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CULTURA | 12 agosto 2021, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Ecco un primo piano, un déjà vu, sull’ostilità della Curia Valdostana al "rattachement" con la Francia, seguita dalla risposta secca di Mons. Stevenin, mentre – tra aprile e giugno 1945 – inizia l’occupazione francese del Btg. “Savoie” e viene presentato il primo progetto di autonomia che si richiama storicamente ai 23 anni di governo autonomo del Conseil des Commis (dal 1536 al 1559) dopo la fuga dei Savoia a Vercelli, quando Francesco I° invase il Ducato e prende vita “Una Nazione senza Stato”.  Seguiranno l’idea di un progetto per onorare Mons. Stevenin ed il tema scottante dell’eccessivo nazionalismo del Regime con la risposta della “Clicca Dzeusta”.

LA CURIA DELLA PROVINCIA  E’ OSTILE ALL’U.V.

L’11 maggio del 1945, mentre è in corso l’occupazione delle truppe francesi in Alta Valle, il Vescovo invia un suo delegato – un certo Jalla – presso il comandante del Btg. Francese “Savoie” per capire  le reali intenzioni francesi circa l’annessione. Grazie all’ottimo storico Marc Lengerau, sappiamo qual’era l’auspicio della Curia; cito dai “Documents Militaires”: “que la solution adoptée serait le maintien du Val d’Aoste en territoire italien”. Il 18 maggio del 1945 si assiste ad una imponente manifestazione popolare – sfociata in disordini – in favore del plebiscito richiesto da circa l’85% degli elettori valdostani di età superiore a 21 anni, oltre 25.000. la Curia non fa mistero della sua ostilità verso l’Union Valdôtaine dove opera Stevenin; ma il Canonico “rusé” gioca di sponda sull’anticomunismo del Vescovo Imberti e di magna pars della Chiesa Valdostana, ritenendo che solo una presenza diretta possa rimuovere il pericolo di una presa di mano delle forze di sinistra, pur presenti nell’U.V. . Egli afferma: “il faut faire l’Union pour violer le communisme”. (Note personnelle: a’ mon avis, la prise de position c’est le goût du panache, mais aussi la marque de la générosité valeureuse du Chanoine Stevenin).

L’OCCUPAZIONE FRANCESE

Un cenno merita l’occupa l’occupazione francese della Vallée dal 28-29 aprile al 24 giugno del 1945. Gli Alleati anglo-americani, inizialmente, negano alle truppe francesi l’autorizzazione a penetrare per 20 Km oltre la frontiera, ma -  poi  - arriva l’autorizzazione.

Non solo Marc Lengerau (“La France et la question valdôtaine au cours et à l’issue de la Seconde Guerre Mondiale”) ma anche Carlo Passerin d’Entrèves (“La tempête dessu noutres montagnes” Torino, 1946)  e le “Mémoires” del Generale De Gaulle mostrano una realtà diversa: l’annessione militare rispondeva ad un desiderata politico, organizzato molto bene dai Servizi segreti francesi presenti in Valle con una “mission explorative” condotta dal Deuxième Bureau.

La Francia osava perché la delusione della popolazione locale verso l’Italia fascista andava oltre ad una vaga rivendicazione di libertà e di “indipendenza”, ma favoriva a livello generale una vera svolta separatista. Il separatismo, dunque, non è stato un bluff, ma una concreta possibilità stroncata subito sia dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (lo stesso che aveva promesso di attuare il Manifesto di Chivasso) sia dalla firma dell’armistizio tra Badoglio e gli Alleati (firma alla quale non partecipa De Gaulle).

Il presidente Americano ignorando le sofferenze e le ingiustizie patite dal popolo valdostano giunge persino a minacciare i Francesi di sospendere la distribuzione di equipaggiamenti e di munizioni alle truppe francesi, ragione per la quale - il 10 giugno - lo stesso Generale De Gaulle deve accettare di far retrocedere le forze francesi oltre il confine: il ritiro avverrà il 24 dello stesso mese con una storica ultima sfilata delle truppe in Aosta, mentre 30.000 valdostani chiedono ancora il plebiscito.

Ne parla con precisione Guy Heraud in “L’autonomie de la Vallée d’ Aoste dans la politique et le droit contemporains des minorités nationales” (Librairie du Recueil Sirey Paris, 1948). Imberti, dal canto suo,  ricorda a tutti l’art. 43 del Concordato Lateranense che vieta ai religiosi di militare in qualsiasi Partito politico e richiama le tradizioni cattoliche “della nostra cara Italia”.

Il Vescovo lancia questo appello proprio il 30 aprile del 1945,  quando inizia l’occupazione francese. La lettera vescovile lunga ed articolata si snoda in ben 5 punti: il quinto riguarda l’attività del Clero al quale il Monsignore chiede di mantenersi “al di fuori e al di sopra di ogni petizione di parte” e viene pubblicato integralmente su “Augusta Praetoria”. Stevenin, come abbiamo visto, risponderà partecipando il 13 settembre dello stesso anno alla fondazione non già di un partito, bensì di un Movimento: l’Union Valdôtaine.

IL PRIMO VERO PROGETTO DI AUTONONIA E’ OPERA DEL CANONICO JOCONDE STEVENIN

Il Prof. Amato Berthet, giovane animatore della D.C.  aostana, chiede al Canonico di formulare una bozza di Statuto che – come vedremo – sarà un vero e proprio contributo sostanziale al futuro Ordinamento valdostano. Il Canonico redige in francese un “Projet d’autonomie” in 18 articoli: due paginette dense di valore intrinseco, di risposte vere alle volontà popolari, di patriottismo “valdôtain”. Non posso fare a meno di riportare i primi cinque articoli, che forniscono una nuova possibile fisionomia al potere istituzionale che andrà delineandosi in Valle d’Aosta, anche se già in quei tempi – come vedremo - si avvertivano ombre e dubbi provenienti proprio dal potere centrale romano ed altresì da una parte delle forze del C.L.N.A.I.

Il primo articolo recita:

1) Les Communes de la Vallée d’Aoste sont reconstituées comme avant le Régime tombé

2) La Vallée d’Aoste, du Petit-St-Bernard à Carema, est constituée en Région autonome reconnue par l’Etat

3) La Région Valdôtaine est administrée par un Conseil Régional composé de 25 membres (comme notre antique Conseil des Commis) élus chaque 5 ans par votation des Conseils Communaux. Tous ses membres sont rééligibles

4) Le Conseil Régional élit dans son sein un Président, un Vice-Président et une Junte composée de 5 membres. Un Règlement interne fixe les attributions du Président, du Vice-Président et des membres de la Junte

5) Le Conseil Régional constitue l’Autorité suprême de la Région, excluant toute intervention de mandataires ou officiers du Gouvernement Central. Celui-ci ne pourra intervenir qu’exceptionnellement, pour motifs contestés et délibérés par la majorité des Communes. Dans ce cas, le Gouvernement Central pourra dissoudre le Conseil et provoquer une nouvelle élection dans le terme d’un mois.

Questa norma, così chiara sulla non ingerenza del potere centrale su quello regionale, sarà disattesa in modo clamoroso nel 1966 quando Roma inviò un Commissario con pieni poteri per ribaltare la Giunta Caveri asseragliata nel Palazzo Regionale per impedire una riunione straordinaria del Consiglio Regionale volta ad insediare un nuovo esecutivo regionale, in assenza del numero legale a causa della decadenza di due Consiglieri della D.C. il Dott. Gheis e l’Avv. Torrione.

Del resto, la stessa norma non ha mai trovato spazio nello Statuto Speciale della Valle d’Aosta, legge costituzionale. Significativo, poi l’articolo 8 che riconosce alla Regione il possesso di tutte le acque pubbliche e delle ricchezze del sottosuolo: “Sont reconnues propriété de la Région toutes les Eaux publiques et les richesses du sous-sol de la Vallée”.

Un ruolo essenziale viene attribuito ai Comuni perché, come abbiamo visto all’art. 3, sono proprio i Consigli Comunali ad eleggere il Consiglio Regionale. Forte il richiamo a “notre antique Conseil des Commis” composto da 25 membri, proprio come il progettato nuovo Consiglio Regionale.

IL CONSEIL DES COMMIS ED IL DUCATO DI AOSTA CHE SI FA STATO  NEUTRALE DIALOGANDO CON L’IMPERO GERMANICO, L’AUSTRIA E LA FRANCIA PER BEN 23 ANNI “UNA NAZIONE SENZA STATO”

Mons. Stevenin – con l’art. 3 del suo proget d’autonomie - fa un tuffo nella storia e  ci ricorda, così, che dal 1536 al 1559 – quando la pace di Cateau – Cambrésis premiò Emanuele Filiberto con la restituzione di tutti i domini della Savoia - la Valle d’Aosta, sotto forma di Ducato di Aosta, fu uno stato autonomo. Quando Francesco I° di Francia invase il Ducato, i Savoia fuggirono a Vercelli lasciando senza protezione le genti locali: proprio allora – nel 1536 - sorse ad Aosta il Conseil des Commis, che utilizzò il francese negli atti pubblici al posto del latino, anticipando di tre anni la stessa Francia (una curiosità…il 12 luglio del 1536 nasceva Erasmo da Rotterdam….).

Il Conseil dichiarò la propria neutralità, accordandosi con le potenze del tempo e cioè con l’Austria, la Francia e l’Impero Germanico e riorganizzò i quadri militari formando un piccolo esercito di 4.000 valdostani. Teniamo presente che, come i moderni governi sovrani, il Conseil des Commis non solo batteva moneta, bensì emanava leggi, si occupava della salute pubblica, gestiva la giustizia e stipulava trattati internazionali.

Sulla “neutralità” della Valle d’Aosta intesa come “Nazione senza Stato” davvero ottimo il lavoro di ricerca di Mauro Caniggia Nicolotti e Luca Poggianti nelle due opere: “La Questione Valdostana: una nazione senza Stato”, Aosta, ed. la Vallée, 2011 e “Lo Stato Valdostano e la sua neutralità”, Ed. La Vallée, 2017.

A proposito delle fonti dell’Autonomia Valdostana non ho trovato nulla di più interessante, a parte il De Tillier ed un grande testimone della cultura valdostana come il compianto Lin  Colliard, di cui ricordo un’opera faticosa ed eccezionale: “La culture valdôtaine à travers les siècles”.

Gian Franco Fisanotti/ascova

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