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ECONOMIA | 07 aprile 2021, 10:07

Disoccupazione giovanile sale al 31,6%

Tasso generale al 10,2%. Necessarie misure straordinarie di rilancio e contrasto alle disuguaglianze. Sono estremamente allarmanti i dati diffusi dall’Istat sull’andamento dell’occupazione nel nostro Paese

Disoccupazione giovanile sale al 31,6%

A febbraio il tasso di disoccupazione si attesta al 10,2%. Ancor più preoccupante il dato relativo alla disoccupazione giovanile che tocca quota 31,6%, con un aumento di 2,6 punti su febbraio 2020, ovvero prima delle restrizioni determinate dalla pandemia.

È evidente come le misure adottate finora per fronteggiare la crisi e la perdita di lavoro si stiano dimostrando insufficienti: a confermarlo non solo i dati odierni sulla disoccupazione, ma anche quelli relativi ai principali indicatori economici, dalla produzione ai consumi.

La pandemia ha determinato una situazione di emergenza unica nel suo genere, che solo con misure straordinarie e adeguate potremo superare. Misure che non si limitino, però, ad affrontare la fase emergenziale, ma che gettino anche le basi per il necessario sviluppo futuro.

Rilancio dell’occupazione, investimenti per la ricerca, per lo sviluppo tecnologico, per la modernizzazione: questi i provvedimenti di cui il Paese ha urgente bisogno, al fianco di una seria e determinata lotta alle disuguaglianze che in questa crisi si sono fatte ancora più profonde e discriminatorie.

Un piano che non può prescindere dal contributo delle parti sociali e delle associazioni che rappresentano i cittadini, per costruire insieme un rilancio più equo e sostenibile per tutti.

 

 

IN VALLE D'AOSTA

Tra il 2008 ed il 2020 il numero medio degli occupati in Valle d’Aosta si è sensibilmente contratto (-5%), a fronte di un decremento delle forze di lavoro pari a -2,5%. Queste due tendenze, unitamente al rallentamento dell’economia, hanno quindi determinato a fine 2020 un incremento del fenomeno della disoccupazione rispetto al 2008.  In particolare, nel 2020 si osservano i seguenti livelli dei principali indicatori del mercato del lavoro: il tasso di attività si decrementa raggiungendo il 71,4%, il tasso di occupazione passa al 67,2 % e, infine, il tasso di disoccupazione decresce al 5,9% rispetto al 6,5% del 2019. Si tratta di dinamiche relativamente nuove per la Valle d’Aosta, che da molti anni non conosceva tensioni occupazionali così rilevanti.

Nonostante l’eccezionalità dei trend negativi, la posizione della Valle d’Aosta tra le regioni italiane si conferma sui livelli più elevati per quanto riguarda il tasso di occupazione, mentre si colloca ancora a livelli abbastanza bassi con riferimento al tasso di disoccupazione. Quanto osservato ci consente pertanto di affermare che, non solo la crisi non è specifica della Valle d’Aosta, ma che l’intensità con la quale essa ha colpito il mercato del lavoro valdostano non è molto dissimile da quella delle altre realtà dell’Italia nord-occidentale. La crisi ha prodotto o accelerato importanti modificazioni nel mercato del lavoro regionale, considerato che essa ha interessato in misura significativamente eterogenea le diverse componenti. Innanzitutto, si è rafforzato il processo di terziarizzazione dell’occupazione.

Nel periodo in esame (2008-2020), il settore industriale ha complessivamente perso posti di lavoro. Il terziario invece ha visto dapprima crescere i propri addetti sino al 2011, seguito da una fase altalenante (massimo di occupati nel 2018, minimo nel 2012 e 2013); il dato relativo al 2020 vede nuovamente un decremento rispetto all’anno precedente. Dal 2008 al 2020, la divergenza tra i due trend richiamati ha determinato che la quota di occupazione spiegata dal terziario sia cresciuta di circa 6 punti percentuali, arrivando al 76%, mentre quella dell’industria si contrae in misura sostanzialmente analoga, attestandosi al 21%. Poiché, come noto, l’occupazione femminile è in larga parte concentrata nel terziario, questa dinamica ha anche contribuito a trainare la crescita dell’occupazione femminile (+3,4%), a fronte di una riduzione di quella maschile, rafforzando quindi il processo di femminilizzazione dell’occupazione regionale. Il tasso di femminilizzazione degli occupati, che era già tra i più elevati nel panorama italiano, passa infatti in questo lasso di tempo dal 43,2%, al 47,0%. A quanto illustrato, sempre nel periodo dal 2008 al 2020 si deve poi aggiungere che alla crescita del lavoro alle dipendenze fa riscontro un rilevante calo dell’occupazione indipendente (-21,9%). Una modificazione importante del mercato del lavoro regionale è invece certamente data dalla minore capacità di occupazione del settore pubblico.

In questo caso, infatti, le politiche di contenimento della spesa pubblica hanno sensibilmente ridotto i fabbisogni occupazionali, diretti ed indiretti, del comparto pubblico, sia attraverso il contenimento del turnover, sia attraverso norme di natura amministrativa e finanziaria. Si ricorda in proposito che tra il 2008 ed il 2011, il complesso dell’occupazione dipendente dell’Amministrazione regionale e degli enti locali della Valle d’Aosta (Comuni e Comunità montane) si è sensibilmente contratto (-6,9%), oltre al fatto sufficientemente noto che la pubblica amministrazione ha ridotto il ricorso all’utilizzo di lavoratori con contratto di diritto privato. I dati di maggiore novità riguardano però la scomposizione dei trend occupazionali per genere e l’aspetto della crescita dell’offerta di lavoro entro un quadro di volumi occupazionali tendenzialmente decrescenti ed a fronte di un irrigidimento delle uscite generazionali.

Rispetto al primo punto possiamo con tranquillità affermare che le dinamiche dell’ultimo quinquennio hanno portato a ridurre le diseguaglianze di genere, aspetto questo ultimo che va valutato ovviamente in termini positivi, ma cioè avvenuto a scapito del fatto che la crisi ha avuto un carattere prettamente maschile. Gli uomini registrano, infatti, un peggioramento per tutti gli indicatori; inoltre, si può osservare che la perdita dei posti di lavoro è spiegata completamente dalla componente maschile, così come circa due terzi della crescita della disoccupazione.

Per la prima volta dal 2004, nel 2012 il tasso di disoccupazione maschile ha superato quello femminile e tale tendenza perdura sino al 2017. Nel 2020 il tasso di disoccupazione femminile è pari a 5,5% e quello maschile è pari a 6,2%.  

 

 

Bruno Albertinelli

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