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CULTURA | 06 gennaio 2022, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Il futuro della CVA è condizionato sia dalla disciplina della legge Madia che dalla legge regionale n. 20 del 2016 con la conseguenza di un rallentamento della operatività indispensabile per una impresa che vuole essere competitiva ed agire sui mercati concorrenziali. Anche il decreto Bersani del 1999, art. 12, ha posto in essere misure di garanzia per l’affidamento con gara delle concessioni, ma è stato modificato dalla legge n. 12 del 12 febbraio 2019 che ha convertito il DL n. 145 del dicembre 2018 meglio conosciuto come decreto semplificazioni. La materia è complessa e le modalità di affidamento delle concessioni idroelettriche corrono su binari stretti come  gare con procedura di evidenza pubblica, affidamenti diretti a Società a capitale misto pubblico e privato ed anche affidamento diretto a forme di partenariato pubblico-privato. Se la Regione VDA non si dà una mossa l’affidamento del servizio di distribuzione avverrà tramite il Ministero, tenendo presente che la scadenza delle concessioni di CVA è prevista nel 2029. Con la CVA è in gioco una vera risorsa finanziaria ed occupazionale per la nostra Regione e la lentezza con cui viene affrontato il destino della CVA crea non poca preoccupazione: un vecchio detto Valdostano recita: “L’oura mouere pà de sei” (Il vento non muore di sete) e prima o poi porta la pioggia. Ed ancora: “Quan meison beurle tot lo mondo s’etsaoude” (Quando la casa brucia, tutti si scaldano).

LA DISCIPLINA DELLA LEGGE MADIA

In ragione di questo suo status di società interamente pubblica, la stessa è stata assoggettata a normative non solo statali – legge Madia – ma anche regionali – vedasi la legge regionale n.20 del 2016 – che ne hanno rallentato e ne condizionano l’operatività necessaria ad una impresa che agisce su mercati concorrenziali, pregiudicandone la competitività rispetto agli altri operatori del settore, e le pongono dei limiti alle possibilità di crescita, di investimento e di sviluppo.

Per superare tali limiti, anche con il mantenimento del controllo pubblico, occorre quindi operare delle scelte, valutando ponderatamente le relative ricadute e conseguenze.

Preliminarmente, in riferimento alla sua funzione, alla sua” mission”, uscendo dall’equivoco attuale con una indicazione chiara, precisa e definitiva.La consideriamo un’impresa che deve competere sul mercato e quindi che possa agire alle stesse condizioni degli altri concorrenti ed operatori privati in modo da poter competere ad armi pari ovvero un soggetto che eroga, anche se in forma societaria, un servizio pubblico con i connessi limiti e vincoli operativi e gestionali.

Successivamente, in coerenza con la scelta effettuata, in riferimento alla sua operatività, con l’individuazione delle soluzioni normative e della forma più adeguata che le consentanonon solo di conseguire pienamente l’oggetto sociale, ma pure di poterlo ampliare. E questo, potendo attuare una politica aziendale di diversificazione, che raccolga le nuove sfide nel settore energetico nonché le opportunità che il mercato, le nuove fonti di energia rinnovabile, la transizione energetica attuale ed i cambiamenti climatici offrono e impongono. 

Infine, con quali modalità e a quali condizioni vogliamo che affronti la ormai prossima assegnazione delle concessioni in scadenza.

In ogni caso, a prescindere dalle modalità di assegnazione delle concessioni, bisognerà necessariamente rimuovere gli ostacoli ed i vincoli di scopo e di attività che la Madia e la legge regionale n. 20 hanno imposto.

Visto che non sono assoggettate alla disciplina della Madia le società che hanno azioni quotate in Borsa o che hanno emesso titoli nei mercati regolamentati alla data del 31/12/2015 – termine prorogato al 30/06/2016 - e che la stessa contiene una clausola di salvaguardia in base alla quale, per le regioni a Statuto speciale, la norma si applica compatibilmente con gli Statuti e le norme di attuazione, tale rimozione può essere operata:

- con la quotazione in Borsa di una parte delle azioni;

- con la modifica, da parte del Parlamento, della Madia tramite l’eliminazione o la fissazione di un nuovo termine rispetto alla data stabilita oppure, verificatane la fattibilità giuridica e con l’assenso del governo italiano, con una norma di attuazione che riapra la finestra temporale sopra indicata.

Più semplice, è stato invece intervenire sulla legge regionale n. 20. Nel dicembre 2018, il Consiglio Valle ha, infatti, stabilito che le sue disposizioni non si applicano alla CVA ed alle sue controllate, ad eccezione di quella relativa all’accertamento della conoscenza della lingua francese nel procedimento di assunzione di personale non dirigenziale. .

Chiarita la questione dei limiti e dei vincoli, occorre poi considerare le norme che attualmente regolano l’affidamento delle concessioni.

Il decreto Bersani del 1999, all’articolo 12, prevedeva infatti che le concessioni avrebbero dovuto essere affidate con gara. Gare peraltro condizionate all’entrata in vigore di un apposito decreto emanato dal Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’ambiente. Mancando tale decreto e nonostante le lettere di richiamo e le procedure di infrazione della Commissione europea, che hanno riguardato anche la nostra Regione, per le concessioni in scadenza si era proceduto con proroghe automatiche e tecniche. Così, ad esempio, nel gennaio 2018, ha proceduto la Regione per la proroga, sino al 2022, degli impianti di Champagne II a Villeneuvee di Grand Vert a Donnas.

Con l’entrata in vigore del decreto legge n. 145 del 14 dicembre 2018, il cosiddetto decreto semplificazioni, convertito con modificazioni dalla legge n. 12 del 12 febbraio 2019, si è superata tale impasse, modificando il quadro giuridico di riferimento e stabilendo, in particolare, nuove modalità di affidamento delle concessioni. Tale decreto, modificando il Bersani, è infatti intervenuto sulla disciplina dell’assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua per uso idroelettrico, disponendo, innanzitutto, la regionalizzazione delle proprietà delle opere idroelettriche alla scadenza delle concessioni. E poi, che le Regioni, ove non ritengano sussistere un prevalente interesse pubblico ad un uso diverso delle acque incompatibile con il mantenimento dell’uso a fine idroelettrico, possono assegnare le concessioni attraverso:

1. l’espletamento di gare con procedura ad evidenza pubblica;

2. l’affidamento diretto a società a capitale misto pubblico privato, nelle quali il socio privato viene scelto attraverso l’espletamento di gare ad evidenza pubblica;

3. l’affidamentodiretto a forme di partenariato pubblico-privato.

Le Regioni dovranno disciplinare con propria legge, entro il febbraio 2020, e comunque non oltre il 31 marzo 2020, le modalità e le procedure di assegnazione di tali concessioni. Nell’ipotesi di mancato rispetto del termine di avvio da parte della Regione interessata, si prevede l’esercizio di poteri sostituivi da parte dello Stato.

Non è contemplata la possibilità di affidare direttamente le concessioni ad una società interamente pubblica, leggasi CVA. 

Visto che, nel caso di gara, la sussistenza di uneventuale conflitto di interessi tra l’ente appaltante – la Regione- e la partecipazione alla gara di una sua società interamentecontrollata ne  potrebbe pregiudicare la partecipazione; considerato che, anche in questo caso, è stato ribadito che “sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano”,la possibilità di deroga, per la Valle d’Aosta, da tale disposizione – risiede, ancora una volta,  in una norma di attuazione. Anzi, la stessa ed unica norma, regolando tutti i profili che riguardano il settore idroelettrico, dovrebbe disciplinare sia gli aspetti relativi alle competenze statutarie, sia la deroga alla legge Madia che le modalità di affidamento delle concessioni idroelettriche, prevedendo, per queste ultime, che non sia precluso il rilascio delle stesse alla società controllata dalla Regione.

LA SCADENZA DEL 2029

In conclusione, preso atto che, nel frattempo, ad eccezione di Champagne II,non solo le concessioni della CVA sono in scadenza nel 2029, ma che anche la concessione in capo a Deval per la distribuzione scade nel 2030 e che, mentre le eventuali gare per le concessioni attualmente in capo a CVA le fa la Regione, l’affidamento del servizio di distribuzione, a differenza di Trento e Bolzano che hanno competenza, le farà il Ministero.

Gian Franco Fisanotti

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