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Chez Nous | 24 maggio 2023, 13:02

Perché no?

A livello nazionale è vivo il dibattito sull’inverno demografico in Italia; nella nostra regione pare che l’autunno delle nascite sia un problema da non considerare. Eppure…

Perché no?

Eppure se se non c’è sviluppo demografico non c’è sviluppo economico e se non c’è sviluppo economico scema lo sviluppo culturale e se non c’è sviluppo culturale c’è desertificazione di valori e di identità. Identità che per il popolo valdostano si tramanda di generazione in generazione da millenni ma che in questi ultimi anni ha iniziato a rallentare.

Fino a qualche tempo fa i nati superavano il numero di persone che ogni anno raggiungevano la pace eterna. Poi fino ad un decennio fa i defunti in un anno erano tanti i nati. Poi fino a qualche anno fa i nati ogni anno erano circa 1.300 oggi sono scesi a circa 800 mentre il numero di chi lascia la dimora terrena si mantiene sempre sui medesimi livelli.

Proseguendo così la Valle d’Aosta, nonostante le politiche per evitare lo spopolamento della montagna è destinata a rimanere senza abitanti. Insomma quella che un tempo era considerata un’isola felice oggi sembra sempre più ad un piccolo iceberg che vaga nell’oceano in attesa di squagliarsi.

Da qui dunque la necessità di adottare politiche tempestivamente politiche il grado di stoppare lo spopolamento e puntare nel giro di un decennio fa tornare la primavera demografia. Gli strumenti ci sono; basta adottarli con estrema rapidità scavalcando i tempi della politica per imboccare la strada del fare.

La strada maestra l’ha indicata la Giunta di Erik Lavevaz che per dare una risposta alla carenza di personale sanitario ha disposto per chi, ai concorsi, non supera la prova di conoscenza della lingua francese può essere assunto a tempo determinato per tre anni e poi trasformare il contratto a tempo indeterminato qualora superi la prova. Così facendo viene dato modo a chi non ha avuto modo di studiare il francese di farlo coniugando attività lavorativa e studio e al tempo stesso garantire un servizio a tutti i valdostani.

Ma l’esempio Lavevaz è rimasto lettera morta fino ai giorni scorsi quando il Tribunale di Torino ha definito "discriminatorio" il requisito dei cinque anni di residenza per accedere alle agevolazioni.

La Giunta Testolin ha preso al balzo la sentenza e lunedì ha deciso che non sarà più necessario un periodo minimo di residenza in Valle d'Aosta per accedere ai mutui prima casa.

"Al netto della sentenza, c'è stata una valutazione del governo regionale in funzione del cambiamento delle esigenze del mercato e questa può diventare un'opportunità. C'è una ricerca affannata di personale per le attività ricettive, per gli enti pubblici, per le forze dell'ordine. Il personale che viene a lavorare in Valle da fuori e può essere beneficiario dei mutui agevolati", ha ribadito Testolin.

Giustamente rimane l’obbligo di residenza nell'abitazione principale legata al mutuo, fino al termine della durata del finanziamento. Il beneficiario potrà cambiare residenza, ma dovrà estinguere il mutuo.

Ma rimane un altro nodo da sciogliere. Per le assunzione nel pubblico e nelle partecipate è ancora obbligatorio superare la prova di conoscenza di lingua francese. Lo prevede anche la legge 20 del 2016 che dovrebbe dunque essere modificata. Infatti se per superare la carenza di personale sanitario Lavevaz ha trovato la via d’uscita con le assunzioni a tempo determinato fino al superamento della prova perché non si può fare altrettanto per elettricisti o operai generici da assumere nelle partecipate?

E’ necessario che la Valle d’Aosta diventi più attrattiva, non solo per il turismo, ma anche per le potenzialità occupazionali, per la possibilità di chi ha la disponibilità di trasferirsi in Valle, specialmente le famiglie con figli e figlie, di trovare opportunità sociali e abitative tali da favorire la scelta lavorativa in Valle.

La natalità e l'accoglienza "non vanno mai contrapposte perché sono due facce della stessa medaglia, ci rivelano quanta felicità c'è nella società", ha detto il Papa nel suo intervento agli Stati Generali della Natalità.

E sempre il Papa ha detto: “Una comunità felice sviluppa naturalmente i desideri di generare e di integrare, di accogliere, mentre una società infelice si riduce a una somma di individui che cercano di difendere a tutti i costi quello che hanno”.

Ecco cosa deve fare la Valle d’Aosta per sconfiggere l’autunno demografico. Favorire l’accoglienza di famiglie con figli e figlie che possono poi essere impiegate in Valle e al tempo stesso dare maggiori opportunità ai nostri giovani perché scelgano di rimanere nella Petite Patrie piuttosto che diventino migranti e debbano affrontare le difficoltà di chi oggi da altri continenti cercano serenità nel nostro paese.

piero.minuzzo@gmail.com

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