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CULTURA | 22 luglio 2021, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Già si profilano, nettamente distinti i ruoli della Chiesa di Imberti in contrasto con i Canonici di S. Orso, di Emile Chanoux cattolico fervente e  federalista convinto, di Federico Chabod,  più propenso con il suo memoriale ad un decentramento politico ed amministrativo che non al federalismo (feroci, come vedremo, i suoi attacchi alla Francia), di Severino Caveri più propenso ad una politica indipendente dell’Union Valdôtaine considerata più come forza politica che come movimento di opinione.

DURANTE LA VISITA DI MATTARELLA IN FRANCIA DALLA TV D’OLTRALPE GIUNGE UN SUSSULTO DI NAZIONALISMO

Mentre il Presidente Mattarella incontra Macron all’Eliseo nella prima settimana di luglio 2021, ricevuto in amicizia e con grandi attenzioni protocollari di rilancio importante delle relazioni tra Italia e Francia, un importante opinionista molto seguito e campione di ascolti Tv., Eric Zemmour, grande avversario di Macron e, forse, uno dei suoi competitori all’Eliseo nel 2022 ha dichiarato: “L’Italia del Nord avrebbe dovuto essere francese. Non c’è differenza tra Milano e Nizza: lo stesso popolo, lo stesso tipo di città, la stessa architettura, lo stesso stato d’animo. Sarebbe stato meglio avere una grande Francia”.

CHABOD SUL MANIFESTO DI CHIVASSO

Sul  memoriale Chabod tornerò in seguito, esaminando i vari progetti di Statuto collegati ai voti espressi dal Comitato di Liberazione Nazionale per l’ Alta Italia. Non posso tralasciare l’incipit del capitolo sull’Autonomia della Valle d’Aosta nel quale Chabod fa un preciso riferimento al Convegno di Chivasso, scrivendo: Siamo così giunti al problema centrale, il problema su cui si è imperniata negli ultimi anni, e soprattutto nell’inverno 1943 – 1944, l’attività degli antifascisti Valdostani, primo fra tutti, Emilio Chanoux, che ha dato origine agli accordi con altri gruppi di popolazioni alpine, pure alloglotte, egualmente desiderose di autonomia, ma ben ferme nel voler rimanere unite all’Italia (le popolazioni delle Valli del Pellice). Il manifesto degli autonomisti alpini redatto in una città del Piemonte, il 19 dicembre 1943, fra esponenti valdostani ed esponenti valdesi, sintetizzava tali aspirazioni e costituiva il programma d’azione per il futuro”.

NESSUN DUALISMO TRA CHANOUX E CHABOD

Occorre, infine, sfatare la narrazione di un dualismo tra Emile Chanoux e Federico Chabod che, pur avendo immaginato e proposto due declinazioni differenti dell’Autonomia e del Federalismo, sono sempre rimasti grandi amici di famiglia: la stessa vedova di Chanoux, che ho incontrato alcune volte durante la mia militanza nell’U.V.  dopo la metà del 1965, mi ha confermato il tenore di questa lunga amicizia di famiglia tra suo marito e Federico Chabod per nulla intaccata dalla differenza di vedute sulla impalcatura del nuovo ed auspicato regionalismo per il futuro della Vallée. Anche il figlio di Chanoux, Emile, mio compagno di scuola in terza liceo classico (con Edy Ottoz, Claudio Soro suo vicino di banco ed altri) mi ha confermato gli ottimi rapporti di famiglia con Chabod.

A CHIVASSO CHANOUX E’ TRA I PIU’ PREPARATI

A Chivasso, Chanoux  è tra i più preparati ad affrontare le tematiche più urgenti dei popoli di montagna avendo scritto opere come “Le Régionalisme”, “Du Fédéralisme” ed il già citato “Essai” utilissimi come base di discussione. I riferimenti sono comunque decisamente riconducibili sia alle tesi del Groupe d’Action Régionaliste di Joseph Marie Alliod (1923) sia della Jeune Vallée d’Aoste. Il bagaglio culturale di Chanoux è fortificato dall’esperienza universitaria frequentando, tra i corsi obbligatori, quello in Diritto internazionale del Prof. Ottolenghi che sarà il suo relatore di tesi nel novembre del 1927 quando Emile si laurea in Diritto Internazionale con una tesi intitolata “Delle minoranze etniche nel diritto internazionale” centrata sulle minoranze etniche europee dopo i disastri della Prima guerra mondiale.

All’inizio di quel corposo lavoro di ricerca, Chanoux scriveva tra l’altro… “Popoli nati, in seguito al grande conflitto, a libertà nazionale, Stati che si sono ingranditi completando la loro unità, hanno incluso nei loro confini politici delle masse imponenti di individui profondamente diversi dalla maggioranza per razza, per lingua e qualche volta anche per religione” ed aggiungeva: … “E’ lo Stato stesso che ha il dovere di agire, per mezzo dei suoi organi e in specie per mezzo delle sue scuole, per la conservazione dei diritti delle minoranze”.

IL CONTENUTO DELLA DICHIARAZIONE DI CHIVASSO

La “Dichiarazione” del 19-12-1943, dopo aver constatato l’oppressione politica, la rovina economica, la distruzione della cultura locale, afferma che la libertà di lingua è condizione essenziale per la salvaguardia della personalità umana, che il federalismo è il quadro più adatto a fornire le garanzie, che un regime federale repubblicano a base regionale e cantonale è l’unica garanzia contro un ritorno della dittatura, dichiara che alla Valli Alpine dovrà essere riconosciuto il diritto di costituirsi in comunità politico-amministrative autonome sul tipo cantonale, ribadisce con forza il valore delle autonomie culturali e scolastiche e le esigenze fondamentali dell’economia di montagna per combattere lo spopolamento delle vallate alpine.

Questa “Dichiarazione” è la prima impalcatura dell’edificio autonomistico valdostano. E’ giusto osservare che la prematura scomparsa di Emile Chanoux priva la Valle d’Aosta di un interlocutore competente e rispettato che avrebbe sicuramente rafforzato un esito  delle trattative sul futuro valligiano più ancorato ad un Federalismo di tipo cantonale che non ad una autonomia basata sul decentramento amministrativo, ma - comunque - sottoposta al centralismo romano.

Certo, i seguaci di Chanoux – i suoi testimoni più sinceri e fedeli – si sono battuti per ottenere un self gouvernement degno di questo nome, ma poi si sono dovuti arrendere ai voleri della Repubblica. Significativo e non privo di drammaticità il fatto che l’organo ufficiale della Curia, il giornale “Augusta Praetoria” attende un anno per parlare della morte di Emile Chanoux, mentre il foglio dei fascisti “La Provincia di Aosta” pubblica subito sia la notizia dell’arresto che quella del ritrovamento di documentazione compromettente.

IL FEDERALISMO   Sul federalismo, il Documento di Chivasso afferma che esso: “… è il quadro più adatto a fornire le garanzie di questo diritto individuale (la libertà di lingua come quella di culto n.d.r.) e collettivo e rappresenta la soluzione del problema delle piccole nazionalità e la definitiva liquidazione del fenomeno storico degli irredentismi, garantendo nel futuro assetto Europeo l’avvento di una pace stabile e duratura” aggiungendo “che un regime federale repubblicano a base regionale e cantonale è l’unica garanzia contro un ritorno alla dittatura, la quale trovò nello stato monarchico accentrato italiano lo strumento già pronto per il proprio predominio sul paese”. Parole chiare, obiettivi difficili da equivocare.

A proposito delle Autonomie Politiche Amministrative la “Dichiarazione” è esplicita:

“1 - Nel quadro generale del prossimo Stato italiano che economicamente ed amministrativamente auspichiamo sia organizzato con criteri federalistici, alle Valli Alpine dovrà essere riconosciuto il diritto di costituirsi in comunità politico-amministrative autonome e di tipo cantonale;

2 - come tali ad esse dovrà comunque essere assicurato, quale che sia la loro entità numerica, almeno un posto nelle assemblee legislative regionali e nazionali;

3 – l’esercizio delle funzioni politiche ed amministrative locali (compresa quella giudiziaria) comunali e cantonali, dovrà essere affidato ad elementi originari del luogo o aventi ivi una residenza stabile di un determinato numero di anni che verrà fissato dalle assemblee locali ”.

Come si è visto, il messaggio fondativo proveniente da Chivasso e da esponenti di primo piano della Resistenza è stato ampiamente tradito, superato, ignorato: in Francia direbbero “bafoué”, cioè , “traité d’une manière outrageante”.

Gian Franco Fisanotti/ascova

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