sono necessariamente rappresentativi della situazione generale in Valle d'Aosta.

In merito alla riduzione dell'habitat e ai cambiamenti climatici, Carrel ha affermato che, al momento, non ci sono evidenze dirette di una diminuzione della popolazione di stambecchi correlata a tali fattori nel territorio valdostano. Tuttavia, ha riconosciuto la necessità di prestare attenzione ad altre specie, come i galliformi alpini e le lepri variabili, che vivono in ambienti particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici.

Per proteggere tali specie, Carrel ha elencato una serie di azioni messe in atto nel corso degli anni, tra cui l'installazione di pannelli informativi lungo gli itinerari di scialpinismo e una pianificazione attenta dell'attività dell'heliski per ridurre il disturbo agli habitat sensibili.

Infine, riguardo alla relazione tra la riduzione della specie dello stambecco e i cambiamenti climatici, evidenziata dallo studio dell'Università di Ferrara, Carrel ha accolto positivamente i dati riportati e ha espresso soddisfazione per i risultati incoraggianti riguardo alla popolazione degli stambecchi. Tuttavia, ha sottolineato l'importanza di mantenere alta l'attenzione nei confronti di tutte le specie presenti sul territorio regionale al fine di prevenire il rischio di estinzione.

Infatti, il raddoppio della popolazione di stambecchi in un quarto di secolo potrebbe avere una serie di conseguenze sia per l'ecosistema locale che per le comunità umane che condividono lo stesso ambiente. È importante valutare attentamente queste conseguenze e adottare misure appropriate per gestire la situazione in modo sostenibile per tutte le specie coinvolte.

Per questo l'aumento degli stambecchi in Valle d'Aosta può essere motivo di interesse e preoccupazione per diversi motivi, e le conseguenze possono essere variegate a seconda del contesto e dell'ecosistema in questione.

Un aumento significativo della popolazione di stambecchi può esercitare una maggiore pressione sull'ecosistema in cui vivono, specialmente se le risorse alimentari e spaziali sono limitate. Questo potrebbe portare a una competizione più intensa per il cibo e lo spazio vitale, influenzando altre specie presenti nell'area.

Una popolazione più numerosa di stambecchi potrebbe consumare più vegetazione, con possibili conseguenze sull'equilibrio ecologico dell'area. Un aumento eccessivo della pressione di pascolo potrebbe portare alla distruzione di habitat importanti per altre specie di piante e animali, con conseguenze negative sull'ecosistema locale. Con una popolazione più numerosa, aumenta il rischio di diffusione di malattie e parassiti tra gli individui. Questo potrebbe avere impatti negativi sulla salute complessiva della popolazione di stambecchi e, in alcuni casi, anche su altre specie animali presenti nell'area.

Un aumento così significativo della popolazione di stambecchi potrebbe richiedere interventi di gestione della fauna selvatica da parte delle autorità competenti. Questi interventi potrebbero includere la regolamentazione della caccia, la traslocazione degli animali in altre aree, o programmi di controllo delle nascite, se appropriati e legalmente permessi.

pi.mi.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore