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Vite in ascesa | 08 luglio 2022, 08:00

MONTE RUBBIO IN VAL MAIRA: UNA PERLA RARA

a cura di Lodovico Marchisio

La rurale borgata di Rubbio Superiore

La rurale borgata di Rubbio Superiore

Non occorre a volte salire fin oltre i 3000 metri per trovare cime così belle per le fattezze estetiche e i piacevoli itinerari di salita che conducono alla cima. Esempio perfetto di quanto significato è il Monte Rubbio che spicca già dal paese di San Damiano Macra, punto di partenza. Sulla cima alpinistica che sporge sul vuoto vi è una targhetta in legno che riporta il nome “Monte Robbio”, dovuto, si  presume, al dialetto  locale. Giungendo a San Damiano dalla strada provinciale lo si vede spiccare in alto sul lato destro della vallata e attira subito l’attenzione dell’escursionista avido di cime inconsuete da salire! I compagni di salita che mi hanno accompagnato in quest’avventura emozionale e che ringrazio sono: Giampiero Salomone (accompagnatore titolato del CAI) e i suoi amici: Ettore Perticaro, Alessandra Tapra, Cristiana Vercellino e Domenico Palmerini.

 

Il Monte Rubbio

Relazione tecnica:

Nome Montagna: Monte Rubbio

Quota: 1590 m

Difficoltà: Facile la cima tradizionale, Media difficoltà esposta! (Corda fissa e scalini per salita facilitata) la cima alpinistica sporgente nel vuoto.

Accesso da Torino: Da Torino, Trana, Carignano, Busca, Dronero, San Damiano Macra, (m 743) seguendo poi la statale in direzione di Acceglio fino alla grande curva alla periferia dell’abitato. Prima del ponte (di fronte alla panetteria) si imbocca una stradina asfaltata sulla destra che sale alla borgata Rio, posta su un costone a monte della statale. Alla borgata termina l’asfalto e si lascia l’auto.

L'attraente cima

Salita alla vetta: si procede a piedi sulla sterrata salendo fra i castagni e lasciando sulla destra la diramazione per Grangette (m 920) raggiungendo una casa isolata (m 913). Procedendo sempre verso Nord-Ovest inizia una serie di regolari tornanti nel bosco. Successivamente la stradina sterrata, a quota m 1112, raggiunge nuovamente il filo del costone affacciandosi, tra formazioni rocciose. Dopo una decina di minuti si stacca sulla destra un sentierino (è il percorso G.T.A. che devalla nel bosco verso Pagliero) mentre la rotabile prosegue dirigendosi sul versante di sinistra. Con un paio di tornanti la rotabile guadagna quota transitando a monte di un gruppo di case (m 1244) oltre le quali sale ancora, con gli ultimi due tornanti nel bosco, alla radura sovrastante le grange Rubbio (m 1292, ove termina e dove questa inizia la discesa finale verso la borgata di Rubbio Superiore (1295 m), svoltare allora a destra sulla radura (segni gialli su una pietra). Poi continuare a salire per un tratto in una radura a pascolo abbandonando seguendo il sentiero che punta verso il bosco e il vallone Droneretto per svoltare a sinistra sulla mulattiera protetta da muretti di pietra che taglia obliquamente i prati e che si dirige alle ripide pendici del monte Rubbio. Dopo aver superato una breve pietraia e, in seguito, un tratto roccioso, alcuni zig-zag ci trasferiscono su una sella. Sulla destra si può accedere a un belvedere. Svoltando invece a sinistra (ignorando poco dopo un sentiero che prosegue a destra) si risale per un sentiero a zig-zag la faggeta che porta ai ripidissimi pendii finali che conducono sulla cresta tra le due cime. Da notare che l’ultimo segno bianco – rosso del CAI l’abbiamo incontrato dove io sono stato portato in jeep (e cioè a destra di Rubbio superiore), per permettermi da invalido di tentare l’ascesa alla vetta. Dalla cresta svoltando ora verso sinistra, in leggera discesa arriviamo al cippo in pietra della vetta tradizionale (1590 m). Per raggiungere la cima alpinistica (chicca finale) e la susseguente croce con libro di vetta (1548 m), h 3 dalla Borgata Rio, occorre scendere a un intaglio che giustifica la perdita dei 42 m di quota, per raggiungere il quale (se cosparso in ottobre di foglie secche) che sporge sul vuoto, è meglio assicurarsi con uno spezzone di corda (tanto più nel mio caso che ho i movimenti bloccati da parkinsonismo e cedimento della colonna vertebrale, motivo per il quale per me è stata una duplice vittoria con Giampiero Salomone, amico sempre pronto a non lasciarmi cedere al male, che legato alla sua corda mi ha condotto in vetta in 30 minuti dalla cima tradizionale con tutte le manovre necessarie ad assicurarmi la salita, tanto che rilancio un appello ai “diversamente abili” perché questa montagna si presta magistralmente a vincere i limiti imposti dalla disabilità). Scesi all’intaglio, l’ultimo tratto è protetto da una fune in acciaio con scalini metallici dipinti in verde. E’ anche presente, dall’estate 2018, un libro di vetta con una bellissima croce in ferro e una targa in legno col nome locale della cima, come precedentemente asserito.

In vetta

Dislivello totale: circa 800 m

Ore salita: 3 h alla vetta tradizionale (1,30 h da dove si potrebbe arrivare in jeep, rispettando però il territorio, senza abusarne) + h 0,30 per raggiungere la cima alpinistica.

Ore Discesa: 2 h

Totale ore: circa 5 h

Discesa: occorre prestare molta attenzione nel primo tratto perché come specificato poco sopra, mancando i segnali del CAI, è difficile dall’alto prendere la traccia, ripida inizialmente, che si perde nel fitto della boscaglia tanto che noi siamo scesi sul ripidissimo pendio prima di ricongiungerci alla traccia di salita.

Segno di vetta: Grande cippo sulla vetta tradizionale, croce, targa e libro di vetta sulla cima alpinistica.


Il libro in vetta

Curiosità finale: è possibile compiere una traversata seguendo quest’itinerario in salita e scendere a Camoglieres (con una seconda auto all’arrivo). Ecco l’itinerario: Dopo aver compiuto in salita il percorso precedentemente descritto (con o senza la digressione alla vetta alpinistica), per la discesa sull’altro versante, si rientra alle Grange Rubbio dal percorso di andata, e da qui si ripercorre per alcune centinaia di metri lo stesso sentiero fino ad incontrare il bivio del sentiero dei ciclamini sulla destra; il nuovo sentiero, sempre evidente, attraversa con alcuni saliscendi i contrafforti rocciosi sotto il Monte Rubbio; dopo aver toccato di nuovo i 1300 m passa esile sopra alcuni salti (brevissimo tratto roccioso attrezzato con catena non indispensabile) e continua poi in discesa con magnifiche viste lungo la dorsale sud, per poi scendere a destra in un vallone boscoso esposto a ovest. Si giunge così a un pianoro erboso con un rudere, quindi si riprende leggermente a salire quando il sentiero diventa una larga mulattiera. Poco prima di Camoglieres s’incontra a destra la deviazione per la Punta Crocetta Sottana (sentiero dei Caprioli), che per chi avesse ancora voglia e fiato, la si raggiunge in 20-30 minuti, sentiero diretto che richiede circa 200 m di dislivello in più. Dal bivio si tocca in breve una cappella poco a monte di Camoglieres, da dove occorre seguire la strada asfaltata in discesa senza grosse possibilità di scorciatoie fino a circa 50 m sopra la strada di fondovalle; qui si può seguire la pista erbosa sulla sinistra al terzo ed ultimo tornante asfaltato che gira a destra e scende gradualmente fino a toccare la strada della Val Maira. Calcolare 6 ore di marcia. Con circa 2 km di asfalto si torna al punto di partenza.

ascova

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