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ECONOMIA | 18 maggio 2020, 09:53

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Finalmente il decreto contempla il fondo perduto

PRUDENZA IL CORONAVIRUS E' IN AGGUATO - Le risorse economiche dovrebbero essere distribuite con una strategia di base, con un filo logico che consideri quali sono gli obiettivi, e soprattutto dovrebbero essere utilizzate per produrre meglio, per competere meglio, per essere più produttivi

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Finalmente il decreto contempla il fondo perduto

Il Cdm ha approvato la manovra da 55 miliardi per la ripartenza. Accordo governo-Regioni per la Cassa integrazione veloce e assegno dall'Inps. Ci saranno 15-16 miliardi per le aziende, 3,25 miliardi alla sanità, 1,4 miliardi a Università e ricerca, 2 miliardi per il turismo. Questa l’estrema sintesi della televendita andata in onda a reti unificate mercoledì scorso. Cerchiamo di capire se il mega decreto, oltre 500 pagine, è fedele al proprio nome “Rilancio”.

I provvedimenti a sostegno delle imprese hanno per lo più la funzione di mettere in sicurezza l’economia e i tempi di attuazione sembrano lunghissimi rispetto alle urgenti necessità delle imprese. Mancano azioni vere per il rilancio del Paese. Le risorse economiche dovrebbero essere distribuite con una strategia di base, con un filo logico che consideri quali sono gli obiettivi, e soprattutto dovrebbero essere utilizzate per produrre meglio, per competere meglio, per essere più produttivi. Invece nel decreto ci sono troppi provvedimenti, alcuni non necessariamente utili in questo momento, distribuiti a pioggia senza un apparente criterio.

Finalmente il decreto contempla il fondo perduto, se pur con un ritardo di almeno un paio di mesi rispetto ad altri paesi dell’eurozona. Come accade per molte televendite non è tutto oro ciò che luccica. Stabilito che il contributo è destinato alle imprese con ricavi non superiori a 5 milioni sarebbe stato saggio semplificare il tutto valorizzando un importo medio da attribuire alle aziende beneficiarie.

Al contrario e al solito mi toccherà professionalmente affrontare l’ennesimo meccanismo fatto di confronto tra fatturati, proporzioni, percentuali e sanzioni in caso di dati non corrispondenti alla realtà. Si è scelto di applicare la logica per la quale siccome nella platea dei possibili beneficiari vi sono aziende decotte o comunque non destinate ad avere un futuro si vuole fare “selezione” nell’illusione che così solo le aziende virtuose possano beneficiare del contributo a fondo perso. Procedure così complicate non garantiscono affatto tale risultato. Creano solo incertezza, aprono a contenziosi e richiedono tempi di realizzazione inevitabilmente lunghi.

I bene informati mi assicurano che anche tra le misure a sostegno delle attività economiche che la Regione Valle d’Aosta si accinge ad approvare sono previsti contributi a fondo perduto. Dopo la Caporetto dei 400 euro di cui all’articolo 5 della L.R. 5/2020, mi permetto un avviso ai naviganti, sempre nel massimo rispetto e con l’intento di essere propositivo. Considerato che dal mese di marzo ci troviamo coinvolti in una crisi di cassa senza precedenti, abbiamo disperato bisogno di un criterio di assegnazione dei fondi semplice lineare e rapido.

Mentre la nostra Regione è alle prese con i nuovi provvedimenti economici, il Governo lavora alla stesura definitiva del decreto Rilancio. Alla luce di questo fervore legislativo, voglio esagerare rispolverando l’antico invito, peraltro ormai sempre più difficile da rispettare, rivolto a tutti i giuristi a evitare di speculare sul testo normativo quando questo non presenta ambiguità: “In claris non fit interpretatio”.

In un mondo in cui ci si prospetta la triste eventualità di interrogarci su chi siano i nostri “congiunti”, anche le nostre certezze più solide vacillano sotto i colpi di un Legislatore sempre più ipertrofico che adopera il lessico quotidiano e professionale in modo quanto meno ambiguo. Non voglio fare della facile ironia e mi rendo conto che, in momenti di emergenza, può accadere che il testo ufficiale dei provvedimenti normativi contenga termini messi lì all’ultimo momento o finiti non proprio al posto giusto. Tuttavia, le parole un significato ce l’hanno e da questo occorre partire, se vogliamo che le leggi abbiano un senso. Pertanto fatturato, ricavi e redditi non sono sinonimi ed il lavoratore autonomo non può essere confuso con il socio di una società nemmeno se questa fosse unipersonale.

Tornando al “decretone” da 55 miliardi, qualcuno correttamente l’ha paragonato a due Finanziarie. Visto l’impegno profuso, le risorse messe in campo, non era possibile sfruttare l’occasione per avviare una delle riforme che il Paese attende da anni?

Per esempio perché non iniziare a lavorare ad una revisione strutturale ed organica del nostro sistema fiscale ( scusate sono di parte). Purtroppo, in ambito tributario, ci si è limitati ad eliminare il versamento del saldo IRAP 2019 e della prima rata dell’acconto. Il tutto condito da un corollario fatto di crediti di imposta e dal solito rinvio dei versamenti dei mesi di marzo, aprile e maggio. Ma come funziona e cos’è l’IRAP? E’ l’imposta regionale sulle attività produttive il cui gettito va per il 90% alle Regioni.

Interessante, lo Stato di tutte le imposte che incassa, ha rinunciato solo a quella destinata alle regioni. Non mi faccio tentare da volgari battute e mi limito a scrivere che è facile offrire la cena con il portafogli degli altri. Al di là di questi ragionamenti da commercialista, rimane il fatto che il 30 giugno sono in scadenza IRPEF e IRES. Mi domando con quali risorse aziende chiuse per decreto da mesi potranno far fronte al loro pagamento.

Nelle oltre 500 pagine non mancano provvedimenti che fanno o dovrebbero far discutere. Ve ne racconto due. Il primo, rispetto al quale molti sono stati i mugugni, anche dentro il governo, riguarda l’Alitalia. Trattasi di uno stanziamento che non solo è l’ennesimo di una lunga serie, ma che con i suoi tre miliardi è doppio rispetto a quello per la scuola, di fatto uguale a quello messo in campo per la sanità.

Il secondo, non me ne vogliano i ciclisti, è il bonus per l’acquisto di monopattini elettrici e per l’appunto di biciclette. Ragionando su entrambi, ritengo che in un momento così delicato, ovvio per ragioni diverse, se ne poteva fare serenamente a meno. Insomma dopo il covid avremo ancora la compagnia di bandiera ed andremo tutti in bicicletta, ma le nostre aziende ed il Made in Italy ci saranno ancora?

Un’ultima analisi la dedico alla regolarizzazione di braccianti colf e badanti. Non ne discuto il contenuto ma il presupposto. Questo provvedimento, come i recenti “reddito di cittadinanza” e “quota cento” si basa sull’illusione che si possano creare posti di lavoro tramite decreto. Proprio le sorti dei due provvedimenti del governo gialloverde testimoniano che per creare occupazione ci vogliono aziende e imprenditori. Pertanto l’unica ricetta sta nell’adottare norme che supportino le aziende e generino le condizioni per nuove assunzioni e nuovi contratti. Soluzioni peraltro assenti nel “decretone”. Come mancano del tutto misure a sostegno dell’Automotive, settore cha dà lavoro a 250.000 addetti, il 7% dell'occupazione dell'intero settore manifatturiero.

Concludo con la consueta incursione negli “affari” di casa nostra. La Valle d’Aosta sta riscoprendo la politica. Anche questa settimana è stato battezzato un nuovo partito. Circola la battuta che ci siano più partiti che elettori. Affermazione che approvo perché fino a ieri si diceva che c’erano più commercialisti che partite IVA.

Tornando seri, il fenomeno richiede una riflessione soprattutto perché il nuovo che avanza ha messo esplicitamente nel mirino chi la politica la frequenta da anni. In generale valuto positivamente il fatto che ci siano nuovi interlocutori che hanno l’ambizione di rompere con il passato e sono desiderosi di portare cambiamenti, al tempo stesso devo essere realista e scrivere che se si vuole giocare questa partita da soli l’impresa diventa titanica se non impossibile.

Apprezzo il coraggio di chi si è assunto la responsabilità di scendere in capo, però la temerarietà da sola non garantisce il risultato. Mi viene in mente Henry Ford quando disse: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”. 

La politica “tradizionale” esprime, almeno tra le fila dell’opposizione mi par di capire, partiti che hanno idee e progetti affini ai neonati movimenti, pertanto perché non aprire un dialogo e giocare di squadra? Come qualcuno ha detto: ai posteri l’ardua sentenza.

Paolo Laurencet

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