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AMBIENTE | 01 agosto 2020, 17:10

La visita del Ministro Costa al Parco Nazionale del Gran Paradiso

Chatrian ‘L’ambiente, visto nei suoi molteplici elementi, quali aria, acqua, suolo, natura e paesaggio, rappresenta una risorsa fondamentale per la Valle d’Aosta; la sua tutela e valorizzazione è, pertanto, presupposto e motore di sviluppo in numerosi settori tra i quali il turismo e l’agricoltura’

L'Assessore all’Ambiente, Risorse naturali e Corpo forestale, Albert Chatrian, ed il  Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare, Sergio Costa

L'Assessore all’Ambiente, Risorse naturali e Corpo forestale, Albert Chatrian, ed il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare, Sergio Costa

Prima alcune note informative sul Parco: con un’estensione territoriale di poco superiore all’1% di quella nazionale, la Valle d’Aosta vanta un’incredibile varietà di specie animali e vegetali. Il territorio regionale La Regione ospita il 40% delle piante superiori presenti in Italia, 43 Habitat di interesse comunitario, di cui 13 prioritari, 46 specie animali e 10 specie vegetali citate nella Direttiva Habitat, 45 specie di libellule, pari al 48% delle specie italiane e 26 specie di uccelli elencati negli allegati alla Direttiva Uccelli, ben rappresentati non solo nelle Zone di Protezione Speciale ma in gran parte del territorio regionale.

 

Questa biodiversità trova la sua massima espressione nel sistema delle aree naturali protette che vede, accanto al Parco Nazionale Gran Paradiso, il Parco naturale Mont Avic e dieci riserve regionali. La rete Natura 2000 conta 30 siti e porta la percentuale di territorio tutelato al 30,4%, fra le più alte d’Italia.

Poi le considerazione dell’assessore all’Ambiente Alberto Chatrian: “Il territorio alpino presenta tuttavia molteplici fragilità che si stanno via via enfatizzando per gli effetti indotti dal cambiamento climatico, con aumenti di temperatura particolarmente marcati, proprio in corrispondenza dell’arco alpino, ben superiori alle medie europee. "Necessitano dunque politiche di gestione attive e attente in grado di dare risposte alle problematiche che ne derivano, nonché ai bisogni delle popolazioni che in questi contesti vivono e che qui devono sviluppare le proprie attività".  

La maggiore vulnerabilità dei territori di montagna, va considerata con particolare riguardo al sistema delle risorse idriche, agli impatti degli eventi di natura idraulica e geologica con conseguenti disagi per la popolazione in generale, ed effetti negativi sulle attività economiche”.

Dati e concetti sono stati il filo conduttore dell’incontro tra il Ministro Cosa e l’assessore regionale Albert Chatrian, in occasione della visita del Ministro al Parco Nazionale del Gran Paradiso.

“L’assetto economico e sociale della Regione – ha precisato Chatrian - fa si che non siano presenti sul territorio installazioni industriali in numero e con caratteristiche tali da indurre significative pressioni, parimenti l’assenza di coltivazioni e allevamenti intesivi fa si che non siano presenti fenomeni di inquinamento legati ad esempio alla presenza di nitrati, pesticidi, PFAS in concentrazioni significative. I risultati ottenuti nel contenimento dell’inquinamento sono anche il risultato dell’adozione di leggi e pianificazioni di settore”.

 

Già dal 1991, la nostra Regione ha introdotto l’obbligo della valutazione di impatto ambientale (VIA) sul suo territorio. La peculiarità della norma regionale, che l’ha resa per anni unica in Italia, è stata l’obbligo di sottoporre ad un’analisi di impatto ambientale alcuni strumenti di programmazione, come il piano energetico, dei trasporti, delle attività estrattive ecc, e, soprattutto, tutti gli strumenti di pianificazione territoriale comunale, anticipando di fatto quello che sarebbe poi stato introdotto nella normativa regionale con il termine di valutazione ambientale strategica (VAS).

 

Meritano una citazione il Piano Aria, innanzitutto, approvato dapprima nel 2007 e successivamente aggiornato nel 2016 e il Piano Energetico Ambientale Regionale, attualmente in corso di revisione.

 

La qualità dell’aria che un decennio fa presentava alcune criticità legate alla concentrazione delle polveri, grazie a politiche di incentivazione al rinnovo del parco auto e all’efficientamento energetico degli edifici hanno consentito una progressiva e graduale riduzione della concentrazione degli inquinanti.

Chatrian ha ricordato che da un punto di vista economico, i boschi della regione rappresentano un patrimonio di circa 17 milioni di metri cubi di legname; le utilizzazioni medie annue sono modeste a causa dell’orografia del territorio e della bassa fertilità, uniti a costi di utilizzazione molto elevati. Dal punto di vista dell’assetto gestionale tutti i boschi pubblici, circa il 40% delle foreste valdostane, sono, sin dagli anni ‘70, dotati di Piano di assestamento.

“Al fine di incentivare lo sviluppo della filiera forestale locale, sia per migliorare la multifunzionalità offerta dai nostri boschi, sia per creare occasioni occupazionali – ha precisato - è in corso un ampio e articolato progetto strategico di  valorizzazione del settore.

In una regione alpina ed, in particolare, nella Valle d’Aosta le problematiche legate al dissesto geologico rappresentano uno dei temi principali per i gestori del territorio. Nella nostra piccola regione, che rappresenta comunque un concentrato di situazioni e dinamiche geologiche ed idrogeologiche, la presenza umana ha dovuto confrontarsi negli ultimi 30 anni ad eventi estremi (alluvioni, frane, valanghe, crolli glaciali), con cui ha dovuto imparare a convivere.

Ma “il percorso di contrasto al dissesto è stato negli ultimi 30 anni virtuoso, sviluppando un’esperienza importante, che ha portato alla caratterizzazione ed alla riclassificazione del territorio, al recupero ed alla costruzione continua della memoria del dissesto (portale dissesti) ed ad un impegno umano e finanziario importante per la realizzazione di interventi strutturali di difesa idrogeologica”.

Poi un rifermento alla questioni lupi: “Purtroppo si registrano anche situazioni critiche determinate dal moltiplicarsi di episodi, puntualmente documentati, con lupi che entrano nei paesi, che si avvicinano alle persone, anche in orari diurni, determinando situazioni di allarme.

Al fine di favorire la convivenza del lupo con l’allevamento tradizionale di montagna, la regione in questi anni ha compiuto sforzi particolari per sostenere il risarcimento dei danni e l’attuazione delle misure preventive. Inoltre, la Valle d’Aosta è coinvolta come partner ufficiale nel LIFE WOLFALPS-EU, per il periodo 2020-2024, proprio al fine di ricercare, in sinergia con tutti i Paesi dell’arco alpino, le migliori strategie gestionali per un’efficace convivenza del predatore con l’uomo”.

Infine un giusto riconoscimento al lavoro del Corpo Forestale che, come ha ricordato l’assessore è incardinato all’interno dell’Assessorato Ambiente e Risorse Naturali, è specializzato nella difesa del patrimonio agro-forestale, nella tutela dell’ambiente, del paesaggio e dell’ecosistema, e concorre nell’espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica nonché del controllo del territorio con particolare riferimento alle aree rurali e montane. E’ dotato di uno specifico ufficio di Vigilanza ambientale che si avvale di ARPA Valle d’Aosta per il supporto tecnico”.

Il Corpo forestale è presente sul territorio mediante la presenza di 14 Comandi Stazione coordinati dal Comando centrale ed occupa circa 150 unità, tra personale in divisa e personale tecnico/amministrativo. Tra le molteplici competenze, oltre al monitoraggio faunistico, rientrano il supporto alle attività selvicolturali, l’attività di monitoraggio e controllo degli ecosistemi forestali, l’applicazione del vincolo idrogeologico (oltre l’80% del territorio regionale ricade nella fascia di pericolosità media o elevata di rischio) ai sensi del RDL 3267/23 e l’applicazione della CITES.

red. pol.

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