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CULTURA | 14 ottobre 2021, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

IL TEMA DELLA GARANZIA INTERNAZIONALE NELLA VERSIONE DI RENATO CAVERI BASATA SULLE MEMORIE DEL PADRE SEVERINO.

Nel mio volume “Jean Fisanotti ed il mondo dell’Imprimerie Valdôtaine” edito ad Aosta nel 2016 e distribuito in tutte le Biblioteche della Valle, Renato Caveri precisa in modo chiaro quella che è la versione del padre Severino sui fatti intervenuti a Parigi durante l’approvazione del Trattato di Pace. Il documento, arricchito anche da foto dell’archivio privato del Presidente Caveri Severino in calce al volume, si occupa anche della vicenda relativa alla nascita del Casinò di Saint Vincent. Ecco il testo che ritengo utile per chiarire lo svolgimento dei fatti e l’importanza della “missione di Severino Caveri a Parigi nel 1946”.

PARLA RENATO CAVERI: ““Vorrei mettere a disposizione  di quanti siano interessati ad una maggiore  comprensione di taluni aspetti  politici dei primi anni dell’autonomia, quello che a me risulta per documenti e per fatti conosciuti da mio padre Severino Caveri. Vi era stato, come noto, in quegli anni, un tentativo di internazionalizzare la questione valdostana, e di creare delle garanzie a protezione delle nascenti istituzioni autonome della Valle d’Aosta (- Lei ricordava, in un recente suo articolo, come la Francia avesse nel 43 individuato quattro diverse ipotesi per il destino della Valle, delle quali divenne di attualità, nel 45, quella che prevedeva, istituzioni autonome, all’interno dello stato italiano, che garantissero la salvaguardia della lingua  francese -)”.  Così scriveva Renato Caveri rivolto al giornalista dell’organo di stampa (n.d.r.).

“Nel 46 alla momento della Conferenza di pace a Parigi l’Union  Valdôtaine redigeva un memoriale a firma dell’allora presidente Severino Caveri e di Albert Deffeyes, vice presidente, destinato alle delegazioni dei 21 paesi partecipanti.

Veniva richiesto in questi documenti, in data 29 luglio 1946 “un partage précis de la souveraineté entre la région indépendante valdôtaine et l’état”, garantita internazionalmente.

Tutti i documenti relativi sono pubblicati nel libro “Discours – Vallée d’ Aoste 1945-1954.”

Alcuni giovani si incaricarono di consegnare questo memoriale alle varie delegazioni.

Mio padre si recava allora a Parigi,  incontrava personalità politiche francesi che simpatizzavano con la  questione valdostana e con esponenti della emigrazione valdostana che aveva allora dato grande  supporto alle rivendicazioni della Valle d’Aosta.

Si rese conto di come la contrarietà degli inglesi e degli americani avrebbe impedito una discussione pubblica nella conferenza, per la preoccupazione che una controversia tra Italia e Francia potesse indebolire la nascente alleanza atlantica, nel momento in cui come allora si disse “i cannoni si giravano verso est”.

Nel precedente anno 1945, vi era stato un primo accordo tra l’Italia e Francia, voluto dagli anglo-americani, che aveva portato alla concessione dell’Autonomia alla Valle d’Aosta con il “molto tempestivo ” decreto luogotenenziale e al ritiro delle truppe francesi dalla Valle d’Aosta.

La richiesta che l’Union Valdôtaine aveva inviato nel 1946 ai 21 Stati partecipanti alla Conferenza di pace, aveva in realtà consentito di rimettere all’attenzione internazionale la questione valdostana e di portare ad un nuovo accordo, destinato a rimanere riservato, tra Italia e Francia, patrocinato dalla gran Bretagna e dagli Stati Uniti.

Ulteriore conferma dell’esistenza di tale patto si avrà nel successivo anno 1947 al momento della discussione nelle assemblee parlamentari francesi del trattato di pace con l’Italia, quando intervennero nella discussione, nella Assemblea nazionale francese i parlamentari Jacques Bardoux e Delachenal ed il relatore Gorse, Dumas e il relatore Pezet, con particolare fermezza, nel Consiglio della Repubblica, tutti ricordarono le promesse fatte alla Francia dall’Italia per la Valle d’Aosta e affermarono che la Francia non avrebbe esitato ad intervenire se non fossero state mantenute.

Il ministro degli esteri francese di allora, Bidault, che era espressione di ambienti cattolici, disse che riteneva si potesse avere fiducia in De Gasperi, ma che comunque la Francia sarebbe certamente intervenuta qualora gli accordi non fossero rispettati.

I giovani incaricati di distribuire il memoriale dell’Union Valdôtaine  alle varie delegazioni, nel loro entusiasmo, ad un certo momento forse si illusero di essere loro a trattare per la Valle d’Aosta con le grandi potenze del mondo, e ritennero di aver ottenuto che la Nuova Zelanda, che certamente manifestò loro simpatia e solidarietà, fosse realmente intenzionata a porre la questione valdostana alla Conferenza della pace, in contrasto con l’accordo che si stava concretando per la questione valdostana tra le grandi potenze occidentali.

Quando incontrarono i delegati americani che erano assolutamente contrari ad una discussione pubblica e che chiedevano a loro se la Francia li sostenesse in modo riservato, essi dichiaravano che certamente no e che non riuscivano neppure a fissare un incontro con la delegazione Francese, come scritto dagli stessi nel loro resoconto sugli incontri per la consegna dei documenti, quasi pensassero di potere loro, in polemica con la Francia, sostenere nella Conferenza la questione valdostana.

Un alto funzionario francese che appoggiava la causa valdostana scriveva allora in una lettera a mio padre “azione incoerente, disordinata dei suoi rappresentanti a Parigi, assenti agli appuntamenti, iniziative personali. Anche tra loro sembra che esistano degli intrighi, piccole rivalità personali….. necessità assoluta di inviare a Parigi in permanenza un valdostano energico, sicuro e che sappia circolare e comportarsi negli ambienti diplomatici e politici, quindi rappresentativo…”

Conoscendo la riservatezza con la quale mio padre trattava le questioni importanti non mi è difficile credere come ai giovani che lo avevano accompagnato a quel treno, con il quale lasciava Parigi,  non abbia riferito neppure una sillaba sui contatti e gli incontri che aveva avuto con esponenti politici, in relazione alla richiesta di garanzia internazionale e come li abbia lasciati con un punto interrogativo disegnato sul volto.

Mentre si cercava di porre all’attenzione internazionale la questione valdostana parimenti venivano allora intraprese tutte le possibili iniziative per sensibilizzare ambienti politici e culturali italiani a favore dell’autonomia della Valle d’Aosta e per dare attuazione con contenuti tangibili alla normativa ottenuta, con continui viaggi a Roma.

La questione valdostana trovò allora sostenitori ed amici in vari ambienti, e particolarmente nella assemblea costituente, quali ad esempio l’on. Lussu.

Gian Franco Fisanotti/ascova

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