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Vite in ascesa | 30 luglio 2022, 08:00

A VERNANTE UNO SPETTACOLARE MONOLITO

a cura di Lodovico Marchisio

Alla base del monolito

Alla base del monolito

I monoliti, come pongo l’accento in ogni articolo, sono la pura essenza della verticalità e della perfezione. Ogni vallata ne ha come minimo due o tre che risaltano per la loro ardita forma e che, se visti dal fondovalle, attirano la curiosità di chi è assetato di estetismo e dei profili arditi quanto perfetti. A volte ci si accosta a essi anche solo per vederli, raggiungerne a piedi la base per assaporarli più da vicino e provare ad ascoltare le leggende dei loro più profondi misteri, lambendone la base per fotografarli e scoprirne poi con accurate ricerche, la loro nascita.

Tempo fa la mia curiosità si era spinta sino a Vernante, un comune italiano di 1.139 abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte,comprende parte del parco naturale delle Alpi Marittime, che si raggiunge da Torino e centri limitrofi percorrendo la Statale 20 (Carmagnola - Savigliano - Cuneo - Borgo S. Dalmazzo - Vernante) oppure con l'autostrada Torino - Savona fino a Fossano immettendosi poi nella statale suddetta.

Qua giunti (come cita anche “Gulliver”, portale ideale per itinerari anche insoliti di qualunque genere), usciti dal paese, dopo un paio di chilometri svoltare a sinistra nel vallone di Santa Lucia (cartello in legno ed insegna dell'omonimo agriturismo) e proseguire fino al termine della strada asfaltata, nei pressi di un tornante dove è possibile posteggiare l’auto (parcheggio molto limitato). Da qui prendere il sentiero e seguire i segni gialli, attraversando il torrente e raggiungendo la base della falesia monolitica in 15 minuti circa.

Recupero della corda

Il monolito in questione fa parte della palestra di roccia naturale di Santa Lucia, che è stata attrezzata e pulita alla fine del 2011 da Giovanni Carletto. Il “gioiello naturale” sul quale desidero soffermarmi è per l’appunto un monolito di quarzite alto 25 metri e attrezzato con ben 14 vie di difficoltà che variano dal 4° grado al 7c moderno. Il sito in questione sorge nei pressi di un torrente e ha un'ottima base in piano con alcune panche e una fonte di acqua sorgiva. Per questa ragione è consigliabile anche a chi inizia ad arrampicare e in particolare per chi vuole far scuola di roccia ai bambini.

Arrampicata

Si può scalare quasi tutto l'anno (meno quando è nevicato) per la quota modesta in cui si eleva (900 m circa) e perché c'è sempre un settore in ombra (per i mesi estivi) durante la giornata. La roccia è composta prettamente di quarzite. Le soste sono ottimamente attrezzate con catene e “maillon”. I nomi delle vie di scalata e le relative difficoltà sono scritti alla base delle vie stesse su belle targhette. Per gli escursionisti l’avventura finisce qui, ma possono godere dello spettacolo di chi arrampica. Per i lettori più esigenti e provvisti di “Kit” per scalare (corda, imbrago, rinvii, etc.) vi descrivo la via più facile per salire in vetta al monolito, oltre la catena di chi si allena solo nell’arrampicata senza voler raggiungerne la cima. La via più facile e bella per chi vede nel monolito anche una guglia da conquistare e non solo un campo di allenamento è “Anant en Darrèe” posta a sinistra di chi arriva dal sentiero.

È impossibile non individuarla, perché inizia dove finisce uno steccato di protezione ed è quindi l’ultima via guardando il torrente dalla parete rivolta verso valle. Anche l’andamento della via non dà adito a dubbi. Sei spit di protezione sono bene evidenti dal basso ed è lo spigolo evidentissimo e la prima via non verticale che si affaccia tra il lato di arrivo e il fiumicello sottostante.

Il grado è di 4° classico e assicurato dal primo in cordata questa via la può fare anche chi inizia ad arrampicare. Giunti alla catena di arrivo (25 m di sviluppo), come già specificato, per porre piede sulla cima occorre superare la sosta e salire in direzione di un alberello.

Sulla cima

Anche in cima, che consta di due sommità entrambi facilmente raggiungibili (la più a destra si protende sulle vie di arrampicata, quindi evitare di sporgersi!), vi sono degli spit per autoassicurarsi. Per scendere “alpinisticamente”, sempre assicurati con la corda di cordata, occorre dirigersi sulla faccia a monte, invasa dalla vegetazione, ma che non va sottovalutata perché (essendo un monolito), è staccata dal colletto della base di oltre 15 m che si scendono usufruendo (oltre la “sicura” di chi ci cala) anche  di una corda fissa molto precaria con nodi per tenersi meglio, che permettono di scendere questa parete sporca ed appoggiata, tolto lo strapiombetto iniziale.

Ai 15 minuti di avvicinamento, vanno quindi aggiunti 30 minuti per una cordata di 2 persone per salire in cima e 15 minuti per scendere assicurati dal retro.

Palestra di roccia

Per finire, ovviamente chi fa “monotiri”, viene invece calato direttamente dal compagno dalla via di salita. Un posto fresco e idilliaco che vale la pena di visitare anche solo per vederlo e prendere coscienza della sua esistenza. Compagni di cordata: Walter Marchisio e Veronica Inghilleri

ascova

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