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FEDE E RELIGIONI | 24 gennaio 2022, 08:00

PAPA: La Parola del Dio-con-noi ci cambia, la rigidità ci nasconde

Nella terza Domenica del tempo ordinario dedicata all'approfondimento della Scrittura, il Papa ha conferito il ministero del lettorato e del catechista a laiche e laici di diversi Paesi. Nell'omelia della Messa ha ricordato il dolore della morte di tante persone in mare "perché non li lasciano sbarcare! E questo - ha affermato - alcuni lo fanno in nome di Dio"

PAPA: La Parola del Dio-con-noi ci cambia, la rigidità ci nasconde

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

La Sacra Scrittura non ci è stata data “per intrattenerci” o “coccolarci in una spiritualità angelica”, né la Parola di Dio deve relegare a una “religiosità sacrale che si riduce a culto esteriore, che non tocca e non trasforma la vita”, perchè "questa è idolatria", semmai deve spingerci “fuori da noi stessi per metterci in cammino incontro ai fratelli” e “per accostarci alle loro ferite”. È il cuore dell’insegnamento di Papa Francesco nella Messa della Domenica della Parola di Dio, da lui stesso istituita con il motu proprio Aperuit Illis il 30 settembre 2019, fissandola nella terza domenica del tempo ordinario. E a spiccare, nella Basilica di San Pietro, è proprio il colore dei paramenti di questo tempo liturgico - il verde - con l'altare, al fianco del quale è posta l'icona della Madre di Dio, ornato di fiori bianchi e gialli, con tante foglie ad arricchire il decoro intorno alle colonne tortili del baldacchino che sovrasta la tomba del principe degli apostoli.

Nel corso della celebrazione, alla presenza di duemila fedeli, nel rispetto delle vigenti normative sanitarie, Francesco conferisce anche il ministero del lettorato a 2 uomini e 6 donne e quello di catechista - con un rito approvato ad experimentum e solo per questa occasione - a 5 uomini e 3 donne. È la prima volta che a ricevere il ministero del lettorato sono dei laici, di diverse nazionalità; a loro il Pontefice consegna la Bibbia, segno della Parola di Dio che dovranno proclamare. Ed è anche la prima liturgia durante la quale vengono istituiti dei catechisti che da Francesco ricevono la croce, simbolo della fede in Cristo. I 16 candidati si presentano al termine della lettura del Vangelo, dal quale il Papa prende spunto per approfondire due aspetti: “La Parola svela Dio, “la Parola ci porta all’uomo”.

Il vero volto di Dio

Commentando nella sinagoga di Nazaret un passo del profeta Isaia, Gesù annuncia di essere venuto “per la liberazione dei poveri e degli oppressi”, spiega Francesco, e “proprio attraverso le Scritture, ci svela il volto di Dio”: non un “padrone arroccato nei cieli, ma un Padre che segue i nostri passi”, non un “freddo osservatore distaccato e impassibile, un Dio matematico", ma il Dio-con-noi”, che "si appassiona alla nostra vita", che si prende cura di tutti. "Questo è il tratto di Dio - specifica il Papa - vicinanza".

Il Dio vicino, con quella vicinanza che è compassionevole e tenera, vuole sollevarti dai pesi che ti schiacciano, vuole riscaldare il freddo dei tuoi inverni, vuole illuminare le tue giornate oscure, vuole sostenere i tuoi passi incerti. E lo fa con la sua Parola, con la quale ti parla per riaccendere la speranza dentro le ceneri, dentro le ceneri delle tue paure, per farti ritrovare la gioia nei labirinti delle tue tristezze, per riempire di speranza l’amarezza delle solitudini”.

Sgomberare dalla propria interiorità le false immagini di Dio

Ma non è soltanto una veritiera descrizione di Dio quella che urge al Pontefice, piuttosto una serie di interrogativi che tutti devono porsi: “Portiamo dentro al cuore questa immagine liberante di Dio, il Dio vicino, il Dio compassionevole, il Dio tenero. Oppure lo pensiamo come un giudice rigoroso, un rigido doganiere della nostra vita? La nostra è una fede che genera speranza e gioia" o "è ancora zavorrata dalla paura?". E “quale volto di Dio annunciamo nella Chiesa? Il Salvatore che libera e guarisce o il Dio Temibile che schiaccia sotto i sensi di colpa?”. Francesco evidenzia che è la Parola di Dio a rivelare le risposte, perché “raccontandoci la storia d’amore di Dio per noi, ci libera dalle paure e dai preconcetti su di Lui, che spengono la gioia della fede”.

“La Parola abbatte i falsi idoli, smaschera le nostre proiezioni, distrugge le rappresentazioni troppo umane di Dio e ci riporta al suo volto vero, alla sua misericordia. La Parola di Dio nutre e rinnova la fede: rimettiamola al centro della preghiera e della vita spirituale! Al centro la Parola che ci rivela come è Dio. La Parola che ci fa vicini a Dio”.

La Parola di Dio cambia l’uomo, no alla tentazione della rigidità 

E c’è poi il movimento, l’azione, che scaturiscono dalla Parola di Dio. Quell’andare incontro ai poveri di Gesù, che “non è venuto a consegnare un elenco di norme o ad officiare qualche cerimonia religiosa - afferma il Papa - ma è sceso sulle strade del mondo a incontrare l’umanità ferita, ad accarezzare i volti scavati dalla sofferenza, a risanare i cuori affranti, a liberarci dalle catene che ci imprigionano l’anima”. Francesco precisa che questo è il culto più gradito a Dio: prendersi cura del prossimo. E insiste che a ciò bisogna tornare, ma avverte: 

"Nel momento dove nella Chiesa ci sono le tentazioni della rigidità, che è una perversione, e si crede che trovare Dio è diventare più rigidi, più rigidi, con più norme, le cose giuste, le cose chiare … Non è così. Quando noi vedremo proposte di rigidità, pensiamo subito: questo è un idolo, non è Dio. Il nostro Dio non è così".

Il dolore dei fratelli respinti in mare anche "in nome di Dio"

"La rigidità non ci cambia", continua il Pontefice, lo fa, invece, la Parola, “penetrando nell’anima come una spada”; che “da una parte consola, svelandoci il volto di Dio, dall’altra provoca e scuote, riportandoci alle nostre contraddizioni. Ci mette in crisi”.

Non ci lascia tranquilli, se a pagare il prezzo di questa tranquillità è un mondo lacerato dall’ingiustizia e dalla fame, e a farne le spese sono sempre i più deboli. Sempre pagano i più deboli. La Parola mette in crisi quelle nostre giustificazioni che fanno dipendere ciò che non va sempre da altro e dagli altri. Quanto dolore sentiamo nel vedere i nostri fratelli e sorelle morire sul mare perché non li lasciano sbarcare! E questo, alcuni lo fanno in nome di Dio.

La Parola di Dio, seguita il Pontefice, spinge a uscire allo scoperto, a non nascondersi dietro la complessità dei problemi, dietro il ‘non c’è niente da fare’ o ‘è un problema loro’. "Esorta ad agire, a unire il culto di Dio e la cura dell’uomo”. Francesco invita a non essere rigidi, a fare attenzione a "quel pelagianesimo moderno, che è una delle tentazioni della Chiesa", e a quei movimenti spirituali gnostici, e allo gnosticismo, che propongono una Parola di Dio alienante, che allontana dalla realtà.

Guardare sempre alle circostanze della quotidianità e alle necessità altrui

Invece, “la Parola che si è fatta carne vuole diventare carne in noi”, specifica il Papa, immettendoci nella vita di tutti i giorni, “nell’ascolto delle sofferenze” altrui, “del grido dei poveri, delle violenze e delle ingiustizie che feriscono la società e il pianeta”. E per rimarcare quanto importante sia vivere nel proprio tempo la Parola di Dio, Francesco cita la mistica francese Madeleine Delbrêl che ha definito le circostanze della vita quotidiana e le necessità del prossimo “l’acustica che la Parola del Signore esige da noi”.

Annunciare il Vangelo e metterlo in pratica

Infine Francesco termina la sua omelia accennando al compito di lettori e catechisti, chiamati ad annunciare il Vangelo, e dunque la Parola di Dio.

Sottolinea che si tratta di una missione che spetta a tutti, sollecita ancora a lasciarsi “scavare dentro dalla Parola, che svela la novità di Dio e porta ad amare gli altri senza stancarsi”, ed esorta a rimettere “la Parola di Dio al centro della pastorale e della vita della Chiesa”, ad ascoltarla, pregarla e metterla in pratica.

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