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Vite in ascesa | 08 dicembre 2023, 10:30

TORRE LAVINA

di Lodovico Marchisio

La Torre Lavina

La Torre Lavina

La Torre Lavina è oggi una cima quasi dimenticata e da Cogne è qualcosa di più che solo un itinerario da riscoprire. Dovendo le guide attualmente in commercio descrivere dettagliatamente tutti i rilievi rocciosi delle zone in esame, non è facile (comprendo) per tali guide evidenziare quale sia la “vera” via normale di salita per  l’appunto alla Torre Lavina, oggetto di questa ricerca. Questo anche perché l’itinerario forse più seguito dai pochi che ancora si cimentano su tale cima, parte da Campiglia Soana o da Forzo e il compianto Giulio Berutto consigliava un pernottamento (per chi partiva da Campiglia) alla baita “Giardino del Rancio” 2152 metri ove occorre un sacco a pelo perché è un pernottamento di fortuna o (per chi partiva da Forzo) al bivacco Pier M. Davito 2360 m.

Il compianto Berutto, aveva iniziato un lavoro prezioso di riscoperta di molte montagne classiche redigendo alcune guide alpinistiche pubblicate dall’Istituto Geografico Centrale di Torino. Purtroppo restano vani altri tentativi analoghi mirati a soddisfare le esigenze d’alpinisti che aspirano a salire, per le vecchie vie normali, vette importanti ma meno conosciute, distolti e scoraggiati da lunghissimi avvicinamenti (come nel nostro caso) e disorientati (per i meno allenati) dalle sommarie e frammentarie notizie che incombono su queste cime.

Migliaia di libri che descrivono vette “DOC” sono pubblicati in parallelo alle guide classiche. A causa di un interesse alpinistico che sta tornando alla ribalta, grazie anche all’apporto di “Internet”, “on line” oggi si ritrovano descrizioni di salite effettuate da vari alpinisti, ma l’esigenza di testi che le raccolga e le completi, soprattutto in termini di completezza, resta invariato  perché occorrerebbero guide che conducessero “per mano” l’alpinista dal luogo dove parcheggia l’auto sino alla cima da lui agognata.

Ed è ciò che tento di fare io, nel mio piccolo, grazie alla rubrica “Vite in ascesa” che mi è stata affidata da “Aosta Cronaca”, oggi che non potendo più salire queste cime, ne ricostruisco minuziosamente il cammino fatto per raggiungerle grazie a tutti gli appunti a mie mani gelosamente conservati in tutti questi anni. Salita con Augusto Pettigiani ed Enzo Josa.

Canale estvia normale

DESCRIZIONE TECNICA

Altezza Massima raggiungibile: 3308 m

Tempo di salita: 6 h

Tempo Totale (AR): 11 h (5 h di discesa)

Dislivello: Dall’Alpeggio Broillot 2396 m (912 m + 300 m circa con i saliscendi necessari: Tot. 1212 m)

Difficoltà: F+ con canaloni infiniti da traversare

Materiale occorrente: uno spezzone di corda con qualche rinvio per sicurezza se si sbaglia itinerario.

Accesso in auto: Aosta, Cogne, Lillaz, (a 500 m sbarra). Per andare oltre in auto occorre richiedere il permesso tempo prima al Comando di Polizia perché ci vuole un visto in carta da bollo particolare di circolazione che viene accordato valutando caso per caso. Per il Vallone dell’Urtier si devia a destra (verso di salita) all’Alpe Tsavanis fino all’Alpeggio “Broillot”

Località di partenza: Alpeggio “Broillot (se non vi vengono accordati i permessi, e se si parte a piedi dal fondovalle, rileggete sopra, l’itinerario più consigliato dal compianto Giulio Berutto).

Località di arrivo: Idem 

Annotazioni: Il nostro quindi non è solo stato il tentativo di soddisfare tale esigenza che ci ha spinti nel vallone dell’Urtier sopra Lillaz di Cogne, bensì la volontà di rintracciare totalmente un percorso e, come i vecchi pionieri, essere in grado di segnalarlo poi a chi ne vuole fare uso.

Per fare ciò abbiamo richiesto il permesso al Comune di Cogne di percorrere in via eccezionale con un’unica auto 4x4, il Vallone dell’Urtier sopra Lillaz (Cogne) e raggiungere così nella stessa giornata la cima della Torre Lavina. L’obiettivo era ridare giusta eco alla sua via normale, seguita ormai solo più in discesa e quindi difficile da reperire.

Saliti in auto fino all’Alpeggio di Broillot (2396 m) siamo stati accolti dai montanari (ivi residenti nella stagione dei pascoli) con una cortesia che rinfranca un legame sincero con i veri interlocutori della montagna, in pratica con chi lì vive tutta l’estate per far pascolare la propria mandria. Purtroppo in zona non vi sono per ora rifugi agibili e la tenda è tollerata, giustamente, solo in caso di necessità estrema e non per il normale pernottamento.

Durante la ricognizione mirata da noi effettuata, abbiamo ricostruito molti ometti in pietra per rendere più agevole l’identificazione del percorso lungo i macereti e i blocchi di pietre. Il cammino dopo il Colle delle Acque Rosse, di difficile identificazione e percorrenza, attraversa tutta la falda detritica che accede al non visibile canale est, unica via facile (EE) per salire la Torre Lavina. Il giorno 30 agosto 2005 (giorno della salita a 58 anni di età) avevamo anche ripristinato il cartello, (allora, dopo la sommaria ricostruzione, visibile da lontano) che identifica il Colle delle Acque Rosse (2947 m).

A pochi passi dalla cima

Descrizione Itinerario:

Dall’Alpeggio di Broillot (2396 m) scendere lungo il torrente, attraversare il ponte e percorrere il sentiero ben mantenuto (identificato con il numero 2) che partendo da Lillaz collega il Vallone dell’Urtier con la Valle di Champorcher.

Dopo aver percorso circa 30 minuti dal luogo di partenza, deviare per la comoda mulattiera identificata con il numero 11 (attualmente contrassegnato in parte anche con il n.13/D) che sale sino al Colle dell’Acque Rosse. Ivi è numerosa la presenza di camosci, stambecchi, marmotte, etc, visibili per la severità del luogo e per la sua poca frequentazione, che, egoisticamente, sovente si desidererebbe rimanesse tale. L’accesso al colle nella sua parte terminale (2,30/3 h dall’Alpeggio di Broillot), è reso disagevole dalla presenza di grandi blocchi conseguenti a vecchie frane.

Da qui si raggiunge la facile (III grado massimo) ma esposta cresta NNE della Cima Nord (3274 m) che in ore 3 circa, superando un dislivello di 400 m, sale a tale cima; ma non è questo il nostro obbiettivo primario, bensì identificare una via che consenta di raggiungere più facilmente la vetta. Questo perché, alcune tracce presenti, oltre a condurre gli alpinisti fuori dal percorso corretto, comportano il calpestio di inutili solchi che non conducono da nessuna parte, distruggendo il tappeto erboso che in un Parco Nazionale specialmente deve essere tutelato al massimo.

Dal Colle (per cercare la fantomatica “Via Normale”) occorre tenersi a ridosso della traccia che si perde tra gli enormi blocchi e sfasciumi della zona che occorre attraversare quasi orizzontalmente (perdendo meno quota possibile) in direzione del Colle della Cadrega o Bocchetta di Lavina (2756 m). Quando si può vedere in basso tale colle, è possibile scorgere alcune tracce rosse sbiadite dal decorso degli anni, che consentono di identificare un cammino che in salita raggiunge gli sfasciumi a ridosso della Torre di Lavina.

Giunti sotto il corpo roccioso sorge nuovamente il problema di identificare il cammino per proseguire poiché, essendo le due cime non visibili dal basso, è quasi impossibile comprendere quale sia il colletto che porta al loro intaglio. Inoltre da lontano appare come una zona rocciosa impervia, franosa e non è quindi possibile individuare il passaggio chiave della salita. In effetti, è facile scambiare come canale meno impervio, l’intaglio di sinistra che invece termina più in alto tra balze rocciose di non facile percorribilità.

Per individuare tale canale (oltre agli ometti da noi collocati) occorre prestare attenzione, sul lato destro, ad un intaglio rossastro più marcato. Percorrendo tale canale, che assomiglia maggiormente a un diedro sfasato, ci si approssima facilmente (se non vi è ghiaccio) al fatidico intaglio o colletto tra le due cime (3245 m); 1,30 h dal Colle delle Acque Rosse. Se si evita di salire la divertente cresta (II grado, utile la corda), a sinistra balze rocciose frammentate da ciuffi d’erba (pericolosi ma non difficili e percorribili con attenzione, da chi non soffre di vertigini, anche senza corda) conducono in 20 min all’intaglio della vetta.

Saliti quindi questi restanti 60 metri scarsi, si raggiunge la Cima Sud (la più elevata) sulla quale è posta una bella croce in ferro e il libro di vetta. 5 h circa dal punto di partenza. Discesa per la stessa via.

ascova

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